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Quando l’uomo ammirava il cielo: breve storia dell'astrologia

di Emanuele Cangini - 21/12/2016

Quando l’uomo ammirava il cielo: breve storia dell'astrologia

Giorni, mesi, anni, secoli e millenni sono passati. Eppure, oggi come ieri, ieri come oggi, il suo messaggio rimane attuale, attualissimo.

Quando l’uomo ammirava il cielo, vivo nel suo senso di stupore, forte di una fascinazione che non conosce età, sapeva cogliere in quel gesto così semplice e immediato, ma non per questo scontato e banale, tutta la vibrante verità di una domanda antica almeno quanto lo fosse la sua memoria: che senso ha la vita? E, ammesso debba averne, almeno per come canonicamente lo intendiamo, è lecito pensare che abbia anche uno scopo? Senso e scopo coincidono o divergono?

In soccorso del genere umano, sulle pagine di libri impolverati, sulle steli di monumenti vetusti, sulle colonne di templi un tempo maestosi, vediamo accorrere l’astrologia, arte tanto nobile quanto arcaica, essa stessa imprescindibilmente legata al cordone del tempo che vede susseguirsi le diverse ere storiche.

Astrologia e umanità, quale binomio indissolubile, viaggiano insieme, come passeggeri di uno stesso compartimento, come compagni del medesimo vagone trainato dal medesimo treno, percorrendo i binari del divenire antropologico. E come controllore l’umano agire, sempre attento a valutare che il biglietto della consapevolezza e della bellezza fosse puntualmente obliterato.

Cos’è l’astrologia?

Difficile darne una definizione sintetica, poiché la dimensione stessa e l’entità della suddetta disciplina non ne permettono una collocazione univoca e determinata tanto sul piano epistemologico quanto su quello ontologico. Tuttavia, dopo ormai quasi trent’anni di studio “matto e disperatissimo” (come direbbe Giacomo di Recanati), ho personalmente maturato una descrizione di questa materia che, senza pretese di fedele e precisa associazione identitaria, penso ne sottolinei, tutto sommato fedelmente, le caratteristiche salienti.

Prima di sapere cosa essa sia, dobbiamo intendere cosa essa non sia:

  • l’astrologia non è arte divinatoria, non intende perciò contemplare il futuro, lasciando ad altri la responsabilità di impugnare delicati e pericolosi strumenti di suggestione, che deviano la ricerca della verità dal suo cammino di seria affidabilità;
  • l’astrologia non è scienza deterministica, non pone quindi un legame di necessaria causalità tra gli eventi che va indagando. Il rapporto di esatto causa-effetto non le compete, avendo compreso che questa parte dell’umano investigare, seppur pregno di concreti aspetti attendibili, la vincolerebbe solamente a una misera parte di uno spettro di ricerca molto più ampio.

Ora che abbiamo inteso cosa essa non sia, possiamo già restringere il campo andando a convergere verso una direzione più mirata: l’astrologia è, e rimane, una disciplina di studio dell’uomo che si avvale di un linguaggio simbolico-archetipico da tradurre e interpretare. Forti di questo nuovo intendimento possiamo, ora, già guardarla con occhi diversi: la sua nobiltà, la sua forza, la sua bellezza risiedono proprio in questo, ovvero nello scopo solenne di perseguire valori dal forte impatto antropocentrico, intesi questi non secondo un’accezione egoicamente piramidale, ma sul profilo di una ciclicità e di una circolarità che pongono l’uomo su di un piano perfettamente paritario in ordine alla sacralità di tutto il creato.

Armonia e verità attraverso l’uso di “simboli”

In questo l’astrologia si pone come strumento oltre lo strumento: in quanto portatrice di armonia e verità, supera la sua stessa natura di veicolo di ricerca, sublimandosi in un atto creativo di riunione e fusione di molteplici discipline.

La mitologia ne è un formidabile esempio: attraverso le gesta degli eroi, attraverso l’immenso patrimonio orale trasmesso, attraverso le figure e i miti, l’astrologia trova terreno fertile per creare uno sposalizio, alchemico, tra i propri simboli e le valenze psicologiche, animiche e spirituali racchiuse nei poemi e nei racconti. L’anima, che è in ciascuno di noi, crea continuamente i simboli per potere esprimere dei contenuti interiori che sicuramente non sarebbero manifestati, tanto risultano talvolta complessi e misteriosi. Ritengo che la vita non potrebbe essere vissuta ed espressa nella sua più intima profondità, anche inconscia, se non ci venissero in soccorso proprio i simboli. Ed è con il loro ausilio che possiamo tradurre in linguaggio, quello che sentiamo dentro di noi. Il simbolo, dunque, è l’immagine che ci facciamo di un contenuto interiore che trascende la coscienza. Nel caso dell’astrologia, il simbolo racchiuso nello zodiaco e nei pianeti, come nelle case, è il punto d’incontro, la saldatura dominante fra il mondo psicologico e spirituale dell’uomo (microcosmo) e l’universo degli astri e del cielo (macrocosmo). Il rapporto simbolico micro-macro è in definitiva sempre una operazione umana, quindi appartenente alla psicologia. È l’uomo che crea i simboli, è l’uomo che li fa vivere e dona loro pulsazione: è l’uomo che attribuisce loro valore e significato sul piano reale, psichico, metafisico e immaginifico.

Al pari dei testi sacri antichi, anche l’astrologia si presta a vari livelli di approccio comprensivo: l’accesso alle sue verità si struttura secondo tre gradini, uno letterale, uno simbolico e uno esoterico.

“La Natura si nasconde agli stolti, si mostra ai curiosi, si rivela ai saggi”.

Lo Zodiaco e i suoi 12 segni

La sua base è lo Zodiaco, espresso nel grandioso simbolo del cerchio, il cui centro è l’ideale sorgente motrice perenne di tutte le energie vitali che si espandono in un ciclo illimitato ed eterno (concezione tolemaica). I dodici segni figuranti costituiscono i vari settori della ruota zodiacale. In astronomia lo Zodiaco è una fascia che contiene l’eclittica del Sole e l’equatore celeste (concezione copernicana).

Infinite sono le combinazioni tra i segni, così come altrettanto infinite risultano essere le tipologie, le sfumature tracciate dallo studio del tema oroscopico di base (lavoro certosino e impegnativo, attraverso il quale l’astrologo capace, grazie a una metodica seria e incisiva, riesce a risalire a tutti gli aspetti caratteriali e psico-emotivi del soggetto che si approccia a studiare. In questa procedura, importante è l’acquisizione dei parametri celesti del soggetto, per mezzo della consultazione delle Effemeridi, tavole apposite precompilate con la collocazione dei pianeti nei segni).

Non è facile compendiare tutto ciò che l’astrologia racchiude in sé in un breve articolo, come presuntuosa sarebbe la pretesa di vergare un trattato esaustivo, in così poco spazio, su tre decenni di studio e applicazione pressoché costanti.

Non sono qui per questo: il mio unico obiettivo era quello di farvi indugiare un attimo su queste righe, nutrendo la speranza che, una volta lette, possiate rivedere e ripensare questa disciplina secondo una ottica rinnovata e più fiduciosa.

Cara, carissima astrologia, compagna di notti insonni e pomeriggi interminabili, lascia che concluda il presente dedicandoti una poesia, una poesia che Totò scrisse diversi decenni fa, e che ancora riecheggia sui libri di italiano e sulle bocche di inguaribili nostalgici di un’epoca che non esiste più.

«A’nnamurata mia se chiama Ammore,

e tene ll’uocchie come ll’acqua ’e mare.

È ddoce comme è ddoce ’a primmavera,

è tutta gentilezza, anema e core».