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Il SOLE e la PIETRA

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Claudia Cinquemani Dragoni - 01/01/2016

La Maremma è ricca di misteri e leggende, ma non sempre nella vita quotidiana ci è dato di cogliere ed osservare nel profondo ciò che abbiamo davanti a noi.
Capita che ci troviamo in luoghi “magici” e non ce ne accorgiamo perché non siamo veramente lì, non cogliamo nel profondo l'essenza del luogo.

Da più di 1000 anni, nel territorio di Campiglia Marittima, all'interno del cimitero situato al di fuori del paese, sorge un'antica Pieve dedicata a San Giovanni Battista.
L'atmosfera che si respira in questo luogo è magica e ricca di mistero.
La Pieve pur nella sua semplicità affascina e pare suggerire segreti non ancora svelati.
Tra i conci di pietra grigia con i quali sono costruite le mura perimetrali, spiccano delle pietre calcaree bianche disposte in apparente casualità.

Lungo il perimetro esterno alla Chiesa sulla parte bassa a contatto con la pavimentazione, s'intravedono, consumate dal tempo, croci patenti a braccia uguali e simboli rappresentanti la Tau greca.

Nella feritoia dell'abside, si stagliano due volti dalla testa rasata: una delle due figure è più piccola dell'altra a significare il diverso grado di importanza dei due personaggi.
Sul fianco esterno, alla sinistra della facciata, è collocata una porta con un architrave finemente scolpito e sempre sullo stesso lato, appena al di sotto del tetto, si trova il misterioso palindromo del Sator.

La scritta, sator arepo tenet opera rotas è lineare, a differenza dei più noti Sator disposti a forma di quadrato.
Il palindromo si apre con la lettera M sormontata da una croce seguita dalla lettera S e si conclude con le lettere MCSS.
Queste due abbreviazioni, fanno ipotizzare che il luogo dove sorge la  Pieve di San Giovanni sia stato uno Spedale della Militia Christi Sancti Sepulcri, titolo del quale frequentemente si era fregiato l'Ordine del Tempio.

La ricercatrice aquilana ed Avvocato di Stato Maria Grazia Lopardi, svolgendo un' approfondita ricerca sul quadrato del Sator, ha dimostrato come esso, geometricamente e simbolicamente racchiuda i principi di una conoscenza antichissima custodita da antiche tradizioni iniziatiche, strumento e base armonica per edificare sacre costruzioni.

Del Sator, ne erano a conoscenza e ne custodivano gelosamente i segreti del suo utilizzo, gli antichi mastri costruttori che, riuniti in Corporazioni, operavano nel Medioevo.
L'interno della chiesa appare spoglio di ornamenti, fatta eccezione per il bassorilievo posto sulla strombatura di una monofora dell'abside che raffigura un personaggio scalzo dalla lunga veste, privo di testa a causa di un atto vandalico.

Una frase in latino, incisa sull'architrave del portale d'ingresso, invita il fedele a pregare Dio affinchè perdoni i peccati di “Matheus” probabile magister murario della Pieve stessa.
In prossimità del motivo fitomorfo che si sviluppa al di sotto del grazioso rosone  a sei raggi, ed inseriti in un'incisione deteriorata dal tempo, alcuni ricercatori di simbologia medioevale hanno creduto di riconoscere il simbolo astronomico della Costellazione del Leone e quello del Sole, elementi tipici della dottrina cosmologico-esoterica templare.

La prima stranezza la incontriamo sul sagrato dinanzi al portale d'ingresso dove è collocata una enigmatica lapide che raffigura una figura umana nuda dalla testa rasata, che con le dita della mano destra segna il numero 3 e con la mano sinistra indica l'ombelico.
La figura, pare alquanto bizzarra per rappresentare il defunto poiché possiede qualità androgine ed è racchiusa in uno scudo o mandorla attraversato da una fascia o legno.

Ai lati dell'immagine è incisa un'epigrafe che rammenta certi “Bartolomaus Petri e Florentius Michaelis de Capilia” committenti della tomba di Pietro di Campiglia.
L'androginia e la nudità unite ai segni che il personaggio esegue con le dita, fanno supporre un'appartenenza a corporazioni di scalpellini e mastri costruttori operanti nella zona intorno al 1400.

Sulla parete di un edificio privato, nel centro storico di Campiglia, è murato uno stemma che reca la stessa raffigurazione presente nella lastra che si trova alla Pieve di San Giovanni.
Lo stemma, a differenza della lastra cimiteriale, presenta al di sopra la data A.D. 1463, ai lati due strane incisioni simmetriche  e al di sotto di esse un' antica scritta in latino con evidenti errori grammaticali dove si leggono le parole “Mensa” e “Domus”.

Le incisioni simmetriche ricordano le pietre datarie presenti negli antichi ospedali medioevali retti da Confraternite: l'uomo sepolto a Campiglia potrebbe essere stato un personaggio importante appartenuto ad una di esse.
Leggende locali parlano di cunicoli sotterranei che nel passato, avrebbero collegato il centro del Paese all'antica Pieve.

Una lastra grigia diversa da tutte le altre posta sul sagrato della chiesa, reca scolpito un semplice scudo e non presenta alcuna iscrizione funebre.
Che sia quello l'accesso al passaggio segreto leggendario o alla cripta della chiesa non ancora scoperta?

In effetti la Pieve è posta all'apice di una collinetta, ed appena al di sotto di essa, ai due lati, si aprono dei loggiati simmetrici con volte a crociera che ospitano antiche sepolture ottocentesche.
Una parte di questi loggiati potrebbe avere origini molto più antiche e quindi la Pieve potrebbe aver fatto parte di un complesso più ampio.

I misteri però non si esauriscono qui, perché all'interno della Chiesa, sul muro posto a nord lungo la navata, si trova una curiosa incisione che rappresenta una meridiana priva del suo gnomone.
Proprio su quella parete, nei primi giorni di settembre, il sole che filtra dal rosone a sei raggi, proietta una rosa di luce che si adatta perfettamente al graffito.

Per la precessione equinoziale, circa mille anni fa, il fenomeno doveva verificarsi intorno a ferragosto e probabilmente esso rappresentava il segno per la celebrazione di un importante evento.
La Pieve è intitolata a Giovanni Battista, figura sacra ai Templari e per la quale si celebravano riti estivi sacri legati al solstizio d'estate.

Forse all'interno della Pieve si svolgevano investiture templari o nei leggendari sotterranei non ancora scoperti, era celata una sacra reliquia che idealmente doveva essere irradiata di luce in un dato periodo dell'anno.
Nel medioevo, uno degli intenti dei costruttori era quello di edificare affinché il sole e la pietra potessero unirsi in un connubio che esaltasse il mistero del divino.

Un sapiente raggio di sole che avrebbe varcato la soglia dello spazio sacro in un dato periodo dell'anno sarebbe stato metafora della rivelazione spirituale e un segnale convenuto per adorare e celebrare in armonia con i cicli cosmici.

Tra i difficili e spesso contraddittori significati suggeriti dai simboli presenti nella Pieve di San Giovanni, rimane una grande verità, virtù principale degli antichi costruttori: il silenzio.
In esso si svela la vera essenza del Sacro Luogo che non si spiega razionalmente ma conduce il visitatore in un tumulto di emozioni rimaste intatte nonostante il trascorrere del tempo.


Quadrato del Sator
Con l'espressione quadrato del Sator si indica una struttura a forma di Quadrato magico composta dalle cinque parole latine: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS, che, considerate di seguito, danno luogo ad un palindromo (frase che rimane identica se letta da sinistra a destra o viceversa. Il significato è stao nel tempo foriro di diverse interpretazioni.
Così afferma Maria Grazia Leopardi in un articolo presente su
http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo.php?id=11273: «L'intuizione - che ho illustrato nel mio ultimo libro Il quadrato magico del SATOR- il segreto dei maestri costruttori edito dalle Mediterranee - vede che il misterioso simbolo che appare ai margini di costruzioni medievali, ma anche molto più antiche, come a Pompei, consentirebbe, unendo le lettere delle cinque parole da cui è formata l'intera iscrizione, di tracciare una griglia, un reticolo che ho chiamato Matrix perché costituirebbe la matrice della creazione, le acque primordiali informate dallo Spirito da cui emergerebbe l'intera creazione. Gli architetti di diverse tradizioni ed aree geografiche si sarebbero dunque tramandato un segreto che ha fatto sì che l'arte della costruzione rappresentasse per eccellenza un percorso iniziatico. Iniziatico non solo per quanto custodito dalla Massoneria, ma soprattutto perché Architetto è, secondo l'etimologia greca della parola, colui che crea con 0 dall'Archè, dal principio di ogni cosa, dalla Matrix in cui da una punto centrale indicato da una N (come Nous) nel quadrato magico del SATOR, si irradierebbe il suono della creazione, il Verbo ordinatore. Insomma nella Matrix, vi è l'energia della creazione ed ogni linea costituisce la legge che rende ciò che emerge conforme all'ordine divino. Questo spiegherebbe l'armonia espressa dalle costruzioni sacre ed il loro ruolo di microcosmo perfetto, di paradiso in terra per cui l'Architetto non farebbe altro che reiterare l'atto cosmogonico del Grande Architetto dell'Universo».
L'idea, tramandata dagli architetti di diverse tradizioni, in base alla quale l'arte della costruzione costituisce un percorso iniziatico, che determinerebbe la matrice della creazione, può essere in qualche modo posta in relazione con quanto dicono le antiche tradizioni spirituali. Le tradizioni spirituali del passato nascono infatti dalla comprensione che siamo tutti connessi tramite un'energia spirituale, attraverso una Matrice Divina, un campo che ci permette di essere l'uno parte dell'altro, parte del nostro mondo e di un'esistenza più vasta; ed è facile allora capire che l'affermazione che le costruzioni sacre abbiano il ruolo di microcosmo perfetto, che da esse si irradia il suono della creazione, rientra chiaramente in questo quadro, risulta chiaramente compatibile con questi insegnamenti delle antiche tradizioni spirituali.

Claudia Cinquemani Dragoni è pittrice e restauratrice. Vive in maremma. Compie ricerche legate alla Geometria Sacra di antichi Luoghi di Culto. Si dedica allo studio delle antiche Tradizioni Iniziatiche e all'Archeologia misteriosa.
sito internet www.posothis.it

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