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Salute e vaccini: cosa ci nasconde l’industria farmaceutica?

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Stefano Montanari - 01/01/2016

 

 

Estratto da “Vaccini. Si o no?” di Stefano Montanari e Antonietta M.Gatti

Scarsa eticità dell’industria farmaceutica

In definitiva, esagerando in certi atteggiamenti che di etico non hanno nulla, le industrie farmaceutiche hanno gettato al vento quell’aureola di sacralità che le circondava.

Da tempo altro non sono che aziende industriali e commerciali come qualunque altra, e, come qualunque altra, mirano a fare lucro, cosa assolutamente ineccepibile.

Quando, però, il lucro viene dalla salute, una certa delicatezza, per non dire altro, dovrebbe essere d’obbligo.

 

I fatti dicono, invece, che disturbi fisici di piccola o nessuna portata sono trasformati in problemi medici da affrontare con poderose (e costose) armi spianate, e che sono proposti, in maniera che a volte trascende nella vera e propria intimidazione ricattatoria, come quella messa in atto nei confronti dei genitori di neonati, mezzi preventivi e terapeutici esaltandone le proprietà benefiche e tacendone i rischi.

 

Ormai celeberrima è l’intervista del 1976 rilasciata alla rivista «Fortune» da Henry Gadsen, il direttore del gigante farmaceutico Merck, poco prima di andarsene in pensione.

 

Gadsen si lamentava del fatto che si producessero medicinali solo per i malati (eravamo nel 1976) quando il suo sogno era trattare farmacologicamente anche i sani, acquisendo, così, il mondo intero come cliente potenziale.

 

Vaccini: Sì o No?
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Il 2 settembre 2009 il «New York Times» pubblicò in prima pagina un articolo in cui raccontava di come alcune industrie farmaceutiche stessero lavorando sul cancro, malattia fino a quel momento largamente ignorata, per cavare quattrini a chi di cancro stava morendo. Testualmente: «Recent scientific discoveries have suggested new targets for cancer drug researchers to attack. And as drug companies see profits beginning to wane from mainstays like Lipitor, the high prices that cancer drugs can command have become an irresistible lure». 

Tradotto: «Recenti scoperte scientifiche hanno suggerito nuovi obiettivi da attaccare da parte dei ricercatori nel settore dei farmaci anticancro. E mentre le industrie farmaceutiche vedono diminuire profitti da colonne portanti come il Lipitor, i prezzi alti che possono arrivare dai farmaci anticancro sono diventati un’attrazione irresistibile».

 

Non si può nascondere come la stragrande maggioranza dei medici impegnati nei tipi di ricerche di cui sopra e, in verità, nella grandissima maggioranza delle ricerche in campo medico, sia in evidente conflitto d’interessi, ricevendo i finanziamenti proprio dalle industrie farmaceutiche.

 

In poche parole, se si vuole continuare a mantenere un laboratorio, se si vuole continuare ad andare ai congressi (con qualche svago annesso), se si vuole continuare a pubblicare articoli (pochi sanno che per pubblicare sulle riviste mediche si paga fior di quattrini), se si vuole fare carriera, non si deve scontentare chi ci mette i quattrini.

 

È altrettanto un fatto che l’arrivo di un farmaco (o di un vaccino) è preparato con tecniche di mercato del tutto identiche a quelle di qualunque altro prodotto e che i medici dal cui ambulatorio si esce con una ricetta fatta di tante voci sono i più coccolati da chi può aiutarli sia economicamente sia in termini di una visibilità che porta a fare carriera e, come effetto collaterale, denaro.

 

 

Insomma, tanti malati o presunti tali, significano tanti quattrini e, rapidamente, il sogno di Gadsen si sta avverando.

 

 

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