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Il paesaggio Sonoro

Consapevolezza

Il paesaggio Sonoro

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Il paesaggio Sonoro

La musica e l’ambiente: come le note possono contribuire al nostro benessere e allo sviluppo di una coscienza ambientale


Redazione - Scienza e Conoscenza - 29/11/2021

Articolo di Dario Giardi - Tratto da Scienza e Conoscenza n. 78


La sostenibilità è sempre di più al centro del dibatto nazionale e internazionale. Tutte le politiche nonché i finanziamenti si stanno tingendo di “green” per realizzare la transizione ecologica che tutti ormai ritengono irrinunciabile.

L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, sancendo il riconoscimento a livello universale dei cambiamenti climatici in atto, ha manifestato un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello sociale ed economico.

Una sfida, quindi, per il presente ma soprattutto per il nostro futuro che richiede, per essere vinta, la necessità di superare ogni diversità culturale, politica, ideologica ed economica e che richiama l’esigenza che ciascun Paese contribuisca fattivamente allo sforzo comune di portare il mondo lungo un sentiero di crescita più sostenibile, inclusiva e duratura.

Sviluppo sostenibile significa individuare soluzioni che massimizzino l’efficacia e l’efficienza, che tengano conto dell’evoluzione delle tecnologie, che considerino tutte le fonti energetiche disponibili e, soprattutto, che gestiscano con equilibrio il processo di transizione verso la progressiva decarbonizzazione delle economie.

Questa transizione può avere successo solo se alimentata dal basso, da una rinnovata coscienza civica e ambientalista che deve necessariamente crescere e sedimentarsi dentro ciascuno di noi.
Il ruolo che la musica può avere in questa sfida è purtroppo sottovalutato quando invece rappresenta una leva determinante capace di modificare i modelli di produzione e orientare quelli di consumo.

Senza una coscienza ambientale diffusa e radicata nella società, c’è il rischio che tutte le risorse messe in campo vengano disperse o peggio incrementino proprio quelle esternalità che si intendono combattere. Attraverso un ascolto consapevole e la riappropriazione del paesaggio sonoro nel quale siamo immersi possiamo rendere il nostro orecchio più sensibile e consapevole alle distorsioni e agli “inquinamenti”; una consapevolezza che può far crescere in noi il desidero e l’impegno affinché questo ascolto sia sempre più piacevole. Migliorare il paesaggio sonoro che ci circonda vuol dire migliorare l’ambiente.

 

Il paesaggio sonoro

Il primo a parlare di paesaggio sonoro fu il compositore canadese Raymond Murray Schafer, personalità eclettica tra le più interessanti della musica contemporanea, che negli anni Sessanta condusse alla Simon Fraser University il World Soundscape Project, un progetto di ricerca per promuovere una nuova ecologia del suono, sensibile ai crescenti problemi dell’inquinamento acustico.

Schafer, nell’analizzare i suoni non verbali e la loro concatenazione, parlò di “Paesaggio Sonoro”, dal termine inglese da lui coniato, Soundscape (sound, suono; e landscape, paesaggio). Corrisponde, cioè, al paesaggio di suoni che fa da sfondo ad un determinato contesto sociale e cul-turale in cui l’uomo vive; un ambiente sonoro attraverso cui è possibile raccontare e spiegare l’evoluzione dalle società agricole ad oggi.

In Schafer il paesaggio sonoro è letto in chiave fortemente estetica, mira cioè ad insegnarci a porgere l’orecchio ai rumori del mondo, come se fossero un’enorme composizione musicale. Il senso di identità di un luogo è colto a partire dal suo bagaglio sonoro, nel quale si riflettono usi, tradizioni, sensibilità, bisogni di tutta la comunità.

Il Soundscape si è modificato nel tempo in base alle modificazioni delle civiltà e delle culture: rurale, metropolitana, industriale. Al giorno d’oggi i suoni si moltiplicano vertiginosamente producendo un ambiente sempre più fastidioso tanto che, non a caso, parliamo di inquinamento acustico.

La civiltà moderna non solo è sempre più sorda a causa del rumore, ma anche più rauca; ormai urlare è non solo necessario per farsi udire, ma è diventato un sinonimo di vitalità e dinamismo dei tempi moderni.
Per alienarci da un paesaggio sonoro che non riconosciamo più e che percepiamo quasi come una minaccia, ecco allora che indossiamo auricolari o mettiamo il volume dello stereo dell’auto al massimo volume. La cosa importante è distaccarci da un contesto musicale che non ci piace per crearne uno nostro, artificiale...


 

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CHI È DARIO GIARDI


 

Scritto daARIO GIARDI Ricercatore in campo energetico ambientale, ha con-seguito master e dottorato di ricerca in economia ambientale e geopolitica delle risorse energetiche. Si è diplomato, inoltre, in teoria e armonia musicale al Berklee College of Music di Boston, con specializza-zione in “music for wellness“. È autore di saggi sulla sostenibilità e sulla musicoterapia. Con l’alias Giadar compone musica ambient ed elettronica.

www.twitter.com/giadarmusic


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La redazione di Scienza e Conoscenza è composta da giornalisti e responsabili di collana che collaborano con autori e ricercatori esperti nei campi della Medicina Integrata, della Consapevolezza e della Fisica Quantistica.    Leggi la biografia

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