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Carie e zuccheri sono collegati, ma non come pensavamo!

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Carie e zuccheri sono collegati, ma non come pensavamo!

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Carie e zuccheri sono collegati, ma non come pensavamo!
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La salute dei nostri denti non deriva dalla quantità di zucchero che consumiamo: scopri la vera causa delle carie

 


Roberto Robba - 24/10/2018

Ci è sempre stato insegnato che un’alimentazione ricca di carboidrati raffinati non fosse salutare per i nostri denti. La spiegazione era che tali zuccheri venivano utilizzati da alcuni ceppi del microbiota orale per produrre acidi che provocavano poi la demineralizzazione dei tessuti duri del dente.

Questa versione dei fatti però non giustificava come mai si formassero delle carie anche in persone che spazzolavano i denti accuratamente impedendo quindi ai batteri di utilizzare i carboidrati per produrre acidi.

Altra anomalia era il fatto che solo alcuni denti si cariavano, mentre gli altri rimanevano indenni. A volte addirittura a cariarsi erano denti simmetrici ai due lati della bocca, come se i batteri avessero delle preferenze precise. Tutto questo lasciava sospettare che ci fossero altri meccanismi, legati all’ospite, che influenzassero il manifestarsi di questa patologia. 

Il collegamento tra carie e zuccheri

Già negli anni 70 dei ricercatori della Loma Linda University, Steinman e Leonora, scoprirono che il Fluido Dentinale, ovvero il liquido che scorre all’interno dei tessuti duri del dente con direzione verso l’esterno, è determinante nella formazione delle carie. Tale liquido serve a nutrire e detergere lo smalto e la dentina dall’interno. Un’alimentazione ricca di carboidrati è in grado di arrestare o addirittura invertire il senso del flusso del Fluido Dentinale, e questo provocava immediatamente delle carie negli animali da laboratorio. 

Ma la scoperta sensazionale del team californiano, i cui lavori sono durati sino al 2005, fu che gli zuccheri non agivano sul Fluido Dentinale tramite i batteri in bocca, bensì in maniera sistemica tramite un asse neuroendocrino “Ipotalamo – Parotide – Dente”. Dall’Ipotalamo infatti viene liberato un fattore di rilascio che consente alla Parotide (non solo ghiandola salivare ma anche ghiandola endocrina), di liberare un Ormone Parotideo che regola il Flusso Dentinale e quindi l’insorgenza della carie.

Se pensiamo a che importanza per la sopravvivenza hanno gli assi neuroendocrini, frutto di un’evoluzione di milioni di anni (vedi l’asse dello Stress “Ipotalamo – Ipofisi- Surrene”, o quello “Ipotalamo – Ipofisi – Tiroide” che regola il metabolismo), possiamo pensare che la faccenda carie dentaria abbia un significato molto più importante di quanto si fosse sinora immaginato.

Vedere questa patologia con un approccio così ampio è tra l’altro perfettamente in linea con il paradigma della PNEI che afferma che non siamo fatti a compartimenti stagni ma che ogni parte comunica con il resto del corpo tramite ormoni, neuropeptidi e altri trasmettitori. E la Psiche sovraintende a tutto questo scambio informativo. Fantascienza? No, semplicemente la realtà della vita negli esseri umani.

 

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