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Il tasto dell’off

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Valerio Pignatta - 01/01/2016

Il seguente articolo è tratto da Scienza e Conoscenza numero 31.

È notizia delle ultime settimane che a Roma, al Policlinico Gemelli è nato un centro di cura per la dipendenza da Internet, ovvero il suo utilizzo patologico che provoca sintomi fisici molto simili a quelli manifestati da tossicomani in crisi di astinenza. Come si può immaginare, questa video-tossicodipendenza prende di mira soprattutto ragazzi e giovani.
D'altro canto, la maggior parte dei bambini del mondo occidentale passa ormai la stragrande maggioranza della propria vita in ambienti chiusi, artificiali che non conservano alcuna traccia della natura e dei suoi abitanti: animali, piante, insetti, sassi, terra, fiori ecc.
Il mondo naturale viene al limite veicolato nelle vite di questi poveri orfani cosmici mediante documentari pornoecologisti o film d'“avventura” dove nella migliore delle ipotesi i protagonisti lottano con mostri a venti zampe affamati di esseri umani che fuggono in preda al panico.
Nelle generazioni giovanili attuali l'ambiente naturale è quindi sempre più qualcosa di esotico ed estraneo, spesso vissuto come pericoloso.
Alcuni ricercatori sono arrivati addirittura alla conclusione che questo distacco dalla natura scatena nei bambini di città, che da generazioni ormai ne sono completamente separati, un vero e proprio disturbo che provoca sintomi e malesseri ben precisi, riassunti in una cosiddetta sindrome da deficit di natura (Nature Deficit Disorder).
Nella fattispecie, il disordine in questione è legato soprattutto alla mancanza di contatto con gli ambienti naturali e con gli spazi all'aperto, talvolta vissuti dai soggetti in questione con ansia e senso di minaccia.
Secondo il ricercatore statunitense Richard Louv (pedagogo, consigliere del National Scientific Council, fondatore del Children and Nature Network, editorialista del New York Times e del Christian Science Monitor nonché autore di vari libri) questo disturbo sarebbe addirittura endemico nelle nostre società. I ragazzi occidentali passano in media qualcosa come 44 ore delle propria vita settimanale davanti alla tv o ai media elettronici. Tolte le ore di sonno, questa percentuale di videodipendenza costituisce in pratica una buona parte della giornata tipo di un giovane (circa sei ore e mezza).
Sempre Louv ha calcolato che il raggio di allontanamento medio da casa dei ragazzi odierni è circa un nono di quello di trent'anni fa. Su questo avrà sicuramente inciso un peggiore stato sociale, una criminalità più diffusa, ma sicuramente anche abitudini più teledipendenti, pigrizia, incapacità di movimenti autonomi, dipendenza psicologica (basti pensare alla diffusione dei telefoni cellulari che costituiscono una sorta di cordone ombelicale mai reciso con la famiglia) ecc. Non c'è da meravigliarsi, quindi, se il mondo degli animali e dei boschi siano esistenze sconosciute ed estranee alla realtà quotidiana dei bambini e degli adolescenti in generale. Bambini e ragazzi che preferiscono i media elettronici ai parchi e ai giochi all'aria aperta.
I ricercatori sono sempre più convinti che alcune malattie in rapida ascesa tra i giovani come obesità, asma, allergie, depressione, alcune manifestazioni dell'autismo e persino la fantomatica ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder, sindrome da deficit di attenzione e iperattività) siano in correlazione con queste dinamiche sociali per cui i ragazzini passano la quasi totalità del loro tempo seduti, a scuola, in auto o a casa davanti a uno schermo.
Ricerche dell'Università dell'Illinois dimostrano come anche un’esposizione minima all'ambiente naturale migliori significativamente i sintomi dei bambini affetti da questi disturbi del comportamento, generando in essi una capacità di maggiore autocontrollo e autodisciplina.
Secondo le ricerche di altri due studiosi, Nancy Wells e Gary Evans, l'immersione nel verde dei panorami di campagna e la presenza dei boschi riducono lo stress nei bambini che sono stimolati a sviluppare maggiori qualità intellettive, salute e serenità.
Altri studi condotti da William C. Sullivan, Andrea Farber Taylor e Frances E. Kuo hanno mostrato come i sintomi dell'ADHD siano maggiormente gestibili in un contesto naturale. “Misure terapeutiche”, quindi, che vanno ben oltre la soluzione affrettata e deleteria degli psicofarmaci come il Ritalin.
Edward O. Wilson, il noto sociologo di Harvard, ha poi illustrato nei suoi studi come i bimbi che giocano nella natura siano molto più creativi e collaborativi di quelli che si muovono esclusivamente in ambienti metropolitani. Senza contare che ci sono ricerche (sempre di Wilson) che hanno confermato che i pazienti ospedalieri che possono osservare la natura dalla loro camera guariscono con maggiore rapidità ed efficacia di coloro che non hanno questo privilegio.
In un mondo reso completamente artificiale non siamo più in grado di vivere un'esistenza equilibrata, in cui tutti i cinque sensi sono stimolati e al lavoro per farci fare un'esperienza della vita che sia completa.
Con questa castrazione sensoriale non possiamo pensare di evolvere né come individui né come collettività. Se la natura non verrà reinserita nell'ambiente urbano o quest'ultimo non si disintegrerà a favore di una realtà abitativa e produttiva più mimetizzata nella natura stessa, restano poche speranze di un'umanità serena e centrata.
A Guangzhou, in Cina, nel reparto di riabilitazione da videodipendenza Internet, i pazienti sono sottoposti a 20 minuti al giorno di bombardamento con onde nanometriche che simulano le stimolazioni ricevute da un individuo davanti allo schermo di un computer, collegato alla rete. Questo metadone elettronico riduce le crisi di astinenza e calma l'ansia e la depressione che colgono coloro che vengono privati della possibilità di navigare online.
Se proiettiamo questa immagine in un futuro di un pianeta totalmente informatizzato e artefatto (quale è quello che si prospetta se continuiamo a incentrare le politiche economiche sul PIL e la crescita infinita) possiamo afferrare immediatamente l'entità del danno psicofisico che stiamo per apportare ai nostri figli e nipoti e alla società tutta.
Piantiamo invece tanti alberi su cui i nostri ragazzi possano arrampicarsi, coltiviamo nei nostri giardini e balconi fiori e piantine da toccare, annusare e ammirare. Corriamo o pedaliamo per le strade di campagna insieme ai nostri bimbi cosicché possano riscoprire il magma vitale che ci circonda. Togliamoli dal freddo mondo asettico dei megaschermi, dove la vita non ha nulla di vivo e realmente pulsante. Checché se ne dica, l'unica vera utile manifestazione “pulsante” del regno virtuale è il tasto dell'off.


Valerio Pignatta
Valerio Pignatta, giornalista scientifico, naturopata e con due lauree a indirizzo storico, cura da numerosi anni come direttore editoriale alcune... Leggi la biografia
Valerio Pignatta, giornalista scientifico, naturopata e con due lauree a indirizzo storico, cura da numerosi anni come direttore editoriale alcune collane di libri di medicina e alimentazione naturale per la casa editrice Macro Edizioni. Ha pubblicato diversi articoli sui periodici nazionali sulle tematiche inerenti il rapporto salute/ambiente... Leggi la biografia

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