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L’emozione terapeutica

Neuroscienze e Cervello

L’emozione terapeutica

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L’emozione terapeutica

L’emozione terapeutica è un’emozione indotta dal nostro pensiero razionale capace di modificare la struttura del nostro cervello al fine di restituirci la stessa emozione in termini non più artificiosi ma autentici


Redazione - Scienza e Conoscenza - 10/09/2020

Il seguente articolo è scritto da Flavia Petralia* 

Con le neuroscienze, abbiamo imparato ad attribuire alle emozioni un ruolo determinante per quanto riguarda il processo di modifica della struttura cerebrale. Oggi conosciamo l’impatto che un’emozione può avere sulla codifica di un evento e sulle conseguenze legate alla qualità della nostra vita.

Volendo chiarire il concetto, potremmo descrivere una situazione vissuta come stressante che viene elaborata negativamente, fino a diventare una fobia. Possiamo portare un esempio che nell’arco di una vita può verificarsi, ma che ha dei risvolti totalmente diversi da individuo a individuo, come il cibo che accidentalmente va, per così dire, di traverso. Nella maggior parte dei casi, questo episodio si risolve in un brutto spavento, eppure, su determinati soggetti può causare un raro disturbo chiamato anginofobia, ovvero: “paura di soffocare”, con la conseguente modifica del proprio stile alimentare e una persistente sensazione d’ansia durante i pasti.

Questa fobia cambia radicalmente le abitudini di chi la subisce che sarà portato a condizionare ogni aspetto della propria vita in conseguenza a questo disturbo. Nell’evento traumatico, infatti, la nostra emozione corrispondente alla paura, ha giocato un ruolo determinante nella codifica di ciò che stava accadendo e ha scatenato un cambiamento dei nostri pensieri riguardo al cibo, trasformandolo da momento di piacere a condizione di pericolo.

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Ma se a scatenare questo processo è stata un’emozione forte come la paura, un’altra emozione, di natura opposta potrebbe, dunque, ripristinare la normalità desiderata.

Riporto il caso di una ragazza affetta da questo disturbo che mentre mangiava ha sentito la sensazione del soffocamento (non reale, ma causato dalla fobia con cui conviveva da tempo). Presa dal panico, corse dallo zio sostenendo di stare soffocando. Lo zio iniziò a ridere e spiegò alla nipote che non era possibile soffocare e poter nel contempo parlare e respirare. La risata dello zio e il suo minimizzare l’evento, ha causato nella ragazza una reazione a specchio**, innescando in lei lo stesso divertimento dello zio. Da quel momento, il disturbo non si è più presentato.

È possibile dire che l’emozione della paura è stata sostituita con un più efficiente stato di scherno.

Le emozioni possono dunque innescare paure terrificanti ma, allo stesso modo, possono liberarcene.

Volendo semplificare il processo che nasce con l’emozione scatenante per arrivare alla fobia, potremmo ricorrere a questo schematico modello: 

emozione scatenante

                  |

pensiero negativo conseguente

                  |

emozioni negative

                  |

modifica struttura cerebrale

                  |

              fobia

 

Per ottenere un risultato in chiave positiva, dobbiamo modificare il processo: 

pensiero indotto

|

emozione terapeutica

|

modifica struttura cerebrale

             |

emozione autentica

 

L’emozione scatenante, come la paura, genera dunque una distorsione del nostro pensiero che crea emozioni negative capaci di modificare della nostra struttura cerebrale, generando così la fobia.

Eseguendo questo procedimento al contrario, useremo il pensiero indotto, per generare un’emozione positiva che giorno dopo giorno, creerà una modifica nella nostra struttura cerebrale restituendoci lo stato desiderato in termini di emozioni spontanee.

Riconoscere l’emozione terapeutica

L’aspetto chiave per iniziare questo procedimento di “ricostruzione” è dato dal riconoscimento dell’emozione terapeutica. È facile credere che se una fobia è stata causata da una forte paura, potremmo identificare nel suo opposto la possibile soluzione.
L’opposto della paura è rinomatamente il coraggio. In realtà l’individuazione dell’emozione terapeutica richiede un procedimento più complesso. Infatti, dobbiamo ricordare che la paura è stata la conseguenza ovvia del soffocamento, ma a creare la fobia non è stato l’inevitabile spavento, ma il nostro continuo pensiero riguardo alla possibilità che quell’evento possa verificarsi nuovamente.

Questa possibilità ha innescato una profonda sfiducia in noi stessi e nel comune atto della deglutizione. Detto ciò, è probabile che l’emozione terapeutica si possa individuare nella riconquista, attraverso il pensiero indotto, di una “profonda fiducia” verso noi stessi e verso quello che il nostro corpo è capace di fare anche senza il nostro razionale controllo.

Ad ogni stato emotivo, corrisponde un’azione coerente che si traduce in termini di cambiamento per la nostra qualità della vita.

Una volta riusciti ad individuare quali emozioni possono portarci il nostro beneficio personale, bisogna, quindi, imparare ad indurle attraverso il pensiero razionale e mantenerle nella nostra quotidianità fino alla percezione di un reale cambiamento.

L’emozione terapeutica è, dunque, un’emozione indotta dal nostro pensiero razionale capace di modificare la struttura del nostro cervello al fine di restituirci la stessa emozione in termini non più artificiosi ma autentici.



*Flavia Petralia
È una Life & Business Coach.
Laureata in comunicazione con un Master in Coaching Evolutivo, pubblica nel 2017: Yakamoz, romanzo di crescita personale in chiave fantasy e redige articoli di attualità per la testata giornalistica: La spia. Nel 2020 pubblica il magazine-book: Successo e Neurocoaching incentrato sul trait d’union filosofico, scientifico ed esperienziale. 

**I Neuroni specchio scoperti dal neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, sono una classe di neuroni che si attiva selettivamente generando, per empatia, una reazione uguale a quella del soggetto osservato.


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La redazione di Scienza e Conoscenza è composta da giornalisti e responsabili di collana che collaborano con autori e ricercatori esperti nei campi della Medicina Integrata, della Consapevolezza e della Fisica Quantistica.    Leggi la biografia

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