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Memoria dell'Acqua


Assonanze: memoria dell'acqua

Note sulla memoria dell’acqua e il linguaggio comune: dialogare con l’acqua che ci compone e che rappresenta anche il 70% dell’organismo dell’altro...


Elsa Masetti - 25/11/2010

Assonanze: memoria dell'acqua

Tratto da La Coscienza dell'Acqua (DVD), Macro Video 2010.

Quando si sente parlare di memoria dell’acqua e dei suoi effetti nella sperimentazione di Emoto, molto si parla dell’opportunità di scrivere belle parole sulle nostre brocche e bottiglie d’acqua, della possibilità di veicolare acqua informata quale portatrice di nuove informazioni coerenti e rigeneranti alle nostre cellule, di esporre parole armoniose nella nostra stanza e, c’è anche chi le scrive sul proprio corpo, con l’intenzione di portare sollievo a un disagio fisico o psichico.


In una, tra le domande sopra selezionate, Emoto specifica una sua considerazione relativa all’effetto dello slang, del linguaggio in gergo, spesso duro e negativo.
Tale linguaggio, egli pensa, è alla base di una realtà conseguentemente creata di maggiore violenza e aggressività.
Possiamo, allora, ben scrivere nelle nostre brocche le belle parole “amore e gratitudine”, e quanto siamo coscienti – mi chiedo – di quelle espressioni utilizzate nel dialogo interiore con noi stessi (e il nostro 70% di acqua) e a sua volta esteriorizzato con i nostri cari, collaboratori, vicini? Tale verbosità (primo fu il Verbo), stando alla ricerca di Emoto, ha un’influenza diretta e costante sulla creazione della realtà. Informare, imparo, equivale a dare forma. Pensiamo, per esempio, al cervello, nello specifico all’area di Broca e ai suoi circuiti adibiti al linguaggio.
Guarda caso, il cervello galleggia!

Dal bel libro La Scienza dell’Invisibile (M. Emoto – M. Citro, MacroEdizioni, uscita da definire) cito: “L’introduzione di acqua veicolante informazioni appropriate può agire sui liquidi organici riportandoli allo stato coerente” e “Ancora una volta, è coerenza la parola chiave per comprendere come intensità molto deboli siano sufficienti a governare complesse funzioni cellulari.”
Lo stesso può valere per le parole di tutti i giorni, il loro suono-significato intrinseco, l’intento che esse veicolano e il tono che le caratterizza.

Gli scienziati del Giudice e Preparata spiegano il fenomeno della coerenza con la super-radianza ovvero, in parole semplici, la capacità delle molecole di creare risonanza vibrando all’unisono.
Se applichiamo tutto questo all’uso del costante dialogo interno e della parola nella vita quotidiana quale significato e pregnanza prende il fenomeno della coerenza-risonanza-radianza nella comunicazione?
Leggo tra i significati: la coerenza (fisica) è una proprietà delle onde elettromagnetiche. La coerenza (etica) corrisponde alla qualità della persona umana. La coerenza (musica) corrisponde a un accordo armonioso. Ne cerco il significato per meglio esprimerlo con parole ordinariamente conosciute. Ho già, come ognuno di noi, un’esperienza diretta dell’influenza di queste parole – coerenza risonanza-accordo – sul mio corpo. E questo mi porta a percepire che un’espressione verbale provoca coerenza, risonanza, accordo quando è portatrice di tali qualità.

Fateci caso, ci sono parole che risultano subito, a orecchio, dissonanti e incoerenti. Questo accade quando c’è una sorta di stonatura, mancanza di accordo, percepibile nel tono e anche in una sorta di slittamento automatico del senso, come se fossero le parole di un registratore. O per dirla in breve, quando dietro la bocca che parla non c’è nessuno. Incoerenza papale è, per esempio, quella delle bugie. Si dice una cosa senza realtà al posto di un’altra veramente accaduta o in accadimento. Si crea un disaccordo, un’assenza di risonanza che vibra in modo incoerente, oscilla con modalità incoerente nelle nostre acque interiori e in quelle dell’altro. Ciò che risuona con il vero produce immediatamente armonia.

È palpabile. Tali in-formazioni incoerenti creano a loro volta forme pensiero e altrettante forme di realtà. Quindi vale la parola e vale molto l’intento: la vibrazione intrinseca nella parola e la vibrazione all’unisono con la verità di chi parla. Diventa allora preziosa l’opportunità di monitorare consapevolmente il nostro linguaggio,
d’indagare il livello di presenza dietro alla nostra informazione, ancor di più e a ragione dopo aver visto le evidenti tracce di memoria che certe parole affidano all’acqua (e alla nostra acqua interna) cristallizzate nelle belle immagini coerenti, compatte e ben-formate di certi cristalli o disordinate,
disperse e mal-formate di altri.

Guarda il trailer del dvd La Coscienza dell'Acqua, Macro Video 2010.

Ho avuto la fortuna recentemente di partecipare a un seminario dal nome significativo – Right Speech. Il linguaggio che unisce e quello che separa – e di sperimentare in consapevolezza l’effetto che un certo linguaggio più o meno consapevole può avere su me stessa e su gli altri, al 70% composti di acqua.

Dalle domande a Emoto traspare, talvolta, un certo buonismo, l’opportunità di dire e scrivere parole buone e belle su dei recipienti d’acqua, di bere almeno otto bicchieri di acqua ben informata, di rivolgere belle e semplici preghiere a fiumi, laghi e specchi d’acqua. Il punto potrebbe sembrare quello di diventare ben educati, attenti alla salute, interessati alla cura e alla guarigione. Certo curare le acque del pianeta con belle parole è importante. Siamo certi di poterlo fare ignorando la comunicazione con lo specchio d’acqua che ci compone?

Tratto da La Coscienza dell'Acqua (DVD), Macro Video 2010. 

 
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