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Diventare guerrieri sani: come affrontare il Parkinson e come riconquistare la nostra salute

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Diventare guerrieri sani: come affrontare il Parkinson e come riconquistare la nostra salute
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Come non abbandonarsi alla malattia del Parkinson? In questo estratto dal libro "Parkinson, un metodo per curare i sintomi e riconquistare una buona salute" di Alex Kerten e David Brinn, scopriamo insieme come diventare guerrieri sani


Redazione Scienza e Conoscenza - 30/11/2018

Estratto dal libro "Parkinson, un metodo per curare i sintomi e riconquistare una buona salute" di Alex Kerten e David Brinn

Forse state leggendo questo libro perché voi, o qualcuno a voi vicino, ha sperimentato alcuni sintomi del morbo di Parkinson, come tremori, freezing, perdita di controllo. Quando siete andati dal medico e vi ha visitato, non vi ha certo detto con una risatina e a cuor leggero: «Indovina un po’? Hai il Parkinson, ma non c’è nulla di cui preoccuparsi». Probabilmente, invece, vi ha fatto sedere e, con una voce cupa e un fare comprensivo, vi ha detto: «Mi spiace doverle dire che lei ha il morbo di Parkinson. È una malattia degenerativa e i suoi sintomi andranno peggiorando nel tempo. Certo, abbiamo farmaci che rallentano il processo, ma dev’essere informato del fatto che hanno effetti collaterali». Quella prognosi, abbastanza legittimamente, suona come una condanna a morte, un copione già scritto che termina in tragedia. Quale potrà mai essere la reazione naturale quando si riceve una tale diagnosi? I malati tornano a casa, cercano Parkinson su Google e vengono bombardati da informazioni inquietanti, foto e video deprimenti di persone sofferenti e di come appaiono e si comportano. «Sto andando verso tutto questo, ecco cosa succederà». Il copione è ora inciso nella pietra e noi, nel ruolo di attori, iniziamo a recitare il ruolo assegnatoci dall’autorità in camice bianco. Il nostro medico ha scritto Parkinson nella cartella e lo ha impresso nella nostra anima.


 

Parkinson
Un metodo per curare i sintomi e riconquistare una buona salute
€ 14,90

Senza neanche farci caso, ecco che cominciamo a respirare meno ritmicamente, le nostre espressioni facciali divengono più limitate, il linguaggio del corpo si riduce o si blocca e, prima ancora di accorgercene, abbiamo assunto le forme del Parkinson. Il risultato è che abbiamo iniziato a comportarci come una vittima della malattia. La nostra performance è strabiliante, potremmo vincere l’Oscar per il miglior attore con il Parkinson. Quando i sintomi si rendono evidenti, perdiamo velocemente il nostro senso del sé e della fiducia. Ci blocchiamo quando vogliamo dire qualcosa, non vogliamo più uscire e incontrare gente. Abbiamo paura che le persone ci chiedano: «Perché mi guardi così?». Temiamo che se arriva il blocco dei movimenti, rallenteremo la fila alla biglietteria del cinema e verremo presi in giro ederisi. Noi siamo persone sane che hanno perduto il proprio movimento e il proprio ritmo. E ci giudichiamo per questo. Il nostro comportamento è diventato “da Parkinson”. È scritto sul nostro corpo e alimentato dal copione, dalle storie generate dalla nostra mente, che a loro volta producono ormoni nel nostro corpo, costringendoci a comportarci ancor più come vittime della malattia, quali stiamo diventando. Viviamo e respiriamo l’atteggiamento della paura e abbiamo acquisito le abitudini croniche del Parkinson. È dunque tempo, per noi, di dire: «Basta!».

C’è un’alternativa all’atteggiamento della paura, è il sentiero che ci permette di vedere la verità. Non dobbiamo per forza seguire quel copione che ci costringe a entrare nelle forme corporee del Parkinson. Possiamo, invece, imparare a essere “guerrieri del Parkinson” e spezzare le cattive abitudini che si sono formate nel tempo.

 Come guardare il parkinson con occhi diversi

Possiamo dire: «No, non voglio più quel copione, ci sono passato e non fa per me». Ciò significa che ci avviamo a imparare come sentirci meglio, ci avviamo a conoscere il ritmo e lo schema del nostro corpo e a prestare attenzione al linguaggio del corpo e alle espressioni del viso. Cambiando il copione ed eliminando l’atteggiamento della paura, possiamo ritornare in un luogo dove i nostri movimenti naturali dominano i movimenti del Parkinson. Sfortunatamente, ci eravamo abituati a questi ultimi, ma sappiamo anche come non essere in quella posizione. Abbiamo vissuto senza la malattia per molto più tempo che con essa. Anche se è più semplice comportarsi da malato piuttosto che da guerriero sano, con dedizione e la giusta attitudine possiamo superare l’atteggiamento cronico abituale di cui il copione e la malattia ci hanno gravati. Possiamo conquistare un nuovo equilibrio diventando consapevoli del linguaggio del nostro corpo e del modo in cui esso si esprime. Possiamo riporre la nostra fede nei medici o nella religione, ma possiamo anche assumerci la responsabilità e avere un po’ di fede in noi stessi. Siamo noi a conoscerci meglio di chiunque altro, non i dottori. Eppure, non sempre sappiamo di avere que sta capacità, non sempre siamo consapevoli di sapere come “far funzionare” il nostro corpo usando l’arte del movimento. Il movimento e i ritmi del corpo sono il segreto per sentirsi bene e gli elementi di base della vita; il movimento è tutto, nel bene e nel male. Una volta che ne diventiamo coscienti, allora possiamo modificare la nostra relazione con il medico; non saremo più il paziente disperato che cerca una cura miracolosa, ma saremo una persona che ha il controllo della situazione e che ha bisogno di un po’ di aiuto. In quel momento, i farmaci che il medico ci prescriverà saranno efficaci e benefici. Dobbiamo ripetere a noi stessi: «Con il mio aiuto, non sarò più uno schiavo del Parkinson». Allora, accadrà qualcosa di meraviglioso. E ci chiederemo: «Dov’è finita la malattia?». 


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