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Lo scienziato che sapeva di non sapere: Richard Feynman

Scienza e Fisica Quantistica

Lo scienziato che sapeva di non sapere: Richard Feynman

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Lo scienziato che sapeva di non sapere: Richard Feynman
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Un detto comune, peraltro molto diffuso, afferma che spesso non è sufficiente una vita per conoscere una persona: ecco, io la penso esattamente nella maniera diversa, o meglio, ammesso che le due versioni possano serenamente convivere, sono convinto che, a volte, basti davvero poco per farsi un’idea discretamente nitida di una persona.


Emanuele Cangini - 19/12/2021


Riflessione maturata e ancor di più rafforzata dal filmato che ripropone l’intervista al celebre e istrionico scienziato Richard Feynman, documento prezioso, indicativo, per certi aspetti fortemente evocativo, di tutta una cultura di approccio innovativo e sui generis della quale la scienza si faceva perfetto veicolo, vestendo i panni del funambolico ricercatore.



 

Ecco, proprio nella visione del cortometraggio, è possibile capacitarsi di quanto i convincimenti espressi da Feynman possano fedelmente descriverlo e rappresentarne i tratti salienti della riflessione e del pensiero, anche agli occhi di chi ne scorgesse per la prima volta la tipicità e l’eccentricità.
Un filmato video della durata di un minuto e quarantotto secondi, nel quale emerge prepotente e poderoso lo spirito di “un fisico”; lo spirito “del fisico” che, come il re, sa mettersi a nudo, e reclamare quella naturale posizione di dubbio che tanto attanaglia le menti quanto poi le stimola.
Il dubbio e la capacità di convivere serenamente con esso: questa la forza che soggiace alla grandezza dell’animo, quella stessa forza che si esalta nel pensiero, che poi prende forma nella volontà conoscitiva. Una frase in particolare, pare comprimere appieno il significato di tutto un volo pindarico che si dipana sopra il concetto di un “novello approccio esistenzialista” della fisica: «Vedi, c’è una cosa... io posso vivere nel dubbio, nell’incertezza, senza conoscere… penso che sia molto più interessante vivere senza sapere piuttosto che darsi risposte che potrebbero essere sbagliate; ho risposte approssimative, timide convinzioni e diversi gradi di certezza... a proposito di diverse questioni ma non sono assolutamente sicuro di nulla… e di molte cose non so assolutamente nulla… ma non devo per forza avere una risposta… non sono spaventato dall’idea di non conoscere le cose».
Facile notare quanto nelle righe sopra esposte si palesi tutta la forza spirituale, al contempo pragmatica e speculativa, di uno scienziato che con lucida serenità abbraccia quella dimensione del non-conosciuto e, forse, dell’eventuale non-conoscibile, con disinvoltura e ironico abbandono.

Meglio la certezza del dubbio, del non-sapere, che la fasulla pseudo-certezza di una menzoniera verità; la vera difficoltà dell’uomo e, a maggior ragione, del ricercatore, consiste nella serena convivenza con questa condizione, nella consapevole presa di coscienza che la ricerca della verità non debba diventare fanatica e ciecamente boriosa. Dello stesso avviso pare essere la sorella di Feynman, Joan, che come preambolo introduttivo a una documentario sul fratello trasmesso dalla «BBC», esordisce con una frase di una bellezza inaudita e che trova perfetto parallelismo con la contemplazione speculativa del fratello: «Quando uno scienziato guarda silenzioso verso il cielo,  vede soli enormi e galassie, campi magnetici e turbolenze, il caldo, il freddo, le molecole tra l’uno e l’altro oggetto spaziale, le distanze infinite e i grandi misteri. E ha la sensazione, se è un vero scienziato, che si veda molto di più». Una relazione per certi aspetti ontologica si scorge tra i due enunciati: la consapevole “rinunzia” della necessaria dimensione del conosciuto, riassunta nella forma dialettica del dubbio come serena condizione, trova il proprio corrispettivo e la propria esaltazione nella mistica, antica, stupita contemplazione della volta celeste. A quel dubbio accolto ma che spiazza, si contrappone quella sensazione, quella percezione, che esiste e possa esistere un di più, che il viaggio dell’universo, forse, equivalga al viaggio dentro se stessi.
«Come sopra così sotto», scriveva Ermete Trismegisto.

Forse, davvero il viaggio della scoperta parte dal dubbio; un dubbio che, promotore di se stesso, è scintilla iniziatrice, diventa quella forza fluida e dinamica che muove la volontà della ricerca, polo esattamente opposto a quella staticità intellettuale e cognitiva che congela la Natura in schemi rigidamente imposti; freddi e impolverati.
E se davvero nell’universo esistesse “molto di più”, beh, non potremo non pensare, sorridendo, allo stravagante scienziato che, con aria scanzonata, indica la tavola della lavagna con il dito, volgendo al contempo lo sguardo alla nutrita schiera di studenti, intenti e rapiti nel contemplarne la bellezza. 


 

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Emanuele Cangini
Emanuele Cangini nasce a Modena, dove frequenta una scuola ai indirizzo tecnico e a seguire l'Università presso la facoltà di Ingegneria... Leggi la biografia
Emanuele Cangini nasce a Modena, dove frequenta una scuola ai indirizzo tecnico e a seguire l'Università presso la facoltà di Ingegneria Meccanica.È curatore e revisore di testi per Macro Edizioni, e per la rivista Scienza e Conoscenza nonchè giornalista divulgativo e critico letterario, relatore e conferenziere. Accanito lettore, da sempre... Leggi la biografia

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