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Cancro al seno, ormoni e alimentazione

Cancro: le cure alternative

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La malattia e l'invechiamento sono correlati? È vero che ci ammaliamo quanto più invecchiamo? E se volessimo rallentare l'invecchiamento... Cosa, come e quanto dovremmo mangiare?


Gianluca Pazzaglia - 09/03/2020

Tratto da Scienza e Conoscenza n. 35.

Ormai numerosissimi studi scientifici lo hanno dimostrato ampiamente: ci ammaliamo quanto più invecchiamo, quindi se rallentiamo o moduliamo l’invecchiamento dovremmo ammalarci di meno. Allora perché invecchiamo?

A tale proposito esistono numerose teorie, ma attualmente la più accreditata è quella dell’endocrinosenescenza. Secondo questa teoria invecchiamo perché le ghiandole che producono gli ormoni, (le ghiandole endocrine) col passare degli anni incominciano a non funzionare più correttamente. A questo proposito si possono verificare tre condizioni:

- inversione del ritmo circadiano di produzione ormonale;
- diminuzione assoluta della produzione ormonale;
- diminuzione relativa della produzione ormonale.

Ci sono persone che a partire dalle undici della sera acquistano una carica incontenibile, che non andrebbero mai a dormire e la mattina non c’è verso di tirarle giù dal letto, e pur dormendo molte ore non hanno un sonno riposante. Si svegliano stanche. Tutto questo accade perché questo tipo di persone ha un ritmo di produzione del cortisolo circadiano, cioè giornaliero, invertito. Ma cosa ha di tanto speciale il cortisolo?

 

 

 

Cos'è il cortisolo?

Il cortisolo è un ormone che viene prodotto, assieme all’adrenalina, dal surrene, una piccola ghiandola collocata sopra il rene. Entrambi gli ormoni consentono di mettere immediatamente a disposizione le nostre riserve di energia, per far fronte alle situazioni di pericolo. La nostra biologia non è mutata ed è uguale a quella dell’uomo primitivo il quale si trovava sovente in condizioni di pericolo in cui doveva prendere una decisione rapida: combattere o fuggire.

Adrenalina e cortisolo – mettendoci immediatamente a disposizione le riserve di energia – servono per affrontare questo tipo di situazioni. Non a caso vengono chiamati ormoni dello stress e antistress. Se la nostra biologia non è cambiate rispetto a quella dell’uomo primitivo, sono però cambiate le condizioni esterne. L’uomo primitivo, dopo avere affrontato una situazione di emergenza, poteva tirare il fiato, riposarsi, ricostituire le riserve di energia e consentire al surrene di preparare nuove scorte di adrenalina e cortisolo. Oggi è difficile trovarsi in condizioni di pericolo come quelle vissute dai nostri lontani antenati, ma il meccanismo adrenalina-cortisolo si attiva lo stesso perché le situazioni stressanti, pur essendo meno intense, sono più frequenti, quasi continuative. Questo porta all’inversione del ciclo di produzione giornaliera del cortisolo, favorito anche dall’assunzione di ritmi svincolati dall’alternarsi luce-buio dei tempi moderni.

Il cortisolo infatti – ma anche il testosterone, gli estrogeni e altri ormoni – viene prodotto in maggiore quantità alle otto del mattino: nel corso della giornata la sua produzione tende a diminuire fino al minimo serale che ci consente di addormentarci. Se però continuiamo a richiedere al surrene continue “iniezioni” di cortisolo, arriviamo a un punto in cui questa ghiandola comincia a perdere i colpi e a produrre sempre minori quantitativi dell’ormone.

 

Estrogeno-donimanza e tumore al seno

Altrettanto importante è la riduzione relativa della produzione di un ormone. Cosa significa?

Immaginiamo tutti gli ormoni messi assieme come un’orchestra: spesso infatti si parla di sinfonia ormonale. Questa terminologia non è casuale: negli ultimi tempi si è cominciato a comprendere che ogni ormone influenza gli altri, come in un effetto domino. Tuttavia all’interno dell’orchestra ci sono dei duetti privilegiati, che chiamiamo assi ormonali. Uno dei più importanti è l’asse estrogeni-progesterone. Si tratta degli ormoni sessuali femminili affinché una donna sia in perfetta salute devono essere in equilibrio.

Gli estrogeni stimolano, il progesterone calma. Gli estrogeni stimolano la replicazione cellulare favorendo l’ispessimento dell’endometrio (la parte interna dell’utero che da luogo alla mestruazione), la formazione di noduli al seno, di fibromi uterini, di cisti ovariche. Gli estrogeni trattengono liquidi ed esercitano un’azione eccitante sul sistema nervoso. Il progesterone, opponendosi alle azioni degli estrogeni, ne modula gli effetti. Estrogeni e progesterone esercitano due forze opposte e solo in questo modo raggiungono l’equilibrio. Purtroppo spesso questo equilibrio è spostato a favore degli estrogeni.

Si parla allora di estrogeno-dominanza, che è causa di tutti i problemi sopra descritti e forse anche di più seri, come il tumore al seno.
Con l’estrogeno-dominanza si realizzano anche altre condizioni che a loro volta favoriscono lo sviluppo di un tumore al seno. Innanzitutto gli estrogeni stimolano quella branca dell’immunità che viene chiamata Th2 e che consente la produzione degli anticorpi in grado, ad esempio, di neutralizzare i batteri (la cosiddetta immunità umorale). Contrapposta a Th2 c’è la branca Th1 che induce la formazione di cellule immunitarie in grado di distruggere altre cellule, come ad esempio quelle tumorali (immunità cellulare). Ne consegue che la branca Th2 è inadatta a combattere i tumori.

Come mai, c’è da chiedersi, gli estrogeni favoriscono la branca Th2? Questo per far sì che durante la gravidanza, quando appunto gli estrogeni sono elevati e la branca Th2 iperattivata, la branca Th1 sia depressa per evitare che le cellule immunitarie sostenute dalla risposta Th1 attacchino le cellule del feto viste come un intruso.

Secondo questa visione il cancro potrebbe essere addirittura assimilato a un feto che si sottrae alle cellule immunitarie della madre, ed il malato oncologico potrebbe essere visto come una gestante. Ma le analogie non finiscono qui.

Gli estrogeni vengono prodotti a partire dal testosterone, il principale ormone maschile presente però anche nell’organismo femminile, ad opera di un enzima convertitore chiamato aromatasi. Il più potente attivatore dell’aromatasi è l’insulina. L’insulina stimola la produzione anche della prolattina che tra le altre cose consente alla puerpera di produrre il latte. Questa è un ulteriore analogia.

Nel neoplastico l’insulina è elevata perché l’organismo malato di tumore è insulino-resistente, mentre che il tumore rimane insulino-sensibile. Siccome è l’insulina a spingere i substrati energetici all’interno di una cellula – purché questa sia sensibile, e non resistente, all’insulina – in questa condizione si realizza un dirottamento dei substrati energetici verso il tumore con conseguente sottrazione all’organismo malato: la cachessia neoplastica. Anche una donna gravida è insulino-resistente fino a sviluppare, nei casi più seri, il diabete gestazionale.

Se l’organismo è resistente all’insulina lo è anche allo IGF-1 (Insulin-like Growth Factor) in quanto i rispettivi recettori posizionati sulla membrana plasmatica sono molto simili. La IGF-1 viene prodotta dal fegato sotto lo stimolo del GH (Growth Hormone). La resistenza all’IGF-1 induce un aumento del grasso viscerale e conseguente aggravamento dell’insulino-resistenza. Si crea così un circolo vizioso. La resistenza allo IGF-1 fa alzare inoltre il cortisolo che a sua volta stimola la risposta Th2. Ma mentre l’organismo è cortisolo-sensibile il cancro è cortisolo-resistente: crea stress, si nutre di stress e uccide con lo stress.

 

 

Cosa mangiare

- Iniziate la vostra giornata con una colazione ricca di proteine come ad esempio una omelette fatta con tre o quattro albumi d’uovo (eventualmente con l’aggiunta di un rosso d’uovo ricco di Omega-3, cioè provenienti da allevamenti alimentati con cibi ad elevato contenuto di Omega-3 ) oppure del salmone o della bresaola e tante verdure riducendo al minimo i toast e i cereali raffinati. Le proteine inducono la liberazione dell’ormone della crescita, incrementano le prostaglandine antinfiammatorie, tengono sotto controllo i livelli di insulina evitando di sentirsi presto nuovamente affamati. Una colazione a base di soli carboidrati sortirà l’effetto opposto. Inoltre vi sentirete di nuovo affamati prima di pranzo e sarete spinti ad assumere nuovamente carboidrati creando un circolo vizioso.


- Frutta e verdura sono molto importanti. Usate prodotti biologici. Fondamentali sono le crucifere (broccoli, cavoli, cavolfiori, cavolini di Bruxelles) perché contengono indolo-3-carbinolo che metabolizza gli estrogeni. Attenzione a non consumarli crudi perché tendono a bloccare la tiroide. Riducete il consumo di frutta dolce, come le banane e di quella essiccata perché alzano i livelli di insulina.


- Consumate fibra proveniente da verdura, frutta, cereali integrali (questi ultimi vanno consumati con moderazione; se germogliati possono essere consumati liberamente). La fibra lega le tossine e gli estrogeni nell’intestino, consentendone l’eliminazione con le feci.


- Moderare il consumo di grassi saturi (animali) ed in particolare di carne rossa cotta sopra i 100°C (in questo modo i cibi e soprattutto i grassi della carne rossa diventano cancerogeni). Evitate i grassi trans (grassi parzialmente o completamente idrogenati) perché cancerogeni e perché irrigidiscono le pareti delle cellule bloccando i recettori dell’insulina e creando insulino-resistenza. Se usate olii vegetali che possono incrementare le prostaglandine infiammatorie includetevi anche proteine per aumentare quelle antinfiammatorie. Le patatine fritte accrescono l’insulina perché sono carboidrati raffinati, incrementano i radicali liberi perché cotte in olio surriscaldato e innalzano le prostaglandine infiammatorie in quanto combinano carboidrati con grassi w-6 aumentando l’infiammazione corporea (l’infiammazione stimola la produzione di insulina).

Aumentate i grassi Omega-3 che si trovano nei pesci di acque profonde e fredde, come il salmone selvaggio oppure nell’olio di semi di lino e nelle noci. Evitate il pesce allevato che di solito ha un contenuto più elevato di mercurio e diossina, e un profilo lipidico sovrapponibile a quello della carne. Assumete un integratore a base di olio di pesce a cui è stato rimosso il mercurio e le altre tossine. Usate liberamente l’olio di oliva (Omega-9).


- Evitate gli zuccheri raffinati e le farine bianche il più possibile.
- Evitate o mantenete al minimo il consumo di alcol; meglio il vino rosso perché ricco di antiossidanti, inibisce l’aromatasi e contiene il resveratrolo che ha un’azione antitumorale.

 

Come mangiare

- Utilizzate metodi di cottura che non superino i 100°gradi, perché altrimenti si formano facilmente sostanze cancerogene.

- Prendete il vostro tempo, mangiate lentamente masticando a lungo. Questo vi aiuta a sapere quando siete sazi. Viceversa, se mangiate velocemente il vostro cervello non fa in tempo a registrare quando lo siete e il vostro girovita aumenterà sempre più.
- Alcuni comportamenti come il non alzarsi da tavola prima di aver pulito completamente il proprio piatto, bere coca-cole giganti o mangiare grosse porzioni di cibo probabilmente hanno accresciuto la capacità dello stomaco. Forse lo possiamo restringere se ogni volta che mangiamo lasciamo un piccolo spazio.

Quando mangiare

Mangiate tre volte al giorno ed evitate gli spuntini, specialmente se fatti di carboidrati. Normalmente dopo un pasto il vostro corpo libera insulina e dispone di carboidrati per circa due ore, dopodiché comincia a consumare grassi. Fare uno spuntino due o tre ore dopo il pasto bloccherà quest’ultimo processo e spingerà nuovamente il vostro corpo a liberare insulina. Così il vostro corpo brucerà costantemente i carboidrati e non vi consentirà di ridurre la massa grassa. Spesso si consigliano spuntini tra i pasti per tenere alto il ritmo metabolico, ma questo funziona solamente se i pasti principali sono di volume contenuto e con piccole quantità di carboidrati. Il modo in cui la maggior parte della gente mangia non consente di aggiungere spuntini. Molto utile è praticare ogni tanto il digiuno intermittente, ad esempio saltare la cena. 

 

 

L'autore: Gianluca Pazzaglia

Specialista in Diagnostica per Immagini si occupa di diagnosi precoce dei tumori al seno.
Più recentemente si è interessato allo studio dei parallelismi tra i processi che regolano l’invecchiamento e quelli che portano all’insorgenza delle malattie. Ne è conseguito un nuovo programma di prevenzione finalizzato alla riduzione del rischio di sviluppare un tumore al seno. Ha fondato una scuola per medici all’Ospedale Niguarda di Milano dove insegna le conoscenze acquisite, e con le stesse finalità è professore a contratto presso l’Università degli Studi di Chieti.
Fa parte del Comitato Scientifico internazionale di Euromedicom e della WOSAAM.
Per approfondire l’argomento trattato in questo articolo, è disponibile gratuitamente sul sito del dottor Pazzaglia un ebook dal taglio divulgativo da scaricare gratuitamente: http://gianlucapazzaglia.com/


Gianluca Pazzaglia
                              Si laurea nel 1989 con 110 e lode alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia... Leggi la biografia
                              Si laurea nel 1989 con 110 e lode alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia e consegue l'abilitazione all’esercizio della professione nel 1990. Nel 1993 si specializza in Diagnostica per Immagini e nei successivi anni frequenta moltissimi Istituti Universitari di... Leggi la biografia

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