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Differenze di genere nelle risposte all'intenzione


Lynne McTaggart - 01/01/2016

Tratto da Scienza e Conoscenza n.24.

Il preside della facoltà di ingegneria Robert Jahn e la sua collega Brenda Dunne, erano curiosi di verificare se esistessero differenze legate al genere relativamente agli effetti della mente sui loro generatori di eventi casuali. Dopo avere accumulato centinaia di migliaia di prove, Dunne analizzò il database per vedere se i risultati fossero diversi a seconda del genere.
Quando separò i risultati dei test eseguiti dagli uomini, da quelli delle donne, scoprì che nell’insieme gli uomini erano più abili nel far fare alla macchina quello che volevano che facesse, benché complessivamente il loro effetto fosse più debole di quello prodotto dalle donne. Le donne, invece, producevano un effetto complessivo più potente sulle macchine, ma non necessariamente nella direzione desiderata.
Dopo avere esaminato duecentosettanta database presentati da centotrentacinque operatori nel corso di nove esperimenti eseguiti tra il 1979 e il 1993, Dunne scoprì che gli uomini riuscivano a far fare alla macchina quello che volevano, sia che si trattasse di far uscire “testa” che “croce”, mentre le donne riuscivano a influenzare la macchina perché uscisse “testa”, ma non “croce”. Di fatto, la maggior parte dei loro tentativi di indurre la macchina a produrre “croce” falliva. Sebbene la macchina deviasse dal caso, tendeva a farlo nell’esatta direzione opposta a quella desiderata.
A volte le donne producevano risultati migliori quando non si concentravano esclusivamente sulla macchina ma facevano anche altre cose, mentre una rigorosa concentrazione era vitale per il successo degli uomini.
Questo può fornire una prova subatomica del fatto che le donne sono più abili nell’eseguire più compiti simultaneamente, mentre gli uomini sono più capaci a mantenere una focalizzazione concentrata. È del tutto possibile che, in qualche modo estremamente sottile, gli uomini abbiano un impatto più diretto sul loro mondo, mentre le donne hanno un impatto più profondo. Le prove dimostrano anche che uomini e donne rispondono in modo diverso alle energie “esterne”, come l’effetto del sole sull’attività geomagnetica.
Il neuroscienziato Michael Persinger della Laurentian University in Canada ha fatto questa scoperta dopo avere confrontato un database di esperienze paranormali con l’attività geomagnetica e analizzato i dati secondo il genere.
Gli uomini tendevano ad avere più premonizioni nei giorni in cui l’attività geomagnetica della terra era elevata (superiore ai 20 nanotesla), mentre le donne ne avevano di più quando l’attività geomagnetica era bassa (inferiore ai 20 nanotesla). Gli uomini tendevano anche ad avere una memoria più precisa con un’attività geomagnetica più elevata, e le donne con un’attività geomagnetica più bassa. Le persone più inclini alle esperienze extrasensoriali erano quelle dotate di “confini sottili”, e in particolare quelle che avevano già avuto incontri paranormali.
Nel modello di coscienza sviluppato da Jahn e Dunne, ognuno degli atomi originari abbandonerebbe la sua entità individuale per una singola entità più grande e più complessa. Ciò che afferma la loro teoria è che al livello più essenziale, noi, posti di fronte ad un generatore di eventi casuali sviluppiamo coerenza.
La loro dimostrazione suggerisce che ci “fondiamo” quotidianamente con la materia, e che gli uomini lo fanno in un modo leggermente diverso dalle donne; gli uomini, inoltre, possono essere più efficaci nel fissare intenzioni precise e dirette di qualunque tipo, mentre le donne possono produrre un effetto più profondo, in particolar modo quando non si stanno “sforzando” attivamente in un compito, ma eseguono diverse cose allo stesso tempo.
Gli uomini possono anche avere bisogno di un ambiente energetico più “rumoroso” per cogliere delle informazioni paranormali, mentre le donne possono riceverle più facilmente nei periodi di calma geomagnetica. Può valere la pena di riconoscere e utilizzare le differenze tra “antenne” maschili e femminili quando si stabiliscono i propri obiettivi di lavoro.

Differenze tra antenne medianiche
Nello stabilire le dichiarazioni e gli intenti a fondamento della mission della vostra azienda può essere utile pensare di suddividere il lavoro secondo il sesso.
- Tenete conto dei diversi modi in cui gli individui dei due sessi inviano le intenzioni. Gli uomini possono essere più efficaci quando si rivolgono a un obiettivo unico, le donne quando annunciano un obiettivo e poi si concentrano su qualcos’altro (o su diverse cose alla volta).
- Tenete anche conto del fatto che le donne possono eseguire diverse cose alla volta più facilmente degli uomini, assegnando loro quei tipi di ruoli che richiedono più strumenti medianici.  
- Guardate che cosa fa il sole. Rivolgetevi agli uomini per le informazioni intuitive durante livelli elevati di attività geomagnetica, alle donne quando l’attività geomagnetica è bassa.
- Per compiti che implicano la memoria, lavorate anche con l’attività geomagnetica del sole. Un giorno “perturbato” favorirà la memoria maschile, un giorno calmo quella femminile.
-  Considerate che le donne possono produrre effetti più profondi su apparecchiature elettroniche come i computer.

Cos’è cosa
Un generatore di eventi casuali è un dispositivo che genera eventi che si verificano ogni volta in modo diverso ripetendo più volte la prova, e che quindi sono caratterizzati da una diversa probabilità.


Chi è chi
Robert Jahn, Ph.D. and Brenda Dunne, M.S. sono i due ricercatori che hanno portato avanti l’ultimo quarto di secolo di ricerche al PEAR laboratory, locato alla Princeton University's School of Engineering and Applied Science. Il risultato dei loro numerosi esperimenti attentamente controllati dimostra con forte evidenza che la coscienza umana può giocare un ruolo pre-attivo sul manifestarsi della realtà fisica. Inizialmente destinati ad affrontare la potenziale vulnerabilità dei sistemi e processi di ingegneria sensibili, questi risultati inducono implicazioni molto più ampie che stimolano un nuovo punto di vista su noi stessi, il rapporto con gli altri, e con il cosmo, nel quale esistiamo.
Robert G. Jahn, Ph.D, è professore Emerito di Scienze aereospaziali alla Princeton University, and Emerito Decano della School of Engineering and Applied Science. Ha diretto i più importanti programmi di ricerca sui sistemi avanzati di propulsione aerospaziale per più di 40anni, sotto la sponsorizzazione della NASA, della Air Force, e altri. Negli ultimi 26 anni è stato il direttore del Princeton Engineering Anomalies Research (PEAR) Laboratory. E’ inoltre il Presidente del Consiglio di Amministrazione dell'Associazione Internazionale dei Laboratori di ricerca sulla Coscienza e Vice Presidente della Società per l'Esplorazione Scientifica.
Brenda J. Dunne, M.S. è laureata in psicologia e scienze umanistiche al Mundelein College a Chicago (1976), e ha un Master in Sviluppo Umano alla University of Chicago (1979). È manager al Princeton Engineering Anomalies Research (PEAR) laboratory dal 1979, con la competenza di supervisione dell’intera gamma delle attività del PEAR e la sovrintendenza dei progetti di ricerca di studiosi e di studenti tirocinanti in visita. Dal 1986 è Consigliere della Society for Scientific Exploration e al momento presta servizio al suo comitato esecutivo, in qualità di Education Officer. È inoltre presidente e tesoriere della International Consciousness Research Laboratories (ICRL).

L’autore
Lynne McTaggart è autrice di cinque libri, tra cui i best-seller The Field (Il Campo del Punto Zero: alla scoperta della forza segreta dell’universo, Macro Edizioni, nuova ristampa 2008) e The Intention Experiment (La Scienza dell'Intenzione, Macro Edizioni 2009).
Se desiderate partecipare al suo prossimo esperimento sull’intenzione, potete iscrivervi sul sito Intention Experiment (www.theintentionexperiment.com), registrandovi in anticipo e seguendo le istruzioni. Cura anche la pubblicazione di numerosi notiziari di medicina alternativa e spiritualità.
Per maggiori informazioni: www.livingthefield.com & www.theintentionexperiment.com.
L’articolo è stato pubblicato per gentile concessione di Living the field e Lynne Mc Taggart

Tratto da Scienza e Conoscenza n.24



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