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Masaru Emoto e la memoria dell'acqua: una storia senza fine

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Emanuele Cangini - 01/01/2016

Può la mente influenzare la materia? Possono uno stato d’animo, una emozione produrre un effetto tangibile sul concreto?
Ammesso esista un collegamento, ancora proceduralmente ignoto, tra pensiero e materia, occorre fare appello alle recenti entusiasmanti affermazioni della fisica quantistica per poter scorgere una risposta positiva a questi dilemmi. L’osservatore influenza l’osservato, inteso il secondo come il sistema di riferimento sul quale si pone l’attenzione veicolata dal processo di osservazione; questo pare essere il “diktat” conclusivo dell'indagine della già citata fisica quantistica.


Chi era Masaru Emoto
Coraggioso sostenitore dell'influenza della mente sulla materia è il giapponese Masaru Emoto, saggista e ricercatore indipendente (1943-2014), noto alla cronaca, scientifica e non, come sostenitore della tesi sulla “memoria dell’acqua”. Negli esperimenti di Emoto l'acqua solidificherebbe, secondo pregevoli geometrie cristalline, quando esposta a energia emozionale di matrice positiva. Al contrario, se esposta a carica emozionale negativa, la stessa comporrebbe strutture dall’architettura disarmonica.
Emoto ha condotto molti esperimenti su campioni di acqua appositamente catalogati: sui flaconi contenenti acqua vennero apposte scritte inneggianti a sentimenti positivi e, per contro, negativi. A quanto emerso da questi esperimenti, che non hanno trovato formale convalida ancora oggi dalla comunità scientifica, l’acqua esposta al contatto con le frasi d' amore e concordia, alla temperatura di 4 °C, produceva cristalli dalla geometria precisa e ordinatamente strutturata. Se esposta a messaggi di ordine distruttivo, la stessa produceva cristalli disordinati e disarmonici. Nonostante questo, e qui ritorna prepotente il concetto espresso in apertura, non abbiamo garanzia che l’osservatore, all’atto dell’osservazione in “tempo reale” del fenomeno di produzione dei cristalli, non abbia anche involontariamente condizionato l’esperimento stesso. La prima tipologia di acque alle quali il dottor Emoto fece appello, fu quella derivante da sorgenti, ghiacciai, laghi e fiumi, campioni raccolti in appositi contenitori da lui stesso e da amici. Tali campioni, comparati ad altri provenienti da fonti più inquinate (città, rete idrica, pozzi di raccolta), mostravano, senza ombra di dubbio, il diverso ordinamento molecolare formato. Motivo per il quale Emoto intuì la capacità dell’acqua di rivelare nella sua disposizione strutturale la diversa bontà e il diverso grado di contaminazione energetica. L’acqua delle reti idriche cittadine, contaminata non solo a livello organico, era certamente influenzata dalle numerose pressioni energetiche derivanti da tutto il dedalo di pensieri, emozioni e stati d’animo negativi prodotti dagli abitanti dei centri urbani.


Acqua e musica
Sulle basi di questa prima tappa speculativa, Emoto ebbe una geniale intuizione: se è vero che la struttura cristallina dell’acqua ripropone il contesto energetico nel quale si forma, la stessa dinamica dovrebbe instaurarsi sottoponendo la stessa al contatto diretto con la musica (vibrazione sonora, altro tipo di vibrazione energetica). Come campione di partenza e di riferimento, venne usata acqua distillata, la quale garantisce condizioni di perfetta neutralità e geometria esagonale regolare (dicesi anche in “condizioni di riposo”, quindi acqua non informatizzata); il campione in questione, una volta posto intermediamente tra due altoparlanti emittenti onde sonore, veniva congelato poi fotografato. Si constatò la risposta contestuale dell’acqua in relazione alla tipologia di informazione sonora ricevuta.
Celebre l’esperimento al quale Emoto sottopose un flacone campione di acqua non pura: posò lo stesso sul tavolo di laboratorio inviando, in immediata successione, la stessa mail a 500 amici, nella quale richiedeva di inviare, a ora e giorno pattuiti, una preghiera (contenente la loro energia vitale) destinata al campione di acqua menzionato. Si notò, grazie all’espediente della fotografia “prima-dopo”, un notevole concreto cambiamento della struttura cristallina, da una iniziale condizione di asimmetria a una seconda condizione di regolarità e raffinata strutturalità. Può la preghiera guarire a distanza? È sufficiente indirizzare la propria ordinata vibrazione informazionale verso un bersaglio preciso, al fine di produrre un cambiamento guaritivo sostanziale?

Acqua che vive
L’acqua come tutti pensavamo non è più una comparsa passiva, seppur determinante, sul palcoscenico della vita: assurge ora a un ruolo ben più ambizioso, ben più fondamentale.
Atto non più mestamente biologico, ma portatore di virtù terapeutiche sorprendenti: l’acqua purificatrice dei miti ancestrali, l’acqua redentrice della tradizione cristiana vede ora un nuovo livello evolutivo, che non esclude i precedenti, che non li esautora, ma che li innalza e li completa. L’acqua guaritrice, che riporta armonia laddove, di armonia, non si poteva più parlare.
Il Pianeta è fatto al 70% di acqua, il corpo umano è fatto al 70% di acqua, la vita stessa è nata dall’acqua: se ameremo l’acqua ameremo il creato, se ameremo il creato non potremo non ricordarci di come rispettare, con devozione, questo antico e nobile elemento.


Emanuele Cangini
Emanuele Cangini nasce a Modena, dove frequenta una scuola ai indirizzo tecnico e a seguire l'Università presso la facoltà di Ingegneria... Leggi la biografia
Emanuele Cangini nasce a Modena, dove frequenta una scuola ai indirizzo tecnico e a seguire l'Università presso la facoltà di Ingegneria Meccanica.È curatore e revisore di testi per Macro Edizioni, e per la rivista Scienza e Conoscenza nonchè giornalista divulgativo e critico letterario, relatore e conferenziere. Accanito lettore, da sempre... Leggi la biografia

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