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La storia di un genio italiano: Alessandro Volta

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La storia di un genio italiano: Alessandro Volta

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La storia di un genio italiano: Alessandro Volta


Sara Raggini - 16/09/2016

“Diventerai un ottimo sacerdote”, queste devono essere state le parole che Alessandro Volta si sentì dire dai genitori durante l’infanzia. La spiccata passione per la scienza e la fisica fecero abbandonare ben presto il progetto ai genitori e regalarono all’umanità uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi.
Fu a soli 30 anni che Volta realizzò la prima invenzione notevole: l’elettroforo perpetuo. Questo particolare strumento era costituito da un disco con un manico perpendicolare per impugnarlo (come un batticarne) ed era utilizzato insieme a una superficie isolante e un panno di lana per accumulare una modesta quantità di carica elettrica in modo discontinuo. Per ricaricare l’elettroforo era sufficiente riposizionare il disco sul piano. Da questi esperimenti Volta si interessò sempre più a ricerche pratiche e all’invenzione di nuovi strumenti in grado di generare cariche elettriche.

 

L'invenzione decisiva di Volta

Fu tra il 1799 e il 1800 che Alessandro Volta inventò quella che sarebbe stata ricordata come la sua più grande invenzione: la pila. La scoperta era il frutto di un lavoro di numerosi anni sulle teorie di un altro scienziato italiano, Luigi Galvani.  Quest’ultimo sosteneva che gli animali, in particolare le rane, fossero attraversati da un “fluido elettrico”. Questa elettricità era prodotta nel cervello e portata dai nervi ai muscoli, per poi essere qui conservata. Queste deduzioni derivavano da esperimenti condotti sulle rane: un contatto metallico applicato tra i nervi lombari e i muscoli degli arti inferiori portava a una contrazione delle loro zampe. Secondo Galvani questo fenomeno era causato dal contatto metallico, il quale determinava un circuito elettrico in cui fluiva la sua “elettricità animale”.

Volta dissentiva da questa teoria: la rana non poteva essere la causa diretta del passaggio di corrente. Volta notò che l’utilizzo di metalli diversi fra loro determinava un movimento della rana molto maggiore, da questa intuizione ha origine la pila. Numerosi furono i tentativi di Volta per creare una batteria in grado di produrre energia elettrica costante. Il prototipo finale prevedeva una colonna di dischi di zinco alternati a dischi di rame (il termine deriva proprio da questo impilarsi dei dischi), con uno strato intermedio di cartone imbevuto con acqua salata. Collegando i due poli con un conduttore elettrico si realizzava un circuito in cui passava corrente continua.

L'origine del metano

Intorno agli anni ’70 del Settecento, Volta aveva sentito numerosi racconti riguardanti il fiume Lambro: si diceva che passando una candela sulle acque paludose di questo fiume, si originavano fiammelle di colore azzurro.

Non potendosi recare al fiume Lambro, Volta decide di utilizzare gli stagni di Angera. Qui, il giovane Volta raccoglie l’aria melmosa per poi studiarla in laboratorio.

Ben presto si accorse che il gas emanato dalle paludi era infiammabile e lo ribattezza “aria infiammabile nativa delle paludi”.  Aveva scoperto quello che soltanto molti anni dopo sarebbe stato chiamato metano.

 


 

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Sara Raggini
Laureata in Economia e Gestione Aziendale presso l’Università di Bologna, lavora attualmente presso Gruppo Editoriale Macro. Sin dal percorso... Leggi la biografia
Laureata in Economia e Gestione Aziendale presso l’Università di Bologna, lavora attualmente presso Gruppo Editoriale Macro. Sin dal percorso universitario si interessa all’alimentazione sana, scegliendo di sviluppare la tesi sperimentale in Marketing dei prodotti agroalimentari. L’interesse per l’alimentazione e il benessere si associa... Leggi la biografia

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