Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra

Sclerosi Multipla: il metodo Zamboni (o Brave Dreams)

Scritto da: Alessandro Salvatore | Medicina Non Convenzionale

Sclerosi Multipla: il metodo Zamboni (o Brave Dreams)

Avere la sclerosi multipla a 19 anni e conviverci, considerandola “una bestia-amica che ha rafforzato il mio essere positivo, facendomi capire che ogni cosa che accade ha un senso. La vita non finisce mai di stupire. L’organismo umano è in trasformazione ed in questo caso si può dire che faccia come la predetta vita”.
Teresa Vacca, tarantina, è tra i 3 milioni di persone al mondo e le circa 72mila in Italia che hanno contratto la patologia neurodegenerativa demielinizzante (lesioni a carico del sistema nervoso centrale), nota come sclerosi multipla. “L’ho scoperta a 16 anni, allora facevo la modella. L’ultimo importante concorso è stato quello per la finale italiana di Miss Mondo. Contro il parere dei neurologi, imbottita di cortisone, salii sulla passerella. Non vinsi la fascia ma dentro di me c’era il successo: una persona affetta da sclerosi multipla era riuscita a sfilare”. Adesso Teresa studia Giurisprudenza, perché crede nella “giustizia”, ma non ha abbandonato il mondo dell’eleganza. Posa per marchi di bellezza e fa la giudice di concorsi, dove parla anche della sua lotta alla malattia, com’è capitato ultimamente a Miss Mediterraneo.

Il metodo Zamboni
Se Teresa è in piedi e sorride alla vita, un ringraziamento lo deve all’intervento di angioplastica percutanea transluminale (o Pta), realizzato dal dott. Tommaso Lupattelli al Gvm di Ostia, dove esegue il metodo-Zamboni in mezz’ora di ambulatorio. Il chirurgo vascolare, dopo decenni di ricerche e studi clinici avviati in ecodoppler, ha legato una parte dei sintomi della sclerosi multipla all’insufficienza venosa cronica cerebrospinale. Alla fine del 2014 è terminata la fase di reclutamento e di operazione sui pazienti affetti dalla SM nell’ambito dello studio “Brave Dreams" (co-finanziato dall’associazione CCSVI nella sclerosi multipla-Onlus), che punta a valutare l’efficacia e la sicurezza del trattamento vascolare in pazienti con la CCSVI, l’insufficienza venosa cerebro-spinale cronica. A fine 2015 saranno resi noti i dati di questa ricerca, promossa dalla Onlus bolognese che chiede alle istituzioni “il riconoscimento della CCSVI come malattia a se stante con l’inserimento di diagnosi e terapia all’interno di Livelli Essenziali di Assistenza”.
La premessa di Brave Dreams (meglio noto come metodo Zamboni) sta nel fatto che "nel 90% dei casi i malati di sclerosi multipla hanno le vene del collo e del torace occluse a causa della malattia vascolare chiamata CCSVI. Nei malati di CCSVI, il sangue non ossigenato proveniente dal cervello e dal sistema nervoso centrale fatica ad arrivare al cuore a causa di ostacoli venosi e restringimenti vari. Un intervento di angioplastica dilatativa, ripristinando il normale circolo venoso, può fermare la sclerosi multipla e attenuarne i sintomi. Affinché ciò sia definitivamente provato occorrono studi clinici. Questi all'estero sono già attivi da anni mentre proprio in Italia il metodo Zamboni ha fatto fatica a farsi accettare, perché in gioco non ci sono solo le vite dei malati ma forse purtroppo anche gli interessi che ruotano attorno alla ricerca sulla sclerosi multipla”.

I limiti del metodo
Va detto che l’intervento-Zamboni non è la panacea, difatti esiste il 50 per cento di probabilità di ricadute ed un paziente su quattro, secondo le pubblicazioni di Fabrizio Salvi, sta bene a lungo. “Sono cosciente di questo - dice Teresa Vacca - ma la mia vita l’affronto con serenità, sottoponendomi al potente medicinale Tysabri, che abbassa le difese immunitarie, al fianco di una neurologa. Effetti positivi, sul mio stato psico-fisico, li colgo attraverso la sana alimentazione, perché la malattia va affrontata su più fronti. Bere acqua, mangiare frutta e verdura in gran quantità, ed evitare ma non abolire grassi e proteine. Questi sono i consigli preziosi della mia nutrizionista, unitamente al movimento ed alla fisioterapia. Con più leggerezza guardo al futuro”. E leggera, Teresa, si è sentita quando ha vissuto l’esperienza di sport estremo tra le Dolomiti Lucane. Sospesa con un cavo d’acciaio tra le vette di due paesi, Castelmezzano e Pietrapertosa, la combattiva ragazza ha fatto il famoso “Volo dell’Angelo”.
“Voglio osare vivendo. Sarà sempre una vittoria, comunque andrà. Mi guardo le gambe ogni volta che mi riposo e le ringrazio, perché hanno fatto il loro dovere per condurmi fin lì. Penso alla sclerosi, e la ringrazio. Se sono questa oggi, nel bene e nel male, è anche per lei”. La voglia di vivere è più potente di qualsiasi farmaco. Teresa ne è la testimonianza.



Potrebbero interessarti