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La fisica quantistica spiegata in modo semplice (seconda parte)

Scienza e Fisica Quantistica

La fisica quantistica spiegata in modo semplice (seconda parte)

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La fisica quantistica spiegata in modo semplice (seconda parte)
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Antonella Ravizza - 01/01/2016

Ma com’è possibile che un singolo elettrone si comporti come un’onda e faccia interferenza con se stesso?! Fino a quando l’elettrone non viene rivelato sul bersaglio, esso non si trova mai in un punto preciso dello spazio, ma esiste in uno stato potenziale astratto descritto da una funzione di probabilità, che si propaga come un’onda e non secondo una traiettoria definita.

De Broglie e Schrödinger tentarono di descrivere tutto il mondo quantistico in termini di onde, abolendo il concetto di particella. Ma per cogliere l’elettrone sul fatto, dobbiamo rivelarlo. La meccanica quantistica non ci permette di avere contemporaneamente la figura di interferenza e la conoscenza del singolo foro da cui l’elettrone è passato. O l’uno o l’altro: o l’elettrone viene rivelato come particella oggettiva, e quindi non produce interferenza, o è un’onda estesa, ed in tal caso non passa da un solo foro, bensì da tutte e due: è come se fosse passato da tutte e due.

Questo è un po’ come il conosciutissimo paradosso del gatto di Schrödinger: gatto vivo o gatto morto; non si sa fino a che non si vede il gatto effettivamente aprendo la scatola, altrimenti si considera vivo e morto contemporaneamente.
Erwin Schrödinger nel 1935 introdusse il termine di entanglement: se due particelle si fanno interagire per un certo periodo e quindi vengono separate, quando si sollecita una delle due in modo da modificarne lo stato, istantaneamente si manifesta sulla seconda un’analoga sollecitazione a qualunque distanza si trovi rispetto alla prima.

Il fenomeno dell'entanglement viola il «principio di località» per il quale ciò che accade in un luogo NON può influire immediatamente su ciò che accade in un altro. Ecco un esempio: due particelle vengono lanciate in direzioni opposte. Se la particella A, durante il suo tragitto incontra una carica magnetica che ne devia la direzione verso l’alto, la particella B, invece di continuare la sua traiettoria in linea retta, devia contemporaneamente la direzione assumendo un moto contrario alla sua gemella. Questo esperimento dimostra che le particelle sono in grado di comunicare tra di loro trasmettendo ed elaborando informazioni e dimostra anche che la comunicazione è istantanea.

Nell'Ottobre del 1998 il fenomeno dell’entanglement è stato definitivamente confermato dalla riuscita di un esperimento effettuato dall'Institute of Technology (Caltech) di Pasadena, in California. In conclusione, la meccanica quantistica nel microscopico ci ha condotto ad abbandonare la descrizione della fisica classica deterministica, per arrivare a una descrizione probabilistica in cui gli stati e le proprietà del mondo microscopico non sono determinati, a priori, intrinsecamente, ma acquisiscono realtà solo se vengono misurati o se entrano in contatto con altri “oggetti”.

Questo stravolge la descrizione di un mondo che fino al secolo scorso sembrava sensato e ragionevole. Chissà quali altre stravolgenti scoperte ci riserverà il futuro!

Leggi la prima parte de La fisica quantistica spiegata in modo semplice.


Antonella Ravizza
Antonella Ravizza si è laureata in fisica nucleare all’Università degli Studi di Pavia, con la quale ha mantenuto rapporti di collaborazione.... Leggi la biografia
Antonella Ravizza si è laureata in fisica nucleare all’Università degli Studi di Pavia, con la quale ha mantenuto rapporti di collaborazione. È docente di Fisica presso l’Istituto “A. Cesaris” di Casalpusterlengo (LO).Nominata tutor del Presidio Scientifico della provincia di Lodi per l’insegnamento delle scienze sperimentali, si... Leggi la biografia

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Entanglement e cervello

postato da Pier Giorgio il 20/01/2018

Premesso che di fisica non ne capisco nulla e quindi da ignorante, mi permetto di fare una constatazione e successivamente una domanda relativamente alla questione dell’entanglement quantistico. Perdonatemi quindi l’ignoranza e soprattutto le conclusioni a cui arrivo! Se tutto è simile, nell’infinitamente piccolo e nell’infinitamente grande, non potrebbe essere così anche per l’universo e … il cervello? Ambedue esseri viventi e consenzienti? Mi spiego (so bene di dire cose assurde, ma l’assurdo a volte, è la realtà stessa!). La visione che viene data per spiegare l’entanglement come un piano ondulato dove le particelle correlate sono unite da invisibili filamenti che permettono l’istantanea comunicazione tra loro, è simile alla visione dell’universo e al nostro cervello! La velocità del nostro pensiero è istantanea, cosa che avviene anche tra le particelle correlate e nell’universo con i cunicoli spazio-temporali (buchi neri e bianchi), e gli altri universi! Quindi la velocità di comunicazione delle particelle correlate (azione fantasma a distanza), è la stessa velocità che regola il nostro pensiero ed è una velocità istantanea. (*) Se mai così fosse, allora possiamo dire che il nostro cervello non è altro che un universo in miniatura e che se l’infinitamente piccolo è simile all’infinitamente grande, noi siamo delle matrioske! Cioè, il nostro cervello è l’universo delle nostre particelle, il nostro universo è il cervello di colui che possiamo chiamare Dio, che a sua volta insieme a miliardi e miliardi di dei, vive in un suo universo, che altro non è che un cervello di un essere supremo, e così via! Quindi la teoria dei quanti, potrebbe spiegare tranquillamente l’universo e il nostro cervello!? L’ho sicuramente sparata grossa, anzi enorme, e di sicuro non è così, ma può esistere una relazione tra l’universo e il cervello? Voi ritenete che possa essere una cosa possibile? (*) Nota. Perché i fisici non hanno mai preso in considerazione la velocità del pensiero? Nello stesso istante io potrei trovarmi qui e/o nel punto opposto dell’universo. Bisogna “solo” dimostrare se il pensiero “è” una cosa reale o se è fittizio. Se è reale (e allora esiste un qualcosa superiore alla velocità della luce), il pensiero può essere visto come una relazione tra il cervello e l’universo, reale quando osservato, e fittizio quando non osservato? Se così fosse, allora questa non è la nostra vera vita, ma solo una finzione, mentre potrebbe essere vera quella della nostra anima, ammesso che esista (ed io ne sono convinto).

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