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Home / Blog / Cancro: le cure alternative

Un nuovo approccio al tumore: PNEI e Fitoterapia

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Valerio Pignatta - 01/01/2016
Tratto da Scienza e Conoscenza n. 30.

In questi ultimi anni tra le scienze biomediche l'immunologia è quella che è andata incontro alla più consistente evoluzione e che ha integrato il maggior numero di scoperte rispetto alle relazioni tra organismo e realtà esterna (i cosiddetti self e non-self) e tra eventi stressori e risposte adattative. È, infatti, nella capacità di discriminazione tra i due confini interno/esterno e nell’abilità di adattamento agli stress (biologici, psichici, sociali ecc.) che si basa il funzionamento del sistema immunitario umano e la risposta di riequilibrio psicofisiologico che permette il mantenimento e/o il recupero dello stato di salute oppure la genesi di malattie e la caduta in una condizione patologica.
 
 
L'immunologo Maurizio Grandi (che è anche oncologo clinico e bioetico) sta studiando da tempo le interrelazioni biologiche e psicologiche tra sistema immunitario, cervello e sistema neuroendocrino nonché tutte quelle piante medicinali e i nutrienti ortomolecolari che intervengono a livello di stimolazione della risposta immunitaria al fine di trovare risposte più adeguate a problemi di salute come le malattie degenerative, il cancro e patologie simili.
Le risposte di questo percorso di Grandi, e di alcuni altri studiosi che hanno collaborato con lui (come Giuseppina Martinengo, Giulia Girardi, Claudio Biagi, Lucia Di Giambattista Lattanzi), sono stati riassunti in un testo uscito per Tecniche Nuove nel 2008 intitolato Immunologia e fitoterapia.
 
Il libro è diviso in tre parti: immunologia, PNEI, ossia rapporto tra mente e corpo, e fitoterapia.
La terza di queste parti fa in sostanza il punto della situazione rispetto alle piante medicinali maggiormente importanti per la stimolazione del sistema immunitario, suddividendo l'argomento secondo i campi d’intervento: fitoterapia e cancro, fitoterapia e malattie psicologiche, piante medicinali, allergie e malattie autoimmuni, piante antistress e immunostimolanti ecc. senza dimenticare infine un capitolo sui funghi curativi.
Tra le piante, ognuna trattata con una sua scheda approfondita su caratteristiche, principi attivi e peculiarità terapeutiche possiamo trovare alcune erbe medicinali molto note (ginseng, iperico, aloe, valeriana, echinacea ecc.) e altre assolutamente inedite o quasi (marrubio selvatico, spino bianco, astragalo, celidonia ecc. ) ma molto promettenti dal punto di vista terapeutico.
 
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Le parti più interessanti del testo sono le prime due, dove sono affrontate e approfondite appunto le relazioni tra mente e corpo alla luce del meccanismo dei neurotrasmettitori e del ruolo dello stress sul sistema e la risposta immunitari.
Come sappiamo, il sistema immunitario è un sistema di regolazione generale dell'organismo con il quale esso si assicura, mediante proprie specifiche difese, la sopravvivenza dell'identità biologica (self) e l'integrità agendo verso l'esterno e verso l'interno contro gli attacchi di ciò che è a esso estraneo (non-self).
Questo sistema è organizzato secondo due linee difensive principali che sono l'immunità non specifica, immediata e che agisce contro ogni “invasore” riconosciuto come non sé (es, resistenza di specie, barriere meccanica e chimica come pelle mucose e secrezioni, risposta infiammatoria, cellule natural killer, interferone, complemento), e l'immunità specifica, che impiega tempo nel riconoscimento dei bersagli (es. linfociti B, linfociti T) e che permette con i suoi meccanismi di riconoscere agenti nocivi e neutralizzarli.
Il vantaggio maggiore del sistema immunitario è quello di far lavorare in modo complementare le due “barriere” passive e attive. Queste ultime sono costituite da cellule che inducono il suicidio dei combattenti che tentano di avvicinarsi.

Immunologia e Fitoterapia
Il rovescio della medaglia è sottolineato da Grandi stesso rispetto al cancro: «Per questa ragione, è sufficiente che una qualsiasi cellula dell'organismo inizi a sintetizzare le stesse proteine perché acquisisca improvvisamente uno status anomalo di “zona protetta”. Sono modificazioni di questo tipo che consentono alle cellule tumorali di dotarsi di un privilegio immunologico abusivo e di opporsi al sistema. Il combattimento tra il sistema immunitario e le cellule cancerogene è un combattimento, oggi, impossibile. Non per il numero (milioni o miliardi) di cellule, ma perché già diverse amplificano la loro deriva genetica, replicandosi. Il cancro si costruisce come “santuario”, privilegio immunologico, fatto da cellule che fabbricano continuamente proteine che rimandano al nostro corpo le stesse armi di suicidio con cui proviamo a difenderci» (p. 25).
Ma oggi la PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia) ha messo a fuoco la connessione esistente tra processi psichici e sistema immunitario e si stanno trovando (ma forse è meglio dire riscoprendo) tecniche mentali e psicologiche che sono in grado di influenzare il recupero da patologie anche gravi.
 
Numerose ricerche degli ultimi anni (riportate nel testo) hanno confermato l'esistenza di un flusso bidirezionale d’informazioni fra sistema neuro-endocrino e immunitario che è responsabile delle loro relative funzioni e mutua regolazione. Stimoli stressori esterni di varia natura si tradurrebbero in segnalazioni che vengono registrate dal sistema neuro-endocrino e che si riflettono sull'attività immunitaria potendo così dare luogo a forme di immuno-depressione le quali a loro volta preparano il terreno per diversi tipi di patologie, da quelle comuni e lievi come un raffreddore a quelle gravi come appunto un tumore.
 
Come precisa il prof. Grandi: «Tale scambio d’informazioni non avviene solamente a livello inconscio: gli individui viventi mantengono la loro armonia interna, il loro ritmo vitale, grazie alla capacità di autoregolarsi e per mezzo di meccanismi di feedback. Un sistema che ha perso il suo ordine interno e la capacità di riconoscere o interpretare i messaggi che riceve dal suo stesso organismo viene colpito più facilmente dalla malattia» (p. 29).
 
Ciò significa che se il paziente è messo in grado di acquisire consapevolezza rispetto al fatto che le emozioni provate influenzano la sua malattia e le reazioni organiche alla stessa, diventerà più disponibile a imparare quelle tecniche e quei metodi che lo mettono nella disposizione d'animo e psicologica per recuperare la salute più in fretta ed efficacemente.
Ci sono modalità di meditazione e di rilassamento che sembrano stimolare il sistema immunitario in modo tale da apportare mutamenti significativi su singoli aspetti fisiologici ma anche su patologie gravi. Questi cambiamenti pare siano possibili grazie alle interazioni tra stati meditativi e conseguenti stimolazioni fisiologiche dell'ipotalamo. Quest'ultimo è il centro delle emozioni ed è in correlazione non solo col sistema nervoso autonomo, ma anche con quello endocrino mediante l'ipofisi e le ghiandole surrenali.
 
La comprensione da parte del paziente del legame inscindibile corpo-mente e dell'interazione tra emozioni, comportamento e funzioni fisiologiche è il punto di partenza per riappropriarsi del sistema di autoregolazione. Un atteggiamento mentale negativo e abituale può portare a disordini biochimici (energetici secondo la medicina tradizionale tibetana) che a loro volta possono indurre un abbassamento delle difese immunitarie e modificazioni a livello organico.
I coniugi Glaser hanno addirittura dimostrato che persino una piccola ferita (prodotta sperimentalmente in un gruppo di donne di mezza età) ha diversi tempi di guarigione in relazione al grado di stress: ossia lo stress è in grado di ritardare la riparazione delle ferite.
Il modello medico occidentale attuale che non tiene ancora completamente conto di queste dinamiche corpo-mente ed è basato su un sistema di valori e una concezione dell'uomo e della natura di tipo meccanicistico è insufficiente a spiegare l'immensità delle possibili relazioni tra visibile e invisibile e non è in grado di permettere un’interpretazione veramente olistica dell'essere umano nel suo contesto ambientale, psicologico, fisico e sociale.
 
Il biologo francese Henri Laborit, uno dei padri della PNEI, afferma la necessità di una rifondazione della medicina secondo questi principi. Per Laborit «la salute non è soltanto mantenimento dell'omeostasi ristretta, dell'equilibrio interno, ma significa mantenere il proprio benessere in relazione all'ambiente esterno, con il quale dobbiamo negoziare in continuazione le condizioni per il nostro equilibrio. Quando ciò non è possibile, la risposta naturale è la lotta o la fuga per eliminare ciò che ci impedisce di raggiungere tale equilibrio. Ma se le condizioni ambientali non ci consentono né di gratificarsi, né di lottare, né tanto meno di fuggire, l'ambiente ci modifica al di là delle possibilità di difesa. In questo caso si dice che “subiamo l'ambiente”, in altre parole ne riceviamo un'aggressione, e il nostro rapporto con esso si altera: le dis-regolazioni e le patologie hanno inizio. Sono disorganizzanti tutte le circostanze e le relazioni in cui l'organismo non può negoziare con l'ambiente le condizioni adeguate alla sua sopravvivenza e al suo benessere» (p. 35).
Sin dal 1986 Laborit ha individuato nelle situazioni di stress esistenziale (soprattutto legate all'ambiente sociale e di lavoro) l'origine di molte patologie non solo psichiche ma anche fisiche.
Lo stato di difficoltà emotiva e il logorio che coinvolgono il sistema nervoso e quello immunitario durante una situazione stressoria agiscono a livello fisiologico profondo mediante ad esempio la produzione di cortisolo che limita quella di linfociti T, di interleuchina e di cellule natural killer. Senza contare il rilascio di radicali liberi.
 
Di per sé lo stress (biologico, chimico, fisico, psichico o sociale che sia) non rappresenta in assoluto una condizione prettamente negativa, ma semplicemente uno stimolo che viene interpretato/registrato dall'organismo (e dal cervello) secondo le proprie capacità ed esperienze emotive e psicologiche accumulate. Ossia la soggettività ha un ruolo determinante nella risposta agli “stressor”. Ci può essere risposta positiva adattativa o risposta negativa di esaurimento (disadattamento). La valutazione che un individuo può dare a uno “stressor” non è solo razionale ma anche emozionale. Quello che è un evento traumatico disastroso per una persona, può non esserlo assolutamente per un'altra. Le caratteristiche biologiche, genetiche, esperienziali e psicologiche individuali fanno la differenza. E pare che la ricerca più recente assegni un ruolo essenziale alle prime esperienze di vita, a partire in primo luogo da quelle fetali.
Per concludere, la PNEI potrebbe essere un percorso salutistico occidentale di integrazione scientifica delle antiche tradizioni mediche che hanno considerato l'integrità psico-fisico-spirituale umana come un'unica entità. Prevenzione, diagnosi e cura non possono prescindere da questa impostazione. Esistono ormai convergenze appurate tra medicina moderna e visioni “tradizionaliste” come quella cinese, ayurvedica, tibetana o anche semplicemente araba e sciamanica.
 
C'è un patrimonio di conoscenze che va difeso, conservato e integrato a miglior uso dell'umanità. Questo rispetto delle visioni “altre” permetterebbe l'avvio di studi e ricerche per mutuare da queste antiche culture tecniche di meditazione e altri strumenti in grado di modificare gli stati energetici-psicologici degli individui al fine di conseguire risultati importanti nei percorsi di guarigione.
L'induzione, ad esempio, di stati alterati di coscienza da parte di taumaturghi o “guaritori”, in questa prospettiva non è molto diversa dalle moderne tecniche di ipnosi utilizzate per entrare in comunicazione con la parte più profonda del cervello umano, quella intuitiva e analogica che risiede nell'emisfero destro. La conoscenza e il corretto utilizzo di queste tecniche potrà permetterci sempre più guarigioni insperate, anche se al momento forse inspiegabili dal punto di vista prettamente fisiologico.
 
Il percorso d’interazione tra psichico e somatico e tra gli approcci delle varie medicine in effetti è appena iniziato, ma le implicazioni e le possibilità a livello terapeutico che si aprono sono veramente molto ampie.
Senza contare il riflesso che una prospettiva di questo genere può significare anche a livello politico, sociale e ambientale.
E lo spiega bene lo stesso prof. Grandi: «La difesa di tali concezioni vuol dire salvaguardia delle stesse popolazioni che le hanno elaborate in interazione con l'ecosistema e dunque nello stesso ambiente. La protezione della salute umana passa per il mantenimento della diversità culturale e della biodiversità, contro le forme di omologazione, che sostengono la diffusione della medicina “cosiddetta” convenzionale» (p. 65).
E in questi tempi di uniformazione forzata a tutti i livelli sappiamo quanto abbiamo bisogno di una visione multiculturale e “multiscientifica” che rispetti le diverse visioni che i gruppi umani sono venuti elaborando nei millenni, dato che queste sono in ultima analisi la ricchezza dell'umanità stessa.

Tratto da Scienza e Conoscenza n. 30.

Valerio Pignatta
Valerio Pignatta, giornalista scientifico, naturopata e con due lauree a indirizzo storico, cura da numerosi anni come direttore editoriale alcune... Leggi la biografia
Valerio Pignatta, giornalista scientifico, naturopata e con due lauree a indirizzo storico, cura da numerosi anni come direttore editoriale alcune collane di libri di medicina e alimentazione naturale per la casa editrice Macro Edizioni. Ha pubblicato diversi articoli sui periodici nazionali sulle tematiche inerenti il rapporto salute/ambiente... Leggi la biografia

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