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Fabiola Gianotti: “la signora in rosso della scienza"


Emanuele Cangini - 01/01/2016

Senza dubbio, c’è da rimanere spiazzati, in sospeso, a cavallo di quelle sensazioni non precisamente definibili, un misto di stupore e incredulità: in effetti, vederla sfrecciare sui muletti portapersone nelle gallerie del CERN, con tanto di casco antinfortunistico e quell’aria da eterna adolescente, contrasta ampiamente con il quadro che poi ce ne facciamo quando la ammiriamo indossare quei tailleur rossi, di quel rosso che ama tanto, con impeccabile, disinvolta, composta sobrietà. Avrete senza dubbio inteso a chi io stia alludendo ma, a scanso di equivoci, ecco risolto l’arcano: Fabiola Gianotti (Roma, 29 ottobre 1960), sì proprio lei, definita simpaticamente la “signora della scienza”, Direttore generale del CERN di Ginevra dal 4 novembre 2014, prima donna in assoluto a ricevere tale investitura (prima di lei il CERN aveva già visto altri due italiani come direttori, Edoardo Amaldi, prima, Carlo Rubbia, poi).


Sulle orme di Marie Curie
Un amore antico per la fisica il suo, che risale agli anni della spensieratezza studentesca, proprio gli anni nei quali, tra le lezioni di pianoforte al Conservatorio, le capitò per le mani un libro sulla biografia di Marie Curie: da quel preciso momento la strada della sua vita combaciò con la strada della fisica, in una sovrapposizione di destini davvero singolare. Laureatasi nel 1984, con indirizzo subnucleare presso l’Università statale di Milano, sostenne nell’anno medesimo un dottorato di ricerca attinente alla materia delle particelle elementari. Il 1987 fu l’anno che la vide esordire ufficialmente come ricercatrice, in équipe con una squadra appositamente istituita, presso il CERN di Ginevra, focalizzando la propria procedura di indagine su diversi esperimenti, in particolare l’UA2 (acronimo che identifica la sigla di un esperimento) condotto presso il Super Proton Synchrotron (acceleratore di particelle sottostante il CERN della circonferenza di quasi 7 km).


Nasce l’esperimento ATLAS: la prima “osservazione” del bosone di Higgs
Dal 1992 aderisce all’esperimento ATLAS (acronimo che indica il nome di uno dei sei rivelatori di particelle costruiti per l’LHC), una ricerca davvero mastodontica che si caratterizza per la presenza di più di 3.000 ricercatori interconnessi: il più grande esperimento scientifico mai collaudato. Come rappresentante del succitato rivelatore di particelle, nel 2012, il 4 di luglio per l’esattezza, annuncia in sede ufficiale la prima “osservazione” in fase sperimentale di una particella compatibile con il tanto decantato bosone di Higgs (bosone fondamentale associato al campo di Higgs responsabile, secondo quanto asserito dai teorici, della solidità dell’universo sperimentato, essendo per sua natura il responsabile dell’atto del “conferire” massa alle particelle elementari). Interessante questa sua riflessione in riferimento alla scoperta della particella bosonica:
 «Il meccanismo di Higgs entrò in azione dopo un centesimo di miliardesimo di secondo dalla esplosione del Big Bang e diede massa ad alcune particelle lasciandone altre senza massa. Dal Modello Standard, che è l’insieme delle nostre conoscenze che finora meglio descrivono la composizione della materia e le forze che fanno interagire le particelle, sapevamo che ci sono particelle come il fotone che non hanno massa ma sono pura energia e viaggiano alla velocità della luce e altre invece che hanno massa. La ragione era un mistero. Adesso abbiamo capito che questo fatto dipendeva dalle differenti interazioni che queste particelle avevano con il bosone».
Come già Rita Levi Montalcini è stata, pure Fabiola è membro del comitato consultivo dell’Accademia dei Lincei e professore con riconoscimento onorario presso la Università di Edimburgo.

Scienza e fede: l’estetica della fisica e il Cantico delle Creature
La Gianotti si è anche espressa pubblicamente in materia di rapporti tra fede e scienza, partendo dalla propria condizione di ricercatrice, nella quale, come da lei stessa sostenuto, ha saputo scorgere in quella “elegante e complessa semplicità della natura” un proprio personale avvicinarsi all’idea di una “mente intelligente ordinatrice”. Secondo la scienziata italiana, scienza e fede devono rimanere su strade distinte, nelle cui direzioni si modellano atteggiamenti diversi ma non necessariamente antitetici. Insomma, l’una non esclude l’altra, pur nella netta distinzione degli ambiti di competenza, che non in assoluto impongono un contrasto ideologico insanabile.
«Non sarà la fisica a dimostrare o meno l’esistenza di Dio», afferma Fabiola, in replica alle sottili provocazioni dei cronisti che amano vederla destreggiarsi, da abile equilibrista, tra i fuochi degli spregiudicati predicatori, e dei disillusi diffidenti.
La fisica rimanga alla fisica dunque, la religione alla religione.
Non esistono contraddizioni, se non dove si voglia necessariamente concepirle.
Il concetto di estetica della fisica, promulgato dalla Gianotti, si fonde con il concetto di bellezza francescano del “creato”: la semplicità delle equazioni descrittive del Modello standard sposa la semplicità della vocazione altruistica del frate umbro. L’atteggiamento della scienziata di fronte ai misteri della scienza trova perfetto riscontro nell’atteggiamento di san Francesco nei confronti del Dio creatore: semplicità meravigliosamente espressa nel Cantico delle creature, semplicità meravigliosamente delineata nelle equazioni standard dei modelli fondamentali.



Emanuele Cangini
Emanuele Cangini nasce a Modena, dove frequenta una scuola ai indirizzo tecnico e a seguire l'Università presso la facoltà di Ingegneria... Leggi la biografia
Emanuele Cangini nasce a Modena, dove frequenta una scuola ai indirizzo tecnico e a seguire l'Università presso la facoltà di Ingegneria Meccanica.È curatore e revisore di testi per Macro Edizioni, e per la rivista Scienza e Conoscenza nonchè giornalista divulgativo e critico letterario, relatore e conferenziere. Accanito lettore, da sempre... Leggi la biografia

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