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Felicità è Vita Lenta

Consapevolezza

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Felicità è Vita Lenta

La fast life fatta di multitasking, scelte istantanee, caffe presi al volo e interazioni digitali, ha preso il sopravvento, ma è davvero questa la vita che vogliamo? È davvero questo la nostra idea di felicità?


Francesca Lanza - 20/12/2023

Se potessimo scegliere una parola per definire la vita degli uomini moderni, sarebbe “frenesia”. Ma quando mai, nella storia conosciuta, siamo stati così predisposti a un’incessante attività?

Viviamo in un mondo veloce, che è andato di corsa per tanto, troppo tempo, in cui tra i banchi di scuola domina incontrastata la “Dea Ansia”, bruciamo di Born Out a lavoro, facciamo fatica a sederci per fare colazione e compriamo sempre più surgelati al supermercato!

La frenesia ha preso il sopravvento; ecco perché in maniera sempre più sentita negli ultimi anni alla fast life si contrappone lo slow living, espressione coniata negli anni ʼ80 che sta diventando oggi una vera e propria filosofia di vita, abbracciata da tanti che decidono di prendersi cura del proprio benessere psicofisico e della propria felicità. A me piace chiamarla, in italiano, Vita Lenta.

Parola d’ordine: rallentare.

Vivere lentamente significa porre attenzione al presente, vivere il più possibile al contattato con la natura e con se stessi, assaporare la bellezza che ci circonda, sorprendersi del quotidiano.

La vita lenta, ed ecosostenibile, spopola anche (finalmente!) nei social, quasi come una contraddizione in questi luoghi virtuali dove tutto va veloce ma ciò che è sorprendente (o forse no?!) è che la scienza, dalla psicologia alla fisica, ne supportano e promuovono i principi.

 

Vita quantica e Vita Lenta

Frank Kinslow, medico chiropratico, docente presso la Everglades Univesity in Florida, parla nel suo Il Segreto della Vita Quantica, edito da Macro Edizioni, dei benefici di un stile di vita lento capace di portare pace interiore, prosperità e una vera e propria guarigione.

Ciò che osserva Kinslow è innanzitutto che sessanta o settant’anni non sono un tempo sufficiente per consentire l’adattamento di ner­vi, ossa e cervello ai livelli di stress e attività impostici dalla vita moderna. Il nostro corpo/mente non è passato attraverso quel numero di generazioni necessarie per prepararci all’aggressione della vita frenetica che stiamo vivendo. Quella natura contemplativa formatasi nei nostri progenitori è ancora in noi, geneticamente codificata in ogni cellula e in at­tesa paziente di venire riscoperta, ecco perché soffriamo così tanto, immersi nei ritmi frenetici della vita di oggi.

 

Otium

 Secondo Seneca, l’otium era una condiziona necessaria dell’uomo per acquisire sapienza. Era proprio il tempo libero, quello dedicato a se stessi che ci permetteva come uomini di evolvere. In quest’ottica, il tempo impiegato nella riflessone e nell’osservazione di sé e del mondo era tutt’altro che tempo sprecato, anzi si rivelava presupposto dell’azione stessa. Ma in questo cortocircuito del sentire si ha la sensazione che se mettiamo da parte un po’ di tempo per non fare nulla, stiamo perdendo tempo. Sembra ci dimentichiamo costantemente che è più importante prestare più attenzione alla qualità che alla quantità. Siamo spinti da un bisogno insaziabile di riempire tutti i vuoti.

Scrive Frank Kinslow:

 “il sapere è il nuovo Dio. Pensiamo che se conosciamo una cosa, la possediamo e possiamo controllarla. E se possiamo controllare una cosa, possiamo usarla per aumen­tare il nostro sapere e accrescere il controllo, oppure per pro­teggerci da un pericolo, reale o immaginario. Il nostro pensiero collettivo procede più o meno lungo questi binari: se aumentiamo il nostro sapere riguardo una cosa, aumentiamo il nostro controllo su di essa; se aumentiamo il nostro controllo su una cosa, possiamo usarla per aumentare il nostro sapere o eliminarla in quanto minaccia alla nostra sicurezza o all’incre­mento del nostro sapere. Cogli la sottile follia insita nel nostro modo di pensare? La domanda che dovremmo porci non è: “Come posso eser­citare più controllo?”, ma: “Come posso liberarmi dal bisogno di controllare?”.

 


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Il vuoto e la coscienza di sé: il metodo Quantum Entrainment

La nostra mente ha bisogno di controllare. Il cuore, al contrario, di lasciare andare. Quello che la nostra mente, presa in una spirale frenetica non ha il tempo di elaborare, è che il vuoto, il silenzio, non sono qualcosa di negativo bensì di essenziale. Il vuoto, la noia, l’irrequietezza, l’ansia, stanno cercando di dirci che qualcosa non va. Ci stanno dicendo che le attività esteriori non garantiscono la pace interiore. Perché continuiamo a cercare fuori? Siamo andati verso l’esterno per accumulare sempre di più, ma la risposta si trova nell’altra direzione. Non abbiamo bisogno di più cose, ma di meno. In realtà, abbia­mo bisogno di meno del meno. Non abbiamo bisogno di nulla.

Come ritornare a quel tanto acclamato qui e ora? Frank Kinslow ha ideato un metodo scientifico alla portata di tutti, capace di riportarci a quella che lui definisce “consapevolezza pura”. Matematicamente, il processo del QE opera per sottrazione. Concede alla mente sempre meno cose, finché resta il Nulla. Poi – e questa è la parte più bella – tiene la mente al livello più sottile della creazione, dove dimora il Sé interiore, allo stesso tempo permettendole di rifluire delicatamente all’indie­tro, nel trambusto della vita quotidiana. In tal modo è possibile davve­ro tenere il piede in due staffe, traendo sostegno da entrambe le dimensioni simultaneamente. Questa secondo lui è la chiave per accede­re alla pace ed eliminare la sofferenza. Che dire? Mettiamoci alla prova!

Buoni giorni “lenti” a tutti

Francesca Lanza


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