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Il FUTURO del PIANETA GAIA

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Dario Giardi - 01/01/2016


Il pianeta delle margherite


La visione
Per millenni abbiamo vissuto con la strategia del parassita, ai danni dell'organismo vivente che ci ospita. Ora, assediati dall'inquinamento e dalle crescenti anomalie del clima, siamo al punto di non ritorno. Il parassita è un essere che vive a spese di un altro organismo. Se ne nutre, cresce, si riproduce e prospera. Eppure, la sua non è una strategia lungimirante. Le energie dell'organismo ospite diminuiscono giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto. Finché un giorno accade l'inevitabile: l'organismo ospite si avvia a una fine certa. E il parassita, senza risorse, è destinato a scomparire. Questa immagine è la perfetta metafora della storia della specie umana. Migliaia di anni di occupazione del pianeta hanno provocato distruzione degli habitat, estinzione di molte specie, emissioni record di gas serra in atmosfera e nubi di polveri sottili nell'emisfero nord e sulle metropoli. Un'aggressione prolungata, alla quale la Terra, ora, reagisce, innescando una lunga serie di disastri naturali, quali inondazioni e uragani, sempre più numerosi e violenti, ed eventi climatici estremi, come estati torride e punte di freddo anomalo. Il pianeta che abitiamo non ha più anticorpi per difendersi. E allora attacca.
Questa, in breve, è la teoria sostenuta a gran voce da uno scienziato autorevole e indipendente, James Lovelock, nel suo ultimo libro, The revenge of Gaia (la rivolta di Gaia - Rizzoli 2006). "Il nostro mondo, afferma, potrebbe avere superato il punto di non ritorno: la soglia oltre la quale non possiamo fare più nulla per evitare che, entro la fine del secolo, i cambiamenti causati dall'attività umana distruggano la nostra civiltà". Lovelock è il biofisico inglese che nel 1979 mise a punto una teoria innovativa in collaborazione con Linn Margulis (biologa nota per la classificazione dei viventi in 5 Regni), destinata a enorme successo: il nostro pianeta è una sorta di organismo vivente, Gaia, dal nome della dea Terra degli antichi greci (nome successivamente utilizzato ed assegnato al nostro Pianeta dal geologo scozzese Hutton nel XVIII secolo). Gaia: un sistema in grado di autoregolarsi e mantenere il suo naturale equilibrio.
Nasce così una nuova scienza olistica, la geofisiologia, che si occupa delle modalità di funzionamento della terra concepita come un vero e proprio super-organismo vivente, un organismo che ci ospita e di cui facciamo parte, come le nostre cellule fanno parte del nostro corpo. La geofisiologia ignora, quindi, la tradizionale distinzione tra scienze della terra (chimica-mineralogia, geologia) e scienze della vita (biologia e medicina) che considera l'evoluzione abiotica e l'evoluzione biologica come discipline separate: la geofisiologia considera i due processi come un'unica scienza rivolta alla descrizione della storia del nostro pianeta nel suo complesso.
Nell'ipotesi di Gaia la biosfera sarebbe costituita dall'insieme degli organismi viventi della terra; Gaia sarebbe il sistema di vita planetario che comprende tutto ciò che viene influenzato e che influenza la biosfera. Si tratta di un vero e proprio organismo vivente, il quale vive grazie all'energia solare che respira, trasforma la propria biomassa, si "ammala", "ha la febbre" (effetto serra) e può rischiare il collasso.

Il pianeta delle margherite
Alcuni scienziati, tuttavia, contestano l'analisi di Lovelock. L'idea della vita sulla terra come superorganismo che risponde alle minacce e agli "insulti" ambientali per assicurarsi la sopravvivenza non concorda con le idee ormai accettate dell'evoluzione darwiniana, la quale, come è noto, dipende dalla selezione e dalla competizione di organismi in lotta tra di loro. Secondo Lovelock e Margulis l'evoluzione sarebbe il risultato di processi cooperativi e non competitivi.
W. Ford Doolittle, l'autore di una ricerca sulla biologia molecolare dei plastidi, si oppose alla teoria di Gaia, che definiva, "materna". Richard Dawkins, zoologo dell'Università di Oxford, paragonò l'ipotesi Gaia al programma "BBC theorem", con un riferimento spregiativo alla nozione della natura come equilibrio e armonia meravigliosi, data dai documentari televisivi.
Per rispondere a queste critiche, Lovelock progettò alcuni modelli matematici computerizzati. Quello più spettacolare, il Daisy World (il mondo delle margherite), considera un pianeta ipotetico, ricoperto soltanto da margherite nere e bianche e da una occasionale mucca che mastica margherite.
Il pianeta delle margherite avrebbe le stesse dimensioni della Terra e orbiterebbe intorno ad una stella che si trova alla stessa distanza che separa il sole dalla terra. Su Daysilandia vivono due sole specie: margherite bianche, che si adattano bene ai climi caldi, in quanto il loro colore chiaro riflette in parte la luce solare; margherite nere, ben adattate ai climi freddi, in quanto il loro colore scuro trattiene gran parte dei raggi solari.
Il pianeta e le sue margherite formano un eco-sistema (come Gaia) in grado di autoregolarsi per resistere a limitate variazioni del calore emesso dalla stella (il sole). Partiamo da una situazione in cui il clima è temperato e le margherite prosperano in ugual misura: ad un certo momento, per una serie di tempeste magnetiche, il sole di Daysilandia diventa gradualmente più freddo. E' la fine della vita? No, proprio per effetto della struttura dell'ecosistema. Gradualmente le margherite bianche muoiono, come quelle nere delle zone più fredde. Negli spazi lasciati liberi dai fiori bianchi, cominciano, però, a prosperare le margherite nere, che si diffondono anche nelle zone equatoriali, prima troppo calde per loro: in tal modo Daysilandia si ricopre di un tappeto nero. A questo punto il pianeta comincia a riscaldarsi, perché la sua superficie più scura riflette nello spazio meno energia; le margherite bianche cominciano a svilupparsi nelle zone tropicali, sottraendo spazio alle nere, meglio adattate alle zone più fredde. Alla fine del ciclo, il sole si stabilizza su una temperatura più fredda e Daysilandia sopravvive con un numero maggiore di margherite nere rispetto alla situazione iniziale. Il modello dimostrerebbe come il sistema Gaia sia costituito da elementi che interagiscono tra loro in modo complesso, quasi un superorganismo che funziona come un unico sistema autoregolante.
Per quanto tuttora molto controversa nell'ambito della comunità scientifica internazionale, la-teoria di Lovelock e Margulis ha avuto uno straordinario successo nel movimento ambientalista e si è poi diffusa in forme più "popolari", fino ad assumere connotati esplicitamente religiosi nel contesto della spiritualità New Age (Gaia Mind). Dal punto di vista scientifico, tuttavia, uno degli aspetti più importanti della teoria consiste nel tentativo di innovare la teoria dell'evoluzione darwiniana: ad evolversi non sarebbero in realtà le singole specie ma il più grande organismo vivente che esiste, il Pianeta Terra.
La teoria all'epoca suonò quasi rassicurante: sembrava possibile qualunque attività umana, tanto Gaia sapeva come cavarsela. Non era così semplice, ovviamente. Man mano che le conoscenze dei rischi planetari aumentavano, Lovelock ha evidenziato che i nostri comportamenti potrebbero perturbare Gaia profondamente, spingendola verso un nuovo equilibrio che non prevede la vita umana: la fine dei parassiti.

Fenomeni sottostimati?
Nel suo saggio, Lovelock annuncia un futuro decisamente cupo. «Prima che il secolo sia finito, miliardi di noi moriranno e i pochi sopravvissuti vivranno nell'Artico, almeno lì il clima sarà tollerabile». Nel capitolo «Forecasts for the XXI century» (Previsioni per il XXI secolo) Lovelock espone la lucida analisi dei fatti che lo spingono a queste previsioni. In pratica, una lista delle ferite inferte a Gaia. «Sono abbastanza sicuro che quando raggiungeremo la soglia di 500 parti per milione di anidride carbonica in atmosfera assisteremo a cambiamenti climatici che sconvolgeranno il mondo» scrive Lovelock. «A questo ritmo, succederà entro i prossimi 40 anni: non credo che Stati Uniti, India e Cina taglieranno le loro emissioni in tempo». Al momento l'atmosfera contiene più di 380 parti per milione di anidride carbonica contro le 280 del 1750. L'80 per cento di questo aumento dipende dall'uso dei combustibili fossili e dalla deforestazione. Insieme a metano (più che raddoppiato nello stesso periodo) e vapore acqueo, l'anidride carbonica assorbe la radiazione solare riflessa dalla Terra e la riemette verso la superficie terrestre: quello che chiamiamo l'effetto serra. «Un rischio gravissimo» continua Lovelock. «Se la temperatura globale aumenterà di altri 2,7 gradi, i ghiacciai della Groenlandia non saranno più stabili e continueranno a sciogliersi anche se riuscissimo a diminuire la temperatura». Per non parlare del ghiaccio artico. Lovelock ricorda una ricerca del settembre 2005, secondo cui lo scioglimento è così rapido da far pensare che potremmo aver già passato un punto critico: «Entro fine secolo potremo raggiungere il Polo Nord con una barca a vela. Ma a quel punto il ghiaccio artico non riuscirà più a fungere da aria condizionata del pianeta». Infatti il mare scuro che sostituirà il ghiaccio assorbirà l'energia solare, accelerando lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia.
Non bastasse, il secolo scorso ha visto il ritirarsi dei ghiacci montani e una riduzione del 10 per cento della copertura nevosa. Tutto ciò, unito alla dilatazione termica del mare (perché c'è più caldo), ha alzato il livello globale dell'acqua di 10-20 centimetri. E in futuro molte città saranno inghiottite dall'acqua. «Siamo stati sfortunati: l'incremento dell'anidride carbonica coincide con un aumento del calore irradiato dal Sole di circa il 25 per cento rispetto a quando la vita è iniziata. E questo corrisponde a una risalita delle temperature superficiali di circa 20 gradi» avverte Lovelock. Sull'emisfero nord, inoltre, pesa una cappa di polveri sottili, effetto del traffico automobilistico e della produzione industriale. Da un lato questa nube inquina, dall'altro fa però da schermo alla radiazione solare: «La nube ha l'effetto di raffreddare il pianeta. Ma potrebbe svanire come effetto di un calo improvviso della produzione industriale. In tal caso si avrebbe un ulteriore riscaldamento del pianeta, con effetti sconvolgenti». Insomma, lo scenario sarebbe persino peggiore del previsto, perché finora fenomeni come la nube di polveri sottili sono stati trascurati nei modelli dei climatologi. Un'altra di queste variabili è il ruolo delle alghe oceaniche. Che significa? Secondo Lovelock, l'aumento dell'anidride carbonica fino a 500 parti per milione farà diminuire fortemente l'area dell'oceano ricoperta da alghe. E siccome le alghe assorbono anidride carbonica, quest'ultima salirà ancora di più. E sul pianeta farà sempre più caldo. A rendere Lovelock così pessimista è il timore che questi fenomeni siano stati sottostimati.
La vendetta di Gaia contro il parassita uomo non si fermerebbe qui: per colpa del surriscaldamento, gli incendi potrebbero allargarsi a macchia d'olio, e uragani e alluvioni divenire molto frequenti. L'eccezionale intensità dell'uragano Katrina conferma una tendenza degli ultimi 35 anni: l'aumento della violenza dei cicloni legato a quello della temperatura superficiale degli oceani. A farci superare il punto di non ritorno sarà, infine, l'aumento della popolazione mondiale: raggiungeremo probabilmente i 9 miliardi di abitanti entro il 2050. La diminuzione di fertilità e l'aumento della longevità porteranno al livello minimo il ricambio generazionale. Il protocollo di Kyoto prevede una riduzione delle emissioni modesta: il 5,2 per cento entro il 2008-2012. Dopo molte difficoltà, soprattutto per l'opposizione degli Stati Uniti, il protocollo è entrato in vigore il 16 febbraio 2005. Ma anche solo per stabilizzare la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera occorrerebbe ridurre le emissioni del 70 per cento.

Sta a noi, quali singoli organismi
Molti anni fa, in un intervento pubblicato su un libro intitolato L'ipotesi Gaia (Red Edizioni), Lovelock scriveva: «Il messaggio ottimistico è che l'evoluzione di Gaia sembra dipendere dalle attività dei singoli organismi. Se queste sono favorevoli al sistema, gli organismi prosperano, altrimenti sono condannati». In biologia c'è una strategia che si rivela più efficiente del parassitismo: si chiama «commensalismo», quando il parassita trae vantaggio dall'ospite senza però danneggiarlo. È davvero troppo tardi per adottarla?

Ne avremo davvero bisogno?
Inquinare di meno? Non è questo il punto secondo l'autore. Anzi l'inquinamento potrebbe salvarci. Lovelock spera infatti che anche se la terra glaciasse, l'effetto serra riscalderà Gaia, limitando il freddo. Appunto perché viva, infatti, Gaia reagirà anche al surriscaldamento globale, raffreddandosi e provocando una nuova era glaciale. Lo scienziato supporta la sua tesi esponendo i dati relativi agli ultimi anni prima della scorsa era glaciale: la terra aveva una temperatura di 5° maggiore alla nostra, ecco perché secondo lui, a quell'epoca si glaciò. Per Lovelock però è troppo tardi per rimediare. L'autore del libro ha infatti fornito un manuale per superstiti scritto in forma cartacea con inchiostro durevole in cui ha segnalato le conoscenze indispensabili per i pochi che dovranno far continuare la specie umana. Nel manuale vengono illustrate le conoscenze che ci hanno permesso di arrivare fino a questo punto: dal fatto che i virus e i batteri sono la causa delle malattie, alla posizione della Terra rispetto al Sole.


Leggere per approfondire
Tradotti in italiano

-La rivolta di Gaia
Lovelock James; Rizzoli 2006
-Omaggio a Gaia. La vita di uno scienziato indipendente 
Lovelock James ; Bollati Boringhieri  2002
-Gaia: manuale di medicina planetaria
Lovelock James ; Zanichelli  1992 
-Le nuove età di Gaia 
Lovelock James ; Bollati Boringhieri  1991
-Gaia. Nuove idee sull'ecologia
Lovelock James ; Bollati Boringhieri 1981



L'inventore e lo scrittore
James Ephraim Lovelock (nato il 26 Luglio, 1919), definito dai mass media come il "guru verde" è uno scienziato indipendente, scrittore e ricercatore ambientalista che vive in Cornovaglia, nel sud ovest dell' Inghilterra. Il suo maggiore merito scientifico è di aver interpretato,con la teoria di Gaia, la terra. Egli per primo ha inteso la Terra con tutte le sue funzioni come un unico superorganismo
Lovelock, un inventore in continua attività, ha sviluppato numerosi metodi scientifici, alcuni dei quali adottati dalla NASA nei suoi programmi di esplorazione Planetaria. Proprio durante la sua attività per la NASA Lovelock ha sviluppato la sua
Ipotesi di Gaia
All'inizio del 1961, Lovelock fu ingaggiato dalla NASA per sviluppare gli strumenti per l'analisi delle atmosfere extraterrestri e della superficie dei pianeti. Il programma Viking che visitò Marte alla fine degli anni 70 fu in larga parte motivato dal fatto che Marte potesse ospitare delle forme di vita, infatti numerosi sensori e gli esperimenti condotti furono rivolti a dare delle conferme sull'ipotesi della presenza di vita extraterrestre. Durante il suo lavoro il suo interesse si rivolse soprattutto allo studio dell'atmosfera marziana, concludendo che qualsiasi forma di vita marziana si sarebbe dovuta adattare e perciò alterare. D'altro canto la composizione trovata si trovava in condizioni stabili, chiusa nel suo equilibrio chimico, con una minima percentuale di ossigeno, metano e idrogeno, ma con un'altissima concentrazione di biossido di carbonio. Per Lovelock la differenza essenziale tra l'atmosfera marziana e il miscuglio dinamico-chimico di quella terrestre consisteva nella totale assenza di forme di vita sul pianeta rosso. D'altro canto, quando le sonde Viking furono infine lanciate su Marte, la loro missione consisteva ancora nella ricerca di vita biologica. Fino ad ora nessuna prova è stata ancora trovata dell'esistenza presente o passata di alcuna forma di vita marziana.
Tra i meriti vi è anche quello di aver inventato un metodo ancora utilizzato per lo studio dell'attivita dei CFC nella deplezione dello strato di ozono buco dell'ozono
Attualmente Lovelock è presidente della Marine Biological Association, nel 1974 fu nominato membro della Royal Society e nel 1990 fu premiato dalla Reale Accademia Olandese delle Arti e delle Scienze.
[http://it.wikipedia.org]

 



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