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Cose Ostiche da Digerire. Nanopolveri e nanoparticelle.


- 01/01/2016
Le polveri scaturite dalle esplosioni di proiettili all’uranio impoverito, ma anche al tungsteno e di altro tipo, potrebbero essere alla base delle patologie dei militari italiani affetti dalle cosiddette sindromi del Golfo e dei Balcani: è ciò su cui lavora da anni la dott.ssa Gatti. La Gatti ha esaminato, nel suo lungo e incessante lavoro, tessuti di numerosi soldati e civili esposti alle polveri delle esplosioni e affetti da patologie o deceduti dopo essere stati impiegati o avere risieduto nei Balcani. «In tutti i casi abbiamo riscontrato la presenza di corpi estranei nel loro organismo, come composti di zirconio, ferro, cromo – spiega la dott.ssa Gatti – Le nanoparticelle che si sviluppano con l’esplosione di un proiettile all’uranio impoverito o al tungsteno ad altissime temperature possono essere la causa di patologie gravissime e potenzialmente mortali». L’ipotesi della dottoressa Gatti ha trovato conferma nel lavoro della commissione, costituita al Senato dai vertici governativi e militari, che per sei anni ha studiato il problema e che tra febbraio e marzo 2006 ha presentato i risultati. Da quei risultati si evince che «le polveri dopo esplosioni a 3000 gradi sono pericolose», e che «tra i militari italiani inviati in missione in Bosnia c’è stato un aumento anomalo e inspiegabile di forme tumorali» quindi c’è un insieme di concause oltre all’uso di proiettili con uranio impoverito. «Io stessa ho misurato la radioattività dei proiettili conficcati nel terreno e ho riscontrato il basso livello delle radiazioni - spiega la dott.ssa Gatti – Quello non era dunque il pericolo maggiore. Il problema nasce quando i proiettili arrivando sul bersaglio, esplodono ad una temperatura elevatissima e questo rende ancora più pericoloso il microparticolato che si forma: lo dicevano già gli specialisti dell’esercito americano nel 1978 quando sperimentavano quelle armi nel deserto. Ebbene, già trent’anni fa i militari Usa mettevano in guardia dai pericoli di queste particelle infinitamente piccole, formate da miscele chimiche inesistenti in natura, non biocompatibili e dunque patogeniche e che restavano in circolo dopo aver colpito l’obbiettivo.... Continua su Scienza e Conoscenza n. 16

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