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Fisiopatologia quantistica e dolore

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Arcangelo Miranda - 01/01/2016
Esiste solo un’energia, il prana o Ki, che vibra a differenti frequenze determinando infiniti tipi di manifestazioni. Questo dato, confermato dalla meccanica quantistica, ci ricollega alle antiche e mistiche conoscenze per le quali tutto è UNO e qualsiasi disarmonia, vedremo, dà luogo a disturbi o malattie nell’area di chi possiede il turbamento. Tutto ciò che esiste è coscienza che qualcuno sta pensando e il nostro corpo è la rappresentazione di una coscienza che noi stiamo elaborando. In presenza di traumi, alcune aree del corpo rimangono energeticamente bloccate sfuggendo alla nostra coscienza “conscia” e rimanendo anestetizzate all’IO.
Il concetto delle reazioni di guarigione è ben nota in altre discipline mediche come l’omeopatia e la chiropratica, ma è solitamente sconosciuta alla medicina ortodossa.
Con il miglioramento del livello energetico, a seguito di programmi di riequilibrio, hanno luogo alcune reazioni che vengono chiamate ritraccia, reazioni di guarigione o crisi di guarigione; la spiegazione di questa ritraccia è che le emozioni non poterono essere osservate completamente dall’osservatore (l’essere spirituale) all’epoca in cui l’evento ebbe luogo a causa di una carenza energetica; infatti un forte trauma fisico o emozionale crea più o meno incoscienza e questa quantità è direttamente correlata con la carenza energetica.

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A cosa serve un corpo all’essere spirituale? Serve come sonda, come interfaccia nell’universo in cui si trova al fine di analizzare l’ambiente. La caratteristica di una sonda è quella di leggere l’energia di un sistema e di tradurla (la sonda è infatti un trasduttore) in un’energia di un altro tipo. Nel tentativo di conoscere se stesso, l’essere perde la coscienza di sé e intraprende un ciclo di ri-conoscimento per mezzo delle idee che ha di sé; tutte le cose che lui pensa di essere sono contenute in ciò che noi chiamiamo IO SONO o Idea Prima, il pozzo di tutte le idee. Poiché l’essere è più grande di infiniti infiniti (cioè sa già tutto poiché è onnisciente), l’unico modo che ha per sapere qualcosa di sé è quello di divenire più piccolo di quello che è e fa questo per mezzo di una perdita di coscienza di sé. Lo scopo della vita è quello di riprendere coscienza di sé. Come fa a perdere la coscienza di sé e a riprenderla? Usa la mente! La mente è quello strumento che, costruito per mentire, altera la natura dell’idea (che è parte dell’Idea Prima). La mente ha una caratteristica: inverte la natura delle cose. Grazie alla mente, l’idea viene riflessa nello specchio della mente e diviene una cosa “opposta” che non risponde alla vera natura dell’Essere, ma al suo contrario; ciò è facile da immaginarsi, un po’ come allo specchio il nostro braccio destro corrisponde al sinistro e questo è IO-NON-SONO. Poiché l’essere si conosce per mezzo delle proprie idee, c’è bisogno che in qualche modo questa idea capovolta ritorni a essere messa nella giusta posizione. Come si fa? Per mezzo di un corpo. Immaginiamo che l’idea iniziale sia una “A” e che riflessa nella mente divenga una “a” capovolta. Il corpo è dotato di una propria mente e poiché qualunque mente, per sua funzione, altera la natura delle cose, ecco che se l’idea “A” capovolta viene percepita dalla sonda-corpo, essa si capovolge di nuovo e abbiamo la cosa giusta, cioè vera, cioè la “A” correttamente posizionata, cioè scopro ciò che in origine avevo pensato di me nel momento in cui ero diventato IO-NON-SONO. Il corpo, a mo’ di sonda, raccoglie tutta una serie di dati, il cervello li mette insieme come tanti tasselli di un unico puzzle per creare un unico fotogramma che trasferisce, per mezzo della mente e dell’osservatore (che vede solo immagini), all’IO che così sa ciò che all’inizio del gioco aveva pensato di Sé. Quindi, per avere una coscienza ho bisogno:

a)    di cellule di un corpo (in quanto sonda);
b)    di cellule nervose, cervello in primis, e nervi per la trasmissione del segnale dalla sonda al cervello;
c)    della mente che riceve l’immagine dal cervello;
d)    dell’essere spirituale con la sua capacità analitica per l’elaborazione analitica della cosa.

In Oriente il ciclo dell’energia è da millenni conosciuto come Brahma-Vishnu-Shiva.
– Brahma rappresenta la fase di creazione, quella che nasce dall’osservazione dell’Idea;
– Vishnu che rappresenta la fase di conservazione/attuazione dell’energia
– Shiva che è conosciuto come il distruttore che rappresenta la scomparsa, la disintegrazione dell’energia; è da sottolineare che non parliamo della semplice cessazione dell’attività dell’energia, ma proprio della sua scomparsa.
Ciò significa che prima dell’energia c’è il Nulla e dopo l’energia ci deve essere ancora il Nulla: questo è un ciclo e se si altera l’energia non scompare e fa male: ogniqualvolta viene a mancare uno dei quattro elementi di cui sopra, l’energia non si dissolve e staziona nell’universo eterico, nel corpo intorno a quello fisico.

Ho quindi fatto un esperimento: l’altro giorno ho posto davanti ad una cellula un elefante e un tavolo e le ho chiesto la differenza: a parte una reazione diversa a seconda del soggetto, non ho avuto risposta. Allora ho dato una martellata in testa alla cellula e le ho fatto contestualmente vedere l’elefante e il tavolo. Poi ho posto nuovamente tavolo ed elefante innanzi alla cellula e le ho richiesto la differenza tra l’uno e l’altro e questa volta la reazione energetica è stata la stessa per entrambi i soggetti e comunque non ho ottenuto risposta verbale: con la variabile della perturbazione avevo installato una identità di reazione alle due cose diverse, ma comunque non ho avevo ottenuto risposta.

Ho compreso che esistono tre situazioni:
1 – incapacità di differenziare pur fornendo una risposta energetica specifica a stimoli di natura diversa: la cellula risponde energeticamente sempre allo stesso modo davanti al tavolo e, in modo diverso, sempre uguale, davanti all’elefante;
2 – incapacità di differenziare, ma uguale risposta a seguito di un fattore estremamente perturbante: la cellula risponde allo stesso modo davanti al tavolo e all’elefante se posti a lei vicini in momenti diversi con una risposta energetica che si ripete a mo’ di loop stimolo-risposta determinando un modello di comportamento;
3 – capacità di differenziare emotivamente e analiticamente traendo conclusioni al fine di agire per migliorare la propria sopravvivenza: in estremo questo caso può essere ricondotto all’essere cosciente capace di regolare l’ambiente a sé;

l’abilità a differenziare e ad analizzare può essere ridotta come vedremo qui di seguito.

Dopo aver tentato di parlare con tante cellule e una moltitudine di batteri, disperato, sono giunto ad una conclusione: per considerare una cosa diversa dall’altra e per trarre dati necessari alla sopravvivenza, sono necessari tutti e quattro i punti che abbiamo elencato prima; se manca il punto d) è impossibile l’analisi e se in ogni caso viene omessa la coscienza per mezzo del dolore (perturbazione), viene a cadere anche la differenziazione a livello energetico e tutte le cose vengono percepite uguali tra loro, cioè la riposta emozionale sarà uguale indipendentemente dalla tipologia delle fonti se queste erano contestualmente presenti all’incoscienza.

Una carenza energetica (carenza di flusso) è imputabile a un forte trauma fisico o emozionale il quale, provocando minore o maggiore incoscienza, dà luogo a una riduzione del potere analitico sui dati che arrivano alla mente per mezzo dei canali percettivi del corpo. Questi dati, non potendo essere processati analiticamente dalla coscienza dell’osservatore per mancata visione, determinano un ciclo di comunicazione che rimane aperto nella coscienza del corpo, la quale “memorizza” l’energia non osservata: l’energia è bloccata nel corpo-eterico.
Col ripristino dell’equilibrio biochimico dell’organismo, l’emozione rimasta “cronica” viene riportata nel conscio dove generalmente si risolve in modo spontaneo (manifestando l’effetto ritraccia).
Il principio operante è che occorre energia per provare emozioni; quando non si ha energia a sufficienza non si può avere la completa risoluzione dell’evento.
Ma cos’è in questo caso “energia”? Sono unità di attenzione libere. Libere da cosa? Dal passato. Un essere che non ha energia bloccata nel passato è in contatto col suo essere interiore e quindi è nel suo presente più brillante. L’assioma è che quando la coscienza non è attiva (incoscienza) i flussi di prana si bloccano e abbiamo il dolore.

In definitiva, sotto un profilo quantistico, cos’è un’emozione bloccata? È una parte di comunicazione bloccata nella coscienza del corpo e questa coscienza è ciò che determina il Sé frammentato, il che significa che una parte del Sé vive in un tempo passato per cui la cellula, che è un punto di focalizzazione di coscienza, è un elemento che sta vivendo in un altro tempo; questo contrasto tra cellule che vivono nel presente e cellule che vivono nel passato, determina lo stato di salute o di malattia. Ma il passato è un momento precedente della linea del tempo su cui ci troviamo oppure è un momento di un’altra linea del tempo su cui eravamo.
La malattia è il risultato di una parte di mente che vive in un altro tempo rispetto al tempo presente, è un pezzo di coscienza che non è nel presente. Il dottor Edward Bach, quello dei Fiori, diceva che la malattia è una specie di disarmonia che insorge quando una parte del Tutto non vibra più all’unisono con le altre parti.
La malattia fisica è il risultato della mancanza di unisono nella coscienza cellulare per il fatto che non tutte le cellule sono in tempo presente (non tutte le cellule sono attive nel percepire il presente).

Andando oltre, ogni cellula del corpo fisico è una unità di coscienza che esprime il punto di vista che l’osservatore ha della dimensione in cui il corpo vive. È per questo motivo che quando un essere ha realizzato tutti i propri obiettivi su questo piano e passa a realizzare obiettivi dentro i propri universi interiori, può far sì che il suo corpo divenga di luce e scompaia agli occhi fisici.
Cos’è la malattia sotto un profilo quantistico? È la rappresentazione fisica di parti della mente relativa a questo piano materiale che sono state lasciate su linee del tempo parallele: alcune parti del pensiero sono in tempo presente, altre sono in altri tempi e in altri luoghi. La prevalenza è sinonimo del fatto che si è vivi, ma alcune parti del pensiero sono rimaste nel passato o sono nel futuro (futuro = tentativo di risolvere un problema del passato).


Quindi la cellula è la nostra più piccola unità di coscienza, per cui se l’attenzione è bloccata in un tempo passato, alcune parti di noi sono su altre linee del tempo: questa è la frammentazione del Sé, cioè essere su più linee del tempo.
La realizzazione del Sé prevede una totale integrazione di tutte le percezioni sensoriali nello stesso momento, cioè devono avvenire tutte sotto la stessa costante di Planck, sulla stessa linea del tempo; quando solo alcune parti della nostra coscienza cambiano di vibrazione, rimaniamo frantumati, un po’ qua e un po’ là. Essere su più linee del tempo significa essere in possesso di più punti di vista nello stesso momento: uno creato dalla consapevolezza, altri creati dall’inconscio e sono questi che ci fanno reagire agli eventi (il passato che si ripresenta); ma la mente può vedere solo un’immagine per volta e quando l’osservatore è impegnato su diverse linee del tempo, accusa dolore nell’anima (di tipo emozionale) e magari anche nel corpo fisico.
Dobbiamo superare gli ostacoli per vedere le trappole, cioè rendersi conto di quei sistemi di credenza che formattano la nostra coscienza e la nostra espressione cellulare fino a far intervenire la malattia. Un sistema di credenze equivale ad “essere nel passato”. Vedere le trappole è l’unico modo per imparare cose nuove, poiché fino a quando le trappole saranno presenti, saremo nel passato e quindi frammentati. Qualsiasi cosa capita alla vita è l’universo, in risposta alla volontà conscia o inconscia, che presenta alla nostra porta le cose da far entrare o da lasciare fuori; tutto è un continuo insegnamento a patto che si sia disposti a vederla diversamente, al di là del solito rigido modo.
Quando percepiamo la voce del nostro essere, l’avventura ci affascina e nel momento in cui generiamo la decisione di muoverci, di sperimentare, quel momento di percezione trasmette alla coscienza generale una frequenza: è ciò che avvertiamo con ognuna delle cellule del nostro corpo.
In risposta alla decisione, le cellule del corpo si agitano per la possibilità del cambiamento, per il raggiungimento di potenziali sconosciuti. Come possiamo dire di aver vissuto pienamente questo momento? Quando le cellule del nostro corpo avranno tutte insieme fatto un salto di coscienza, cioè tutta la coscienza del corpo fisico avrà lasciato le vecchie linee del tempo e sarà migrata su di una nuova linea del tempo dove per nuova linea del tempo si intende la manifestazione e l’esperienza di una nuova idea IO SONO.
Abbiamo detto che il principio operante è che occorre energia per provare emozioni: quando non si ha energia a sufficienza, non si può avere la completa risoluzione dell’evento e per questo “energia” è unità di attenzione libera dal passato, per cui un essere che non ha energia bloccata nel passato è in contatto col suo essere interiore ed è nel presente.

A questo punto si può spiegare cos’è la duplicazione cellulare: la manifestazione di una nuova coscienza nell’universo fisico; un essere che ha terminato la sua rappresentazione su questa terra, non è più soggetto alla duplicazione cellulare in quanto la sua coscienza fisica si è realizzata e stabilizzata. Ciò che noi vediamo come duplicazione non è altro che l’espressione biologica di nuova coscienza.
Ma purtroppo, invece di reincarnarci per l’ultima volta grazie al pensiero “Amo tutto, amo tutti”, ci continuiamo a reincarnare in corpi poiché non siamo nel pensiero dell’amore. Uscire dalla ruota delle reincarnazioni significa uscire dalla carne e quindi allineare nel tempo presente tutte le nostre coscienze-cellule e così terminare la duplicazione cellulare e l’incarnazione.


 
Dovremmo allora chiederci: cos’è la realtà nella quale ci troviamo? La meccanica quantistica ci porta a definire la realtà come la precipitazione di una delle infinite onde di probabilità che sogniamo al punto di crederla vera; per questo motivo dico spesso che essere svegli è molto di più del semplice fatto di avere gli occhi aperti…

Le immagini di quella linea del tempo passata vivono costantemente nel presente per mezzo della sfera eterica sotto forma di forme-pensiero e sono quelle che l’essere (TU) continua a vedere. Per questo motivo se viene ripulito il Corpo-Eterico, le unità di attenzione sono liberate e l’essere riporta tutta la sua coscienza nel presente. Questo è il nostro scopo.

Le immagini del passato sono tenute nel Corpo-Eterico dall’essere spirituale che, rivedendole a seguito delle stimolazioni ambientali che danno luogo alle relative configurazioni neuronali (immagini), le riconferma continuamente: sta cercando la propria realtà, pur se non è cosciente di farlo, poiché il corpo, per mezzo del meccanismo automatico detto H.P.A. pensa per lui (l’H.P.A., meccanismo Ipotalamo-Ipofisi-Surreni: è un sistema di difesa biologico che “combatte il passato”, quindi è sempre attivo fin quando l’evento di pensiero del passato non viene cancellato a livello mentale). La cosa interessante è che qualsiasi energia negativa deve avere un punto di ancoraggio materiale e nel caso delle forme-pensiero questi materiali che sono nel nostro corpo devono essere di genere tossico e comunque estranei.


Quando esercitiamo un’azione di guarigione, una parte del loop H.P.A. viene a essere colpita: in questo caso sopravviene il rilascio di emozioni bloccate con sogni, visioni, flash, memorie di avvenimenti dimenticati. Questo fenomeno si chiama ritraccia e corrisponde a una presa di coscienza dei traumi che tenevano intrappolato l’individuo. Infatti l’essere può essere intrappolato solo se una parte della sua mente conserva delle cose che egli non ha potuto vedere; poiché un’azione di guarigione provoca sempre un aumento dell’energia e del suo livello vibratorio, ciò attiva l’energia bloccata portando al rilascio di emozioni, sogni, visioni e memorie precedenti anche dimenticate o, addirittura, di vite passate.



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