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Quale futuro per la medicina?

Medicina Non Convenzionale

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Vi proponiamo un estratto dell'intervista a Diego Tomassone, medico chirurgo, e Ilaria Lesmo, antropologa in cui riflettono sulla medicina convenzionale e su quella non convenzionale o alternativa.

Quali sono a tuo avviso i due più grandi pregi e i due più grandi limiti della medicina convenzionale?  E di quella non convenzionale?

Diego Tomassone - A mio modesto parere i maggiori difetti della medicina convenzionale sono l’invasività e il considerare soprattutto il corpo fisico, ignorando l’emotività e la reazione agli eventi del malato, difetti che diventano punti di forza nelle medicine non convenzionali, non a caso dette “medicine dolci”, dove si cerca di fare diagnosi e di curare in maniera più “completa e totale” (non a caso in Omeopatia si ricerca la totalità dei sintomi), considerando anche la narrazione del vissuto del malato, contestualizzando la sintomatologia e la semeiotica rilevata.


Redazione Scienza e Conoscenza - 11/03/2018

Vi proponiamo un estratto dell'intervista a Diego Tomassone, medico chirurgo, e Ilaria Lesmo, antropologa in cui riflettono sulla medicina convenzionale e su quella non convenzionale o alternativa.

Quali sono a tuo avviso i due più grandi pregi e i due più grandi limiti della medicina convenzionale?  E di quella non convenzionale?

Diego Tomassone - A mio modesto parere i maggiori difetti della medicina convenzionale sono l’invasività e il considerare soprattutto il corpo fisico, ignorando l’emotività e la reazione agli eventi del malato, difetti che diventano punti di forza nelle medicine non convenzionali, non a caso dette “medicine dolci”, dove si cerca di fare diagnosi e di curare in maniera più “completa e totale” (non a caso in Omeopatia si ricerca la totalità dei sintomi), considerando anche la narrazione del vissuto del malato, contestualizzando la sintomatologia e la semeiotica rilevata.

Ilaria Lesmo - La medicina convenzionale – che io preferisco definire biomedicina - ha innanzi tutto il grandissimo pregio di saper isolare efficacemente i segnali organici, anche in virtù della dicotomia che essa instaura tra la dimensione psichica e quella fisica. Grazie a simile operazione culturale, essa ha saputo definire modalità di intervento (farmacologiche e chirurgiche) estremamente efficaci nella gestione dei sintomi.

Questa attenzione ai sintomi e alla dimensione organica, tuttavia, ne costituisce anche un limite: la biomedicina analizza le cause di un fenomeno interrogandosi sul “come” esso abbia luogo, ma non sul “perché”. I meccanismi esplicativi che contempla restano per lo più relegati alla dimensione organica. Ciò ostacola analisi di ampio respiro, in grado di integrare le spiegazioni dei fenomeni fisici con quelle dei fenomeni emotivi, sociali, culturali e politico-economici. L’epidemiologia ha posto alcuni correttivi in tal senso, ma essi sono a mio avviso ancora insufficienti.

Il secondo limite è il può pericoloso. La biomedicina manca di consapevolezza circa la sua dimensione epistemologica. Essa presuppone di rappresentare la realtà così come essa, oggettivamente, è. Inconsapevole di essere figlia di una serie di processi storici, sociali e culturali che l’hanno generata e continuamente la strutturano, non si rende conto di rappresentare un punto di vista peculiare. Ciò le rende difficile confrontarsi con altre visioni del mondo, che siano quelle di cui sono portatori i pazienti, altri specialisti della cura o studiosi di altre discipline.


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Che tipo di medicina sogni per i nostri bambini, per noi e per tutti i nostri anziani?

Diego Tomassone - Sogno semplicemente una medicina più sobria, rispettosa e giusta, dove ogni intervento, sia di diagnosi che di terapia, venga deciso con l’alleanza terapeutica del paziente, in piena consapevolezza, libertà e rispetto della sua individualità.

Ilaria Lesmo - Vorrei innanzi tutto una medicina individualizzata. Con ciò non intendo solo che dovrebbe tener conto delle specificità psico-fisiche di ogni individuo, ma anche della sua storia, dei suoi punti di vista, delle sue concezioni su salute e malattia.

Per questo motivo dovrebbe essere anche una medicina in grado di garantire percorsi plurali e tra loro complementari, che non siano antagonisti ma sappiano integrarsi efficacemente a seconda delle esigenze e delle ricerche di senso di cui ogni soggetto è portatore.

Inoltre vorrei una medicina dove sia prioritario il rapporto di fiducia con lo specialista. Una medicina che più che imporre e obbligare, sappia comprendere e indirizzare.

A mio modo di vedere, questo potrebbe garantire la salute del singolo ma, insieme, quella dell’intera società.


Chi è Diego Tomassone
Medico chirurgo nutrizionista. Ha un master in malattie pediatriche complesse e si è specializzato in Medicina Omeopatica Hahnemanniana. Iscritto alla facoltà Fisica ed al master in Biostatistica ed Epidemiologia, studioso di Filosofia della scienza e biopolitica. Dottorando di Ricerca IASSP in "Governance e Leadership Pubblica".

Chi è Ilaria Lesmo
Antropologa, con Dottorato di Ricerca in Antropologia della Contemporaneità. Esperta di antropologia medica si interessa di biomedicina, etnografia in ospedale, pratiche di soggettivazione, biopolitica.

 

 


Redazione Scienza e Conoscenza
La nostra redazione è composta da Marianna Gualazzi (direttore responsabile) Romina Alessandri (Direzione e Coordinamento) Erica Gattamorta... Leggi la biografia
La nostra redazione è composta da Marianna Gualazzi (direttore responsabile) Romina Alessandri (Direzione e Coordinamento) Erica Gattamorta (Responsabile Ufficio Abbonamenti) e da molti collaboratori esterni che in base alla loro professionalità forniscono volta per volta contributi e articoli su argomenti specifici. Leggi la biografia

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