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Ascorbato di potassio con ribosio in oncologia

Medicina Integrata

Ascorbato di potassio con ribosio in oncologia

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Ascorbato di potassio con ribosio in oncologia

La Fondazione Pantellini avvia uno studio osservazionale per verificarne l’efficacia e la sicurezza 


Guido Paoli - 29/07/2020

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 73.


 

L’ascorbato di potassio con ribosio è un sale di potassio derivato dalla vitamina C ottenuto mescolando estemporaneamente in 20 cc di acqua a freddo (temperatura ambiente): 

  • 150 mg di acido L-ascorbico; 
  • 300 mg di bicarbonato di potassio (di cui 117 mg di potassio elemento); 
  • 3 mg di ribosio; 
  • senza utilizzare cucchiaino metallico e da consumarsi sempre a stomaco vuoto. 

Il composto, in soluzione acquosa, si trova ad un pH lievemente alcalino (fra 7.1 e 7.4), rendendolo fruibile anche a persone che soffrono di gastriti e ulcere attive. 

Il metodo Pantellini 

La “virtù” di questa molecola (inizialmente nella formulazione “classica”, senza ribosio) venne scoperta dal chimico fiorentino Gianfrancesco Valsé Pantellini alla fine degli anni Quaranta del secolo scorso, ed è alla base del metodo che porta il suo nome. Questa sostanza cerca di interferire con i processi di degenerazione cellulare, soprattutto di tipo oncologico. In quest’ultimo caso cerca di limitare le riserve energetiche delle cellule cancerose, agendo contemporaneamente per favorire il corretto funzionamento di quelle sane. In questo modo questa molecola può essere assunta a livello di prevenzione, proprio come un nutrimento specifico giornaliero. 

Da diversi anni la formula è stata arricchita con il ribosio, che svolge attività catalitica aumentando la velocità del processo con cui viene trasferito potassio nelle cellule. 

Il composto è completamente fisiologico perché l’organismo lo riconosce come facente parte di sé. Per questo non evidenzia effetti collaterali ma eventualmente effetti “accessori” per la sua azione di regolazione del metabolismo, come un possibile lieve rialzo di pressione, che si regolarizza in genere entro 10-15 giorni. 

Questa molecola è affiancata, soprattutto in una fase iniziale che dipende dalla situazione clinica e dall’evoluzione della patologia oncologica, da altre sostanze fisiologiche e vitaminiche che ne aiutano l’azione, limitano gli effetti collaterali delle eventuali terapie in corso e cercano di ripristinare i meccanismi ossido-riduttivi alterati dai processi fermentativi oncologici. 

Il metodo Pantellini non è alternativo ai protocolli ospedalieri e può affiancare chemio e radioterapia, con opportune precauzioni. 

La Fondazione 

La Fondazione Valsé Pantellini (diritto spagnolo) è nata nel 2000 per continuare gli studi ed onorare la figura del dottor Pantellini, deceduto nel 1999. Il suo calore umano, la sua curiosità scientifica, il suo spirito arguto, la sua statura morale, la sua etica rigorosa dal punto di vista scientifico ed umano sono stati e sono tutt’ora i pilastri e l’esempio su cui si costruisce giorno per giorno l’attività della Fondazione stessa. 

La ricerca, sia “sul campo” che in laboratorio grazie alla collaborazione di professionisti esperti e di gruppi universitari italiani e stranieri, ci ha permesso di rafforzare le nostre idee sulla validità di questa molecola, che può davvero rappresentare una risorsa per tutte le persone, senza alcuna pregiudiziale proprio per i dosaggi estremamente contenuti. È sempre utile, però, contattare il personale della Fondazione per inquadrare al meglio ogni situazione e poter fare delle proposte adeguate alla situazione. 

La Fondazione Pantellini, in occasione dei 20 anni dalla propria costituzione, sta preparando il progetto più importante della sua storia, con un’esposizione pubblica totale, mettendo in campo tutte le proprie risorse e le proprie idee. 

Si tratta di uno studio osservazionale in cui si vuole valutare l’utilità del metodo Pantellini su malati che non rispondono più alle terapie oncologiche previste per progressione di malattia e che sono con la sola terapia palliativa. 

Non ci risulta che uno studio di questo tipo sia mai stato proposto da alcuna struttura pubblica o privata, almeno a livello nazionale, a questo particolare livello della evoluzione della patologia. 

Lo studio osservazionale sui malati terminali 

La Fondazione Valsé Pantellini ha scelto di mettersi nella situazione peggiore possibile, dove tutti “alzano le mani”, esponendosi oltre ogni ragionevole logica, in un territorio inesplorato, non per supponenza o arroganza o, peggio ancora, desiderio di far credere che la verità sia da una parte sola (e sappiamo bene che non è così), ma per l’intima convinzione che il metodo proposto sia una risorsa per tutti, per tentare di migliorare la qualità di vita (e, forse, anche cercare di prolungarne l’aspettativa) nel rispetto dei diritti del malato e della sua dignità. 

Saranno arruolate al massimo 20 persone nel territorio fiorentino per le quali abbiamo predisposto un diario clinico per monitorare ogni situazione e per dare valore obiettivo allo studio. I costi saranno a carico totale della Fondazione, cioè i malati o le loro famiglie non dovranno spendere un solo euro per acquistare le sostanze proposte o per eseguire esami di qualsiasi tipo. 

Il Crowd Funding per finanziare la ricerca indipendente 

La Fondazione non dispone dei fondi necessari per sviluppare autonomamente questo studio, per questo è stata predisposta una Raccolta Fondi (Crowd Funding) sulla piattaforma “Produzioni dal Basso”. La cifra richiesta è importante – cinquantamila euro – ma la convinzione è che non siano soldi “buttati via”. Ognuno può donare liberamente anche un solo euro, o seguire le cifre proposte che sono associate a delle “ricompense”. 

Si tratta solo di un primo passo, faticoso ma deciso. Se le risposte saranno confortanti lo studio potrà essere ampliato a livello Regionale o anche Nazionale, arruolando eventualmente un più significativo numero di persone. 

Non vogliamo dimostrare di essere migliori di altri, non vogliamo contrapporci a nessuno, perché in gioco non c’è chi ha ragione e chi ha torto, ma come poter essere di aiuto alle persone nel miglior modo possibile, agendo nella logica della integrazione complementare. E questo proprio per tutelare la dignità e il diritto al rispetto assoluto della vita, unendo insieme competenze diverse, ricordando soprattutto a noi stessi che le tre parole chiave che guidano il nostro cammino come Fondazione sono: Umiltà, Coerenza, Amore. 

Per sostenere lo studio della Fondazione Pantellini 
https://www.produzionidalbasso.com/project/ diamoci-una-mano-con-il-metodo-pantellini/


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Guido Paoli
Guido Paoli si è laureato in Fisica nel 1987, presso l’Università degli Studi di Firenze, con una tesi in campo medico-nucleare relativa ad... Leggi la biografia
Guido Paoli si è laureato in Fisica nel 1987, presso l’Università degli Studi di Firenze, con una tesi in campo medico-nucleare relativa ad una tomografia per emissione di fotoni in cascata. Ha successivamente conseguito (1993) il titolo di Dottore di Ricerca in Fisiopatologia del dolore e si è occupato, durante la sua attività presso... Leggi la biografia

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