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Copernico e l'astronomia moderna (Seconda parte)

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Emanuele Cangini - 01/01/2016

Il primo maggio del 1514 un professore dell’Università di Cracovia, nel catalogare la propria biblioteca, elencò un «manoscritto di sei pagine che espone la teoria di un autore il quale afferma che la Terra si muove mentre il Sole è immobile». Questo manoscritto anonimo è senza dubbio il Commentariolus, la prima breve stesura dell’astronomia geodinamica ed eliostatica di Copernico, da cui egli deliberatamente soppresse il proprio nome come autore a causa del danno potenziale che ne sarebbe derivato dalla divulgazione di una cosmologia rivoluzionaria.

Niccolò continuava, imperterrito, a osservare il cielo: poiché però nelle sue Rivoluzioni cita solo un numero relativamente ristretto di osservazioni, se ne trae l’errata convinzione che si dedicasse ben poco a tale pratica contemplativa. Egli viveva in un periodo in cui gli astronomi non pubblicavano tutte le loro osservazioni, ma selezionavano invece quelle decisive al determinare i punti critici di un’orbita. Degli appunti di Copernico rimane solo una frazione trascurabile, per lo più nei margini dei libri della sua piccola biblioteca. Nonostante ciò, con un così limitato materiale e tre semplici strumenti di osservazione che si era costruito con le proprie mani, Niccolò pose le basi della moderna astronomia.

Allo stesso modo in cui pose in circolazione il suo Commentariolus, solo sotto forma di manoscritto tra i pochi e veramente fidati amici, così ora egli desiderava pubblicare le tabelle astronomiche risultanti dai calcoli e dalle osservazioni che aveva eseguite, ma non le deduzioni che le stesse racchiudevano. Questo limitato modo di vedere, che anteponeva la sicurezza personale al progresso dell’umana conoscenza dell’universo fisico, fu bruscamente ridimensionato dalla comparsa sul palcoscenico scientifico del tempo, di un giovane ed entusiasta professore di matematica: Rheticus. Avendo inteso gli echi delle nuove idee dottrinali di Copernico, Rheticus decise di apprenderle dal vecchio maestro in persona. Dove tutti i precedenti sforzi per persuadere Copernico alla pubblicazione di un libro erano falliti, Rheticus riuscì.




Una prima relazione, Narratio prima, sull’astronomia copernicana, rapidamente completata il 23 settembre del 1539, venne da lui pubblicata a Danzica nei primi del 1540. Quando Copernico vide che nessuna reazione violenta fece seguito alla pubblicazione del discepolo, permise allo stesso di fare una copia del suo caro manoscritto per poi pubblicarlo, anticipandone però la prima parte sulla trigonometria, nel 1542 a Wittenberg; l’intera De revolutionibus orbium coelestium fu pubblicata ufficialmente nel 1543 a Norimberga. Strano a dirsi, nel frattempo, il giovine discepolo di Frombork, Rheticus, si ammalò gravemente, a tal punto da poter avere solo il tempo di tenere tra le mani una prima copia del suddetto capolavoro.

 

  • Sotto il “segno dell’Acquario”

Come Galileo, come Volta, come Leon Battista Alberti, come Mozart: anche Niccolò apparteneva al segno dell’Acquario, ad esso fedele nel rappresentarne tanto nei contorni che nei contenuti quella avanguardia di frontiera capace di distruggere i costrutti vigenti a favore della introduzione delle nuove istanze. Una precettistica nuova che, nel più totale fermento, premeva per prendersi quello spazio che era nei suoi destini.

Il paradigma del nuovo mutava la direzione dei venti: le vetuste concezioni tolemaiche erano giunte a conclusione. Serviva solo una spinta propulsiva, degna virtù esclusiva di quelle anime eccelse che sapevano riconoscerla. In questo Copernico era un vero e autentico Acquario, portatore di quel rinnovamento che sapeva attuarsi solo dopo aver pensionato una filosofia che aveva dimostrato tutti i suoi limiti.

Come Caronte, sul fiume Acheronte, Copernico traghettava la sua epoca verso un nuovo orizzonte. Che Galileo, qualche decennio appresso, avrebbe ufficialmente consacrato.

Leggi la prima parte dell'articolo.


Emanuele Cangini
Emanuele Cangini nasce a Modena, dove frequenta una scuola ai indirizzo tecnico e a seguire l'Università presso la facoltà di Ingegneria... Leggi la biografia
Emanuele Cangini nasce a Modena, dove frequenta una scuola ai indirizzo tecnico e a seguire l'Università presso la facoltà di Ingegneria Meccanica.È curatore e revisore di testi per Macro Edizioni, e per la rivista Scienza e Conoscenza nonchè giornalista divulgativo e critico letterario, relatore e conferenziere. Accanito lettore, da sempre... Leggi la biografia

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