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La carnitina: un valido aiuto per il cuore

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La carnitina: un valido aiuto per il cuore
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Gli studi del dottor Sinatra dimostrano come la propionil-L-carnitina (o PLC) è in grado di migliorare la funzione cardiaca e la salute delle arterie


Alessandro Silva - 09/09/2019

La propionil-L-carnitina (o PLC) è una nuova molecola che migliora la funzione cardiaca e la salute delle arterie. Le sue importanti attività sono state rese note dagli incoraggianti risultati ottenuti dal dottor Stephen T. Sinatra, un cardiologo nonché uno psicoterapeuta bioenergetico, con più di 27 anni di esperienza nell’aiutare i pazienti a prevenire e curare le malattie cardiache.
Il Dr. Sinatra è autore e co-autore di diversi libri sulle malattie cardiache. La sua pubblicazione più recente è The Sinatra Solution. Ulteriori informazioni possono essere trovate sul suo sito web all’indirizzo www.drsinatra.com.

L'energia che nutre la vita

Tutti gli organi e i tessuti umani necessitano di energia per il loro funzionamento e due sono le molecole con un ruolo fondamentale nella produzione di questa energia: l’adenosina trifosfato (ATP) e la propionil-L-carnitina (o PLC), che si è scoperta utile per il buon funzionamento del cuore.
I mitocondri sono le fabbriche energetiche delle cellule e l’ATP è il principale composto in cui si accumula l’energia. Il flusso energetico è garantito dall’attività di molecole quali le già citate carnitine e il Coenzima Q, protagonisti di numerosi ed interessanti studi pubblicati sulle riviste di cardiologia: il cuore ha bisogno infatti di un costante rifornimento di ATP e la carenza di queste due molecole porta ad un crollo dei livelli di ATP.
Ogni essere umano ottiene l’energia che gli serve dal cibo usando l’ossigeno respirato per convertire i carboidrati ed i grassi in molecole di ATP. I carboidrati vengono trasformati in ATP attraverso il “Ciclo dell’acido citrico” (o ciclo di Krebs) e la “Fosforilazione ossidativa”, con produzione di ben 38 molecole di ATP per ogni molecola di glucosio bruciata. I grassi sono convertiti nei mitocondri in ATP mediante la “β-ossidazione”.
Circa il 60-70% dell’energia utilizzata dal cuore proviene dall’ingresso degli acidi grassi nei mitocondri. I grassi sono i reali combustibile del cuore. Si tratta di molecole formate da una catena più o meno lunga di atomi di carbonio la cui attivazione, necessaria per la loro successiva degradazione, avviene nel citosol, mentre la completa degradazione si verifica nel mitocondrio. Gli acidi grassi attivati si trovano sotto forma di acil-CoA, ossia un acido grasso legato ad una molecola di coenzima A. Tuttavia, un acil-CoA, non è in grado di attraversare la membrana mitocondriale a causa della sua porzione acilica (la “coda”). Questa coda viene dunque trasferita ad una molecola di carnitina, formando acil-carnitina.
Il trasferimento avviene attraverso l’azione di due enzimi, localizzati uno sulla superficie esterna e l’altro su quella interna della membrana che riveste il mitocondrio, i quali traslocano i gruppi acilici da un lato all’altro della membrana. Il legame tra la coda e la carnitina è un esempio di legame ad alta energia. Senza carnitina dunque, i grassi, non possono essere convertiti in ATP.
Le molecole di carnitina liberate sono poi rispedite all’esterno del mitocondrio grazie ad una specifica proteina trasportatrice (la carnitin transferarsi, CT).


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Le carnitine

È ipotizzabile che l’evoluzione abbia modellato la carnitina come un treno merci adibito al trasporto degli acidi grassi nei mitocondri, ma non solo. Le carnitine paiono essere fondamentali, soprattutto a livello cardiaco, sia per il trasporto di acidi grassi nel mitocondrio che per l’espulsione della grande quantità di molecole più o meno tossiche prodotta dall’organismo.

La versatilità di una molecola come la carnitina, risiede senza dubbio nell’evoluzione di una struttura che faciliti le sue funzioni. In natura non esistono molecole molto simili alla carnitine anche perché non sono semplici da sintetizzare. Per la precisione poi, la carnitina oggetto d’interesse, una L-Carnitina, è un parente stretto degli amminoacidi.
Il dottor Sinatra da parecchio tempo studia gli effetti delle carnitine, in particolare la L-carnitina, l’acetil-L-carnitina fino ad approdare alla PLC. Egli è riuscito a provare come la somministrazione di una qualunque delle tre carnitine migliora lo stato energetico del cuore e lo protegge dai danni dovuti all’accumulo di acido lattico che si verifica durante gli attacchi cardiaci. In particolare, con la PLC, si ottiene un incremento di energia graduale e costante, prolungato nel tempo e superiore rispetto a quello raggiungibile con le altre carnitine.
Un altro studio ha dimostrato che la somministrazione di carnitina dopo un attacco di cuore ha un effetto benefico sulla conservazione del ventricolo sinistro, dove si localizzano la maggior parte degli attacchi cardiaci, contenendo la dilatazione del ventricolo stesso. Questo appare di enorme importanza visto che l’aumento di dimensione del ventricolo sinistro dopo infarto del miocardio è considerato un preannuncio di futuri eventi cardiaci avversi. La carnitina protegge dunque il tessuto cardiaco e previene le complicanze che possono insorgere dopo un attacco di cuore.
Vi sono dunque L-carnitina, l’acetil-L-carnitina (più abbondate nel cervello che nel cuore) e la PLC, che entra rapidamente nelle cellule muscolari cardiache e altrettanto rapidamente viene utilizzata per far da cargo agli acidi grassi e trasportarli all’interno del mitocondrio.
L’assunzione di un complesso di tutte le carnitine rappresenta senza dubbio la soluzione più vantaggiosa per i malati che potrebbero disporre, in unica somministrazione, delle tre forme di carnitina in grado di aumentare le riserve energetiche di ATP a livello dei principali organi consumatori: apparato muscolo-scheletrico, cuore e cervello. Siccome la permanenza del nutriente nel sangue e nei tessuti, prima di essere metabolizzato ed escreto, è piuttosto bassa la carnitina dovrebbe essere somministrata regolarmente per più volte durante il giorno. Delle tre, la PLC è la migliore delle carnitine perché rapidamente disponibile per i mitocondri.

Il rapporto tra la PLC e il funzionamento dell’endotelio

Il tessuto endoteliale è un tipo particolare di tessuto epiteliale che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni, dei vasi linfatici e del cuore. Le cellule che formano l’endotelio sono chiamate cellule endoteliali e, quelle a contatto diretto con il sangue, sono le cellule endoteliali vascolari. Le cellule endoteliali vascolari si trovano nell’intero sistema circolatorio, dal cuore al più piccolo dei capillari. Queste cellule svolgono 4 distinte funzioni di primaria importanza per la biologia vascolare: 1) conferire tonicità al vaso e creare una barriera che esclude le sostanze tossiche dal sangue; 2) percepire la presenza di una lesione nel vaso ed avviare il processo di riparazione; 3) rilasciare specifici fattori di coagulazione nel sangue per garantire l’aggregazione delle piastrine; 4) rilevare e regolare la pressione sanguigna del flusso dentro i vasi.
Il tessuto endoteliale sano mantiene inoltre ossidate le lipoproteine a bassa densità (LDL). Le lipoproteine sono molecole caratterizzate da un cuore lipidico avvolto da un guscio di proteine. All’interno del circolo sanguigno, tutti i grassi, compreso il colesterolo, vengono racchiusi in lipoproteine. Le LDL sono fondamentali per distribuire il colesterolo alle cellule. Tuttavia, se in eccesso, possono andare incontro a modificazioni strutturali, causate da agenti ossidanti come i radicali liberi: le LDL ossidate (conosciute anche come colesterolo “cattivo”) vanno così a depositarsi sulle pareti dei grossi vasi arteriosi formando una placca, detta aterosclerotica, che tende a crescere con il passare del tempo. In questo modo si riduce progressivamente il lume del vaso ed il sangue scorre con maggiori difficoltà. Dato che le placche aterosclerotiche diminuiscono anche l’elasticità arteriosa, la loro presenza si traduce in un ulteriore ostacolo alla circolazione. Inoltre, alcune parti della placca possono staccarsi diventando vere e propri corpi vaganti che, quando vanno ad otturare determinati capillari, impediscono l’arrivo di sangue al tessuto interessato.
Come le cellule cardiache, infatti, anche quelle endoteliali ricavano il 60%-70% della loro energia dai grassi.
La ricerca scientifica ha dimostrato che la PLC è molto importante per la salute e la corretta funzionalità delle cellule endoteliali. La PLC è più specifica per il tessuto cardiaco grazie anche alla sua attività vasodilatatrice. Tuttavia sarebbe sempre utile l’assunzione di un complesso delle varie forme di carnitine, in modo che il loro meccanismo di azione sia ad ampio raggio e possa sostenere il metabolismo energetico di tutti gli organi.

Le “amminocarnitine”, una nuova generazione di carnitine

Le “Amminocarnitine” nascono dalla combinazione della L-carnitina, acetil-L-carnitina e PLC con degli amminoacidi, le molecole che legate assieme formano le proteine. Gli studi del Dottor Sinatra si sono concentrati soprattutto sulla acetil-L-carnitina arginato. L’importanza della L-Arginina risiede nel fatto che, a partire da questa molecola, si ottiene l’ossido nitrico, coinvolto nel mantenimento della corretta dilatazione dei vasi sanguigni. La dissociazione delle amminocarnitine avviene nel tratto intestinale, molecola per molecola, in modo che una specifica quantità di amminoacido diventa simultaneamente disponibile per l’assorbimento. L’evoluzione della tecnologia farmaceutica è tale da permettere, al giorno d’oggi, di combinare le carnitine praticamente con qualunque amminoacido in modo da rendere il più possibile efficiente il metabolismo cellulare.
Concludendo, tutti, indipendentemente dal rproprio stato di salute, dovrebbero prendere una qualche forma di carnitina. E non in grosse dosi. In sostanza, 250-500 mg di L-carnitina a stomaco vuoto per due volte al giorno, sarebbe più che sufficiente non solo per la prevenzione o cura delle malattie cardiovascolari ma anche per la salute generale.


Alessandro Silva
Nato a Parma nel 1976, diventa scrittore per vocazione e biologo per scelta, specializzandosi in Biologia e Patologia Molecolare. Ha lavorato... Leggi la biografia
Nato a Parma nel 1976, diventa scrittore per vocazione e biologo per scelta, specializzandosi in Biologia e Patologia Molecolare. Ha lavorato presso la Sezione di Biochimica del Dipartimento di Medicina Sperimentale, presso l’Università di Parma dove, per anni, si è occupato di studiare gli effetti antitumorali esercitati dalle catechine,... Leggi la biografia

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