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Qual è il rapporto tra cervello, mente e ambiente?

Neuroscienze e Cervello

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Claudio Catalano - 17/11/2016

Il cervello è la struttura più complessa esistente nell’universo conosciuto e noi esseri umani siamo dei costruttori di realtà: spazio e tempo sono le nostre più grandi creazioni e continuamente le trasformiamo perseguendo una molteplicità di significati. Non sappiamo dove siamo diretti né da dove proveniamo ma siamo continuamente occupati in un incessante lavoro di creazione che corrisponde alla nostra stessa vita.

I sensi sono i nostri strumenti che, agendo in armonia fra loro, ci permettono di costruire il nostro mondo. Che il mondo così come lo vediamo sia una costruzione del nostro cervello è un’affermazione sconcertante eppure una semplice considerazione può farci comprendere meglio questo fondamentale concetto: ogni singolo suono e ogni singola immagine che noi percepiamo in un determinato momento non rappresenta la realtà di quel momento ma l’immagine di come era il mondo nell’immediato passato, questo perché fra l’elaborazione dell’immagine e la consapevolezza trascorre un determinato lasso di tempo misurato in frazioni di secondo, questo processo di vera e propria post-produzione è spiegabile solo  prendendo in considerazione la capacità creativa del nostro cervello.

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Considerare la mente come parte di un sistema che va oltre i limiti del cervello e del corpo per espandersi nel nostro ambiente-mondo è stata la grande intuizione dell’antropologo britannico Gregory Bateson che agli inizi degli anni settanta dello scorso secolo ipotizza il superamento cartesiano della divisione fra mente-corpo-ambiente, a tal proposito, molto noto è il suo esempio dell’uomo cieco con il bastone, un esempio che  consente di far emergere tutta la difficoltà nello stabilire i limiti dell’inizio e della fine del nostro “io”: Possiamo porre un confine tra il cervello dell’uomo e il suo corpo? O tra il suo corpo e il bastone che usa per percepire lo spazio circostante? O addirittura tra il bastone e la realtà circostante? Considerando il bastone come organo percettivo che sposta sulla sua punta quella sensazione tattile che solitamente percepiamo sulla nostra epidermide, Bateson pone un fondamentale interrogativo sull’arbitrarietà dei confini corporei aprendo orizzonti fino allora inimmaginabili. Bateson, inoltre, pone in evidenza il ruolo creativo della percezione; quest’ultima non è mai rappresentazione di un qualcosa che è lì fuori ma è sempre costruzione creativa.

Questo articolo è tratto dal libro Extrasensi di Claudio Catalano.

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