Il massaggio dei punti trigger
Medicina Integrata
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Stress, posture scorrette, traumi e tensioni emotive possono lasciare nel corpo tracce sotto forma di contratture muscolari persistenti. Tra queste vi sono i trigger point, piccoli punti di tensione capaci di generare dolore anche a distanza dalla loro sede. Una recente revisione scientifica ha valutato il loro ruolo nella cefalea tensiva e l'efficacia delle tecniche utilizzate per trattarli.
Valerio Pignatta
I trigger point sono una sorta di nodi muscolari dove si accumulano tensioni o conseguenze di traumi causando contratture che comportano disagi e malesseri in parti del corpo anche lontane dal punto in cui si sono radicati e posizionati. Oltre che generati da cadute, incidenti e contusioni possono nascere anche a cause di stress continuativi, postura scorretta sul lavoro o nello studio, malattie invalidanti, tensioni psico-emozionali o addirittura carenze nutrizionali.
Questi punti di accumulo delle tensioni possono essere attivi o latenti (che possono cioè entrare in gioco solo a determinate condizioni), e sono solitamente suddivisi in punti principali e punti secondari.
Per far fronte a questo tipo di condizione è stata sviluppata da molto tempo una tecnica di manipolazione dei punti trigger che ricorda altre tecniche di massaggio e di agopuntura e che viene ormai utilizzata anche negli studi di fisioterapisti e fisiatri.
Punti trigger e cefalea
Ultimamente (settembre 2024), è stata portata a termine una revisione sistematica degli studi che si sono occupati di stabilire la presenza di effettiva efficacia dei trattamenti dei trigger points in caso di cefalea. Il team di ricerca formato da professori del Dipartimento di medicina dello sport dell’Università di Lublino in Polonia (Dolina, A., Baszczowski, M., Wilkowicz, W., Zieliński, G., Trigger Point Therapy Techniques as an Effective Unconventional Method of Treating Tension Headaches: A Systematic Review, «Healthcare», 2024, vol. 12 (18), 1868; https://doi.org/10.3390/healthcare12181868), ha analizzato diverse fonti scientifiche per poter trarre delle conclusioni definitive.
L'obiettivo principale della revisione della letteratura è stato infatti quello di determinare se le diverse tecniche di terapia dei trigger point sono efficaci nel ridurre l'intensità, la frequenza e la durata della cefalea di tipo tensivo, una patologia invalidante e sempre più diffusa. Un ulteriore obiettivo è stato quello di valutare l'impatto della terapia dei trigger point su altre variabili fisiche e psicologiche sempre nel mal di testa di tipo tensivo.
Questa revisione della letteratura è stata condotta in conformità a rigide linee guida (PRISMA) con criteri di inclusione e di esclusione sviluppati utilizzando strategie riconosciute e utilizzate nella pratica basata sulle evidenze (metodo PICO). Le ricerche sono state effettuate in quattro banche dati: PubMed, Science Direct, Cochrane Library e PEDro.
Dei 9 studi inclusi con 370 partecipanti, 6 erano studi randomizzati controllati, 2 erano studi pilota e 1 era un case report. Dall’analisi di tutte queste sperimentazioni precedenti i ricercatori hanno rilevato che la terapia dei punti trigger ha ridotto la durata, l'intensità e la frequenza delle cefalee.
L’efficacia delle varie tecniche
La tecnica del dry needling (un'efficace integrazione alla terapia manuale dei punti trigger in cui un ago sottile senza farmaci viene inserito con estrema precisione nel punto trigger responsabile del disagio), la compressione ischemica, le tecniche di rilassamento posizionale e i protocolli di massaggio incentrati sulla disattivazione dei punti trigger sono metodi efficaci per il trattamento non convenzionale delle cefalee di tipo tensivo.
Al nostro attivo abbiamo dunque oggi un metodo valido, e in massima parte anche autogestibile, che ci consente di lenire situazioni di dolore fisico costante che ci rendono la quotidianità disagevole. Il ricorso ad automassaggi o trattamenti più professionali dei punti trigger può essere una risorsa senza effetti collaterali e di facile applicazione.



