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La resilienza secondo Ildegarda di Bingen

Medicina Integrata

La resilienza secondo Ildegarda di Bingen

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La resilienza secondo Ildegarda di Bingen

Sistema endocrino, immunitario, cervello ed emozioni: la visione integrata della badessa benedettina ci insegna ad accogliere e trasformare gli urti della vita 


Sabrina Melino - 26/08/2020

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 73. 

Ildegarda di Bingen sintetizza con la “ruota circondata dalla Luce Vivente” l'eterno movimento della vita. Questa rappresentazione, insieme ad altri simboli femminili utilizzati a supporto delle sue visioni profetiche, accoglie in sé l'immagine del continuo movimento e di quella trasformazione che è il senso implicito della vita stessa.

Il movimento è connesso con un significato di purificazione: noi nasciamo con l’obiettivo di comprendere chi siamo all’interno dell’immenso universo creato. La nostra esistenza ha un significato specifico e diverso da milioni di altre vite che popolano il mondo e, comunque, differente da quello di vite già esistite o che esisteranno. La trasformazione in cui siamo coinvolti non è casuale, ma dovrebbe seguire un cammino che nella sua unicità è in armonia con il movimento complessivo dell’universo. Ognuno di noi ha un talento da scoprire e sviluppare in modo del tutto unico e creativo. 

Come scoprirlo? Come arrivare a intuire la nostra strada? Come realizzarci attraverso e malgrado gli urti della vita? 

Io prendo coscienza di me stesso attraverso relazioni di contrarietà, così come attraverso passaggi della vita che sono un urto, una resistenza. 

Mi riconosco nella relazione con l’altro e negli urti che incontro nell’eterno movimento di trasformazione o, direbbe Ildegarda, di purificazione, che è la vita: nella resistenza esisto perché mi conosco. 

Paura, malinconia, malattia 

È dunque fondamentale come io mi relaziono con gli altri e come affronto questi urti. L’equilibrio va conquistato ogni momento della giornata: la vita è un movimento continuo che esige un altrettanto interminabile adattamento. 

Non è un adattarsi passivo, ma è la conquista di un gradino più alto nel raggiungimento di uno stato di benessere ovvero di consapevolezza sempre più ampio. 

Mai come in questo periodo storico siamo chiamati a mettere alla prova la nostra flessibilità e la nostra adattabilità che, secondo la badessa di Bingen, non è solo resilienza ma anche apprendimento e quindi cambiamento evolutivo. 

Nel descrivere le costituzioni umane, Ildegarda definiva i timorosi come i più soggetti alla malattia e quindi i più deboli o fragili e dall’altra i sanguigni come coloro in grado di adattarsi con più facilità e quindi di restare in salute: «Vi sono uomini tristi e timorosi e con la mente piena di vaghezza, tanto da non avere una costituzione giusta, né una giusta condizione. Sono, piuttosto, come il vento forte, dannoso per ogni erba e per ogni frutto.

E in questi uomini si forma un flegma che non è né umido, né denso, ma tiepido. Tale flegma è simile al livido muco, che è resistente e si allunga come la gomma e che provoca la malinconia, nata dal fiato del serpente e genera nell’uomo ogni sorta di malanno». Colui che si lascia guidare o meglio congelare dalla costante paura diventa, dunque, per Ildegarda, più suscettibile alla malattia che lei descrive con il termine di malinconia, uno stato psicofisico caratterizzato dall’alternanza tra ira e tristezza che può condurre, se non gestito, alla malattia. 

Il pauroso dunque sviluppa, più facilmente di altri, sentimenti caratterizzati da rabbia, ira, ansietà che alterano la nostra capacità di relazionarci con l’altro e di vivere gli urti fondamentali della vita come forma di apprendimento. Il timoroso sviluppa una modalità di pensiero che lo porta a vedere la realtà sempre in autodifesa: rifiuta il nutrimento e quindi la conoscenza di sé che sola può passare attraverso la relazione. 

«L’indole dell’uomo timoroso – scrive Ildegarda – è sottoposta a grandi tribolazioni ed egli prova ira e tristezza e talvolta gioia, senza sentire appieno nessuno di questi sentimenti, essendo timoroso in ciascuno, come l’onda nell’acqua, e temendoli tutti in cuor suo. Alcuni di questi uomini vivono a lungo, ma la maggior parte muore presto». 

Della costituzione dei sanguigni, invece, dice Ildegarda: «L’uomo sanguigno è avveduto, stabile e costante e avrà un corpo sano e vivrà a lungo. Sono lieti, non oppressi da tristezza o asprezza alcuna e rifuggono l’asprezza della malinconia». 

Che cosa differenzia nel profondo il pauroso dal resiliente-sanguigno? 

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Sabrina Melino
Chimica e Tecnologa farmaceutica, specializzata in Fitoterapia e Aromaterapia, è studiosa e divulgatrice dell’opera della badessa benedettina... Leggi la biografia
Chimica e Tecnologa farmaceutica, specializzata in Fitoterapia e Aromaterapia, è studiosa e divulgatrice dell’opera della badessa benedettina Ildegarda di Bingen, la cui attualità nell’approccio alla salute e alla persona sta ottenendo l’attenzione della Medicina Integrata e del mondo Accademico.L’obiettivo è quello di aprire la... Leggi la biografia

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