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Terapia Craniosacrale, l'esperienza del terapeuta Mike Boxhall

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Elsa Masetti - 01/01/2016

Quando ho incontrato Mike Boxhall ero una delle poche, nel gruppo, con poca esperienza di bodywork e ancor meno di craniosacrale. Nel momento in cui le mani hanno preso contatto con la testa del “mio primo cliente”, ho avvertito in pieno tutta l’insicurezza di chi ha toccato, così delicatamente, al massimo la testa di un figlio neonato o quella dell’amato. Avrei potuto procedere così, mi sono detta. Poi improvvisamente ho assistito all’abbandono, anche di quell’esperienza, lasciando che fosse l’insicurezza a guidare, il semplice non-so. Quella testa “si apriva” in modo impercettibile, come un finissimo ventaglio, per tornare a richiudersi in un movimento ondivago di lieve risacca. Le ossa stavano respirando. Di questo tuttavia Mike, quella mattina, non aveva fatto parola. In fondo ero partecipe di un seminario dal titolo: “La benedizione dell’insicurezza”. Posso dire ora, con cognizione, che la benedizione, quando accettata, è la più alta forma di riconoscimento e cura. Non fa eccezione quella dell’insicurezza.

Sei stato principalmente un terapista e un formatore di craniosacrale, uno dei migliori a livello mondiale, a quanto sono venuta a sapere. Poi hai avuto alcune intuizioni che ti hanno aperto a un nuovo modo di insegnare. Cosa insegni ora? Cosa sono per te la salute e la guarigione?
Quando ho iniziato a insegnare pubblicizzavo i miei corsi come Terapia Craniosacrale Avanzata, per professionisti esperti. A poco a poco, nel corso degli anni, mi sono reso conto di certi limiti e mi sentivo sempre più riluttante a legarmi a una sorta di elitarismo, dovendo a tutti i costi proteggere una differenza e, in un certo senso, una superiorità.
Il modo in cui il lavoro ora, si concentra molto meno nell’aggiungere nuove cose all’arsenale, piuttosto si focalizza su “da dove veniamo in noi stessi, quando facciamo ciò che facciamo”.
Un nuovo modo di dirlo si è evoluto: la terapia craniosacrale al suo nucleo è un viaggio compiuto in compagnia di due o più persone a un livello dell’essere dove non c'è patologia.
Il movimento è stato quello di cedere parte della tirannia del maschile – del cervello sinistro, concettuale, intellettuale – in favore di un avanzamento del femminile che riceve senza giudizio, dal cuore.
Gli effetti sono stati molto profondi, giacché le persone hanno trovato pace scoprendo che, alla loro essenza, stanno bene e che i problemi o i traumi che le hanno rese reattive per, eventualmente, molti anni, non sono in realtà causati da questo momento, ma dall’essere ostinatamente aggrappate a essi, limitando così la loro capacità di vedere ciò che è davvero qui.
Io chiamo questo bagaglio "esperienze di vita non digerite" e il compito non sta nel ricercare la colpa, la responsabilità, ma di portare alla consapevolezza la nostra complicità nella sofferenza che ne deriva. Questa consapevolezza ci restituisce potere personale, cessando di essere delle vittime.
Il corpo è un prezioso deposito di memorie, che si rivelano in sensazioni e sentimenti capaci di esprimersi quando le condizioni sono tali da poter sviluppare una forte fiducia, dove la storia può essere raccontata e ascoltata senza giudizio e analisi. Semplicemente ricevuta.
Essere ascoltati è essere curati. Essere ascoltati profondamente è essere profondamente guariti. In termini generali, le limitazioni create da parole e concetti intellettuali sono accantonate, ma alle immagini e alle sensazioni che possono sorgere è permesso di fare il lavoro che le immagini e le sensazioni fanno. Non c'è interpretazione.

 

Ecco le altre domande a cui risponde Mike Boxhall nell'articolo integrale:

  • Parli spesso di riabilitazione del principio femminile. Che cosa intendi e qual è il ruolo del corpo in tale riabilitazione?
    E quindi rimani povero d’energia per tutto il buono che rimane?
  • A proposito della risonanza morfica e i campi morfogenetici, scoperti dal biologo Rupert Shaldrake, a congruente sostegno, ora, di alcune pratiche nell’area incrociata tra scienza, spirito e professione di aiuto, a partire dalle costellazioni familiari… In che modo interagiscono con il tuo insegnamento, se lo fanno, e quale è la tua esperienza in proposito?
  • Per venire incontro al lettore, che magari ha varie idee sul significato di quiete, qual è quello che tu gli attribuisci?
  • Che cosa fai per impartire il tuo insegnamento, come prende forma la modalità per passarlo agli altri?
  • Quello che mi ha portato a conoscere il tuo insegnamento, dalle poche informazioni che avevo ricevuto, è che lavori, in particolare, sulla relazione operatore-cliente, includendo appunto, il tocco. È così?
  • E quindi le persone che si avvicinano a te, prendiamo il mio esempio, con il desiderio di ampliare la capacità di essere con il cliente – includendo il mezzo del tocco – e magari di sentirsi rassicurati e in un certo senso supervisionati, che cosa trovano?

Elsa Masetti
La sua ricerca nel campo delle relazioni interpersonali e intime è iniziata molto presto, insieme alla consapevolezza giovanile di un disagio e di... Leggi la biografia
La sua ricerca nel campo delle relazioni interpersonali e intime è iniziata molto presto, insieme alla consapevolezza giovanile di un disagio e di una sofferenza profonda legati a una mancanza di autenticità e di reale e sincera esposizione al vero.Le relazioni sono allora diventate per lei un terreno di conoscenza di sé che le ha permesso di... Leggi la biografia

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