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Vulcani: quali rischi?


Sabrina Mugnos - 01/01/2016
Sveliamo un segreto: l’India non è solo la Mecca di ricercatori spirituali, ma anche la meta di un nutrito pellegrinaggio di geologi armati di bussole e picozze decisi a far luce su uno degli eventi vulcanici più massicci della storia del pianeta.
Nell’ovest dello stato asiatico, infatti, troviamo un’estrusione lavica grande quanto la Francia avvenuta interamente nel corso di una lunga e titanica eruzione. Giusto per dare qualche numero, stiamo parlando di qualcosa come un milione e mezzo di chilometri cubici di lava riversati in superficie a ricoprire, ad oggi, una superficie di circa 500000 chilometri quadrati con montagne di basalto alte fino a 3000 metri!
In termini vulcanologici si parla di plateau basaltico, ovvero una sorta di allagamento sulla terraferma della stessa roccia che sgorga dai fondali oceanici. Nel Deccan l’erosione ha scolpito gli strati basaltici adagiati l’uno sull’altro nella forma di terrazze, da cui il nome di Trappi dal termine svedese Trapp che significa scala.
La dinamica eruttiva di tale colossale inondazione di fuoco non è ben chiara, ma sembra che il “colpevole” sia stato un Punto Caldo; in particolare dovrebbe essere lo stesso che oggi alimenta l’isola francese della Reunion, tra il Madagascar e le isole Mauritius.
Il fattaccio avvenne in meno di un milione di anni circa 65 milioni di anni fa, a cavallo delle ere Cretaceo e Terziario. Ma come è possibile se i Punti Caldi sono fissi e l’imputato si trova all’altezza del sud dell’Africa? La spiegazione è da ricercarsi ancora nella Tettonica delle Placche che, come abbiamo visto, muove i primi 100-130 km di spessore del nostro pianeta frammentato in zolle come fossero su un tapis roulant. E così come la grande placca che sostiene l’Oceano Pacifico, spostandosi nei milioni di anni, ha disseminato i prodotti eruttivi del Punto Caldo sottostante nella costruzione delle isole dell’arcipelago hawaiano (come vedremo a breve), allo stesso modo il “corno” indiano, transitando sopra il focolaio che arde nelle profondità dell’Oceano Indiano è stato alluvionato di tutta la sua lava.

Vulcani Quali Rischi?
Poi nel corso delle ere geologiche la sua deriva lo ha portato a collidere contro il continente asiatico (con la conseguente formazione della catena himalayana) dove si trova oggi. Ora domando al lettore se questa data (65 milioni di anni fa) non gli ricordi proprio nulla…
Io credo proprio di sì, soprattutto da quando il celebre regista Steven Spielberg ci costruì intorno il suo film culto Jurassic Park le cui scene sono state girate anche nelle isole hawaiane. 65 milioni di anni fa è l’epoca lontana in cui i grandi rettili, i dinosauri per intenderci, cominciarono il loro lento declino che divenne poi una vera e propria estinzione che diede ai mammiferi (fino ad allora il loro cibo) la possibilità di evolversi e, chissà, trasformarsi, alcuni, nell’uomo odierno.
Ovviamente gli imponenti lucertoloni non se ne andarono dall’oggi al domani, ma lentamente seppur inesorabilmente allorché era accaduto qualcosa che aveva mutato le condizioni ambientali necessarie alla loro sopravvivenza. Ma cosa? Dagli anni Ottanta l’enigma sembrava risolto. Lo scienziato Walter Alvarez, figlio del Premio Nobel Luis, analizzando degli strati rocciosi risalenti all’epoca in questione (ovvero al confine tra il Cretaceo e il Terziario – K-T) nella nostra Gubbio, rilevò un’insolita quantità di iridio che è un elemento abbastanza raro nella crosta terrestre ma abbondante negli asteroidi. Da qui l’idea che un enorme proiettile cosmico fosse piombato sulla Terra a mettere fine all’impero dei dinosauri. E la cicatrice fu identificata nel cratere Chicxulub ubicato nelle profondità del Golfo del Messico.
Ma una folta schiera di studiosi non si è mai dichiarata pienamente convinta di questo scenario, attribuendo, al contrario, la causa di tale enorme estinzione di massa all’avvelenamento dell’atmosfera da parte dei gas emessi a seguito dell’estrusione dei Trappi del Deccan. Dio solo sa, infatti, che mostruoso e letale cocktail ne fu liberato a quel tempo, e che effetti ebbe sull’ecosistema terrestre ed i suoi inquilini.
Certo è che non possiamo trascurare gli effetti della caduta di un macigno di tali dimensioni; gli sconquassi climatici innescati da siffatta cannonata cosmica sono ovviamente ben in grado di produrre estinzioni di massa su grande scala, e il nostro pianeta se ha affrontate numerose.
E non è neppure escluso che proprio tale evento abbia scatenato siffatta titanica eruzione. È probabile, quindi, che gli eventi siano collegati, e che insieme abbiano innescato una delle principali estinzioni di massa avvenute sul nostro pianeta.

Sabrina Mugnos
Geologa, ha studiato e visitato decine di vulcani in giro per il mondo attraverso esplorazioni avventurose e talvolta estreme. Si occupa da tanti... Leggi la biografia
Geologa, ha studiato e visitato decine di vulcani in giro per il mondo attraverso esplorazioni avventurose e talvolta estreme. Si occupa da tanti anni anche di Astrobiologia e di Archeoastronomia. Il suo libro, I maya e il 2012, Indagine scientifica (Macro Edizioni), sta riscuotendo un grande successo in Italia e in diversi paesi stranieri.... Leggi la biografia

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