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Cancro: la dieta crudista vegana ci protegge? Ecco cosa dicono gli studi

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Cancro: la dieta crudista vegana ci protegge? Ecco cosa dicono gli studi

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Cancro: la dieta crudista vegana ci protegge? Ecco cosa dicono gli studi
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Questo articolo è tratto da Mangio crudo vivo meglio, Macro Edizioni 2018

Ci sono buone basi per affermare che la dieta crudista vegana garantisce un’efficace protezione contro il cancro e può rappresentare un ausilio efficace nel trattare la malattia. Ma le evidenze scientifiche sono a oggi limitate e occorrono ulteriori studi.
Uno studio americano (Fontana 2006) ha confrontato fra loro alcuni marker metabolici del cancro (fattori di crescita e ormoni). Il fattore di crescita insulino-simile, o IGF-1, è noto per favorire lo sviluppo del tumore incrementando la divisione cellulare e ostacolando la morte delle cellule cancerose. Livelli elevati di IGF-1 sono stati associati a un aumento del rischio di cancro al seno, alla prostata e al colon. Sono stati considerati tre gruppi di ventuno partecipanti ciascuno, abbinati per età, sesso e altezza. Un gruppo, composto da individui sedentari, seguiva una dieta crudista vegana a basso contenuto calorico e proteico da almeno due anni o più. Il secondo gruppo era costituito da sportivi magri specializzati in corse di resistenza e che percorrevano 77 km a settimana in media, e il terzo consisteva in soggetti leggermente sovrappeso e sedentari, che seguivano una tipica dieta occidentale standard. L’indice di massa corporea (la misurazione del grasso corporeo), o IMC, era simile nei vegani crudisti e nei podisti, mentre era parecchio più alto nel gruppo che seguiva la dieta occidentale. I fattori di crescita (incluso l’IGF-1) erano molto più bassi nel gruppo crudista vegano rispetto a quello della dieta occidentale, e comunque più bassi rispetto ai podisti (anche considerando il grasso corporeo). I risultati dei test per diversi altri marker metabolici del rischio di cancro erano più favorevoli per i gruppi dei crudisti e degli sportivi rispetto all’altro gruppo. Benché sia i crudisti vegani sia i podisti abbiano mostrato vantaggi rispetto a chi seguiva la dieta occidentale, la dieta crudista vegana pare garantire ulteriore protezione, perché risulta associata a fattori di crescita molto più bassi, tra cui l’IGF-1.


Redazione Scienza e Conoscenza - 17/03/2018

Questo articolo è tratto da Mangio crudo vivo meglio, Macro Edizioni 2018

Ci sono buone basi per affermare che la dieta crudista vegana garantisce un’efficace protezione contro il cancro e può rappresentare un ausilio efficace nel trattare la malattia. Ma le evidenze scientifiche sono a oggi limitate e occorrono ulteriori studi.
Uno studio americano (Fontana 2006) ha confrontato fra loro alcuni marker metabolici del cancro (fattori di crescita e ormoni). Il fattore di crescita insulino-simile, o IGF-1, è noto per favorire lo sviluppo del tumore incrementando la divisione cellulare e ostacolando la morte delle cellule cancerose. Livelli elevati di IGF-1 sono stati associati a un aumento del rischio di cancro al seno, alla prostata e al colon. Sono stati considerati tre gruppi di ventuno partecipanti ciascuno, abbinati per età, sesso e altezza. Un gruppo, composto da individui sedentari, seguiva una dieta crudista vegana a basso contenuto calorico e proteico da almeno due anni o più. Il secondo gruppo era costituito da sportivi magri specializzati in corse di resistenza e che percorrevano 77 km a settimana in media, e il terzo consisteva in soggetti leggermente sovrappeso e sedentari, che seguivano una tipica dieta occidentale standard. L’indice di massa corporea (la misurazione del grasso corporeo), o IMC, era simile nei vegani crudisti e nei podisti, mentre era parecchio più alto nel gruppo che seguiva la dieta occidentale. I fattori di crescita (incluso l’IGF-1) erano molto più bassi nel gruppo crudista vegano rispetto a quello della dieta occidentale, e comunque più bassi rispetto ai podisti (anche considerando il grasso corporeo). I risultati dei test per diversi altri marker metabolici del rischio di cancro erano più favorevoli per i gruppi dei crudisti e degli sportivi rispetto all’altro gruppo. Benché sia i crudisti vegani sia i podisti abbiano mostrato vantaggi rispetto a chi seguiva la dieta occidentale, la dieta crudista vegana pare garantire ulteriore protezione, perché risulta associata a fattori di crescita molto più bassi, tra cui l’IGF-1.

Un piccolo studio finlandese ha messo a confronto diversi marker di laboratorio relativi alla prevenzione del cancro in quaranta donne, venti delle quali seguivano una dieta a base di cibi vivi, mentre le altre seguivano una dieta onnivora. Le prime, rispetto alle altre, hanno riportato meno danni al DNA e/o una maggiore protezione contro tali danni. Gli autori hanno notato che questa differenza era dovuta alla dieta e non agli integratori a base di antiossidanti, in quanto tali sostanze non avevano prodotto ulteriori miglioramenti nell’altro gruppo. Anche i livelli di vitamina C e betacarotene erano più alti nel gruppo che assumeva cibi vivi, mentre quelli di vitamina E erano più bassi. Malgrado i risultati non fossero statisticamente significativi (in parte a causa del piccolo numero dei partecipanti), le poche differenze importanti suggeriscono che diete a base di cibi vivi possono portare vantaggi nella riduzione del rischio di cancro.

Un secondo studio finlandese ha valutato modifiche nei marker metabolici del cancro nei partecipanti, che hanno seguito per un mese una dieta vegana a base di cibi vivi e per il mese successivo la loro dieta standard onnivora. Questi soggetti sono stati messi a confronto con un gruppo di controllo che ha seguito una dieta onnivora convenzionale per tutta la durata dello studio. I ricercatori hanno rilevato l’attività di quattro differenti enzimi fecali, ognuno dei quali è noto per generare composti tossici associati a un aumento del rischio di cancro. L’attività di tutti e quattro gli enzimi è diminuita drasticamente – con percentuali dal 33 al 66% – in una settimana dall’inizio della dieta a base di cibi vivi. Due altri metaboliti tossici si sono ridotti del 30-60% nel giro di due settimane. Tutte queste modifiche positive sono scomparse rapidamente quando i partecipanti sono tornati alla loro dieta onnivora. Nel gruppo di controllo non è stato osservato alcun cambiamento. Numerose altre ricerche hanno confermato gli effetti positivi di diete a base di cibi vivi sulla microflora intestinale e su altri fattori che favoriscono la riduzione del rischio di cancro.


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Dal 1994 al 2008 sono stati condotti più di una dozzina di studi che hanno preso in esame la correlazione tra verdure cotte e crude e rischio di cancro; essi non hanno però considerato persone che seguivano diete crudiste o a base di cibi vivi; si sono invece concentrati sui possibili vantaggi di alimenti specifici o particolari componenti dei cibi. Gran parte delle ricerche ha dimostrato che aumentando il consumo di verdura diminuisce il rischio di cancro, ma i risultati sono stati migliori relativamente alle verdure crude piuttosto che a quelle cotte. Il rapporto 2007 su dieta e cancro del World Cancer Research Fund/American Institute of Cancer Research ha citato ventitré studi che hanno fornito stime differenti sul consumo di verdure crude.36 Di questi, sedici hanno dimostrato riduzioni statisticamente significative del rischio con l’assunzione di verdure crude, ed è anche emerso che i benefici aumentano quando le quantità consumate sono maggiori.

Tre revisioni della letteratura scientifica hanno attestato un beneficio molto maggiore con il consumo di verdure crude piuttosto che con quello di vegetali cotti. Una revisione del 2004 di Link e Potter della Columbia University di New York e del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle ha riguardato gli studi pubblicati dal 1994 al 2003 che avevano considerato il consumo di verdura e il rischio di diversi tipi di cancro.


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