Terremoti e Vulcani


Segnali dallo spazio - Il segnale “Wow!”

Un’analisi approfondita del più potente e completo segnale arrivato dallo spazio: il segnale WOW, nella sequenza alfanumerica 6EQUJ5


Leonardo Dragoni - 22/06/2012

Segnali dallo spazio - Il segnale “Wow!”

Ricordate Ellie Arroway nel film "Contact" (1997) di Robert Zemeckis? Era la ragazza, interpretata da Jodie Foster, alla costante ricerca di un segnale radio proveniente dallo spazio lontano. Il film è ispirato al romanzo omonimo di Carl Sagan, divulgatore scientifico, astronomo e scrittore di fantascienza, nonché fondatore del SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence). E il personaggio di Arroway è ispirato ad una vera signora ormai 68enne, di nome Jill Tartle, che del SETI è stata direttrice a partire dal 1984. Una vita passata alla ricerca di ET, poche settimane fa si è dimessa, concludendo il suo commiato con queste parole: “Prima o poi capteremo  qualcosa".

 

Il seti e l’invio di messaggi nello spazio
Ad Arecibo, nel Nord del Portorico, nel 1960 iniziarono i lavori per la realizzazione di un radiotelescopio, attivato poi nel 1963, e potenziato nel 1974. Ricavato all’interno di una cavità naturale nella roccia, è oggi  il più grande radiotelescopio del mondo, dotato di un potentissimo trasmettitore, utilizzato dall’Università di Cornell e dal governo americano a scopo militare e di ricerca, soprattutto per studiare lo spazio lontano.



Il 16 dicembre 1974 il seti (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) utilizzò questo imponente ed avanzatissimo radiotelescopio per inviare verso lo spazio profondo un messaggio in codice binario: l’ Arecibo Message.  Il messaggio conteneva delle informazioni essenziali sulla Terra e sull’essere umano, come una sorta di biglietto da visita che il terrestre porge all’eventuale abitante sconosciuto dello spazio. È stato codificato tramite il semplice spostamento del segnale fra due frequenze, poste nella banda dei 2.380 MHz, variando la frequenza di trasmissione di dieci Hz (tecnica FSK), per indicare il valore (zero o uno) di ciascun bit, e consisteva in 1.679 impulsi di codice binario. Il fascio di onde elettromagnetiche inviate era indirizzato precisamente – attraverso la Via Lattea - verso un ammasso globulare di stelle chiamato M13, a circa 23.000 anni luce da noi, nella costellazione di Ercole, comprendente centinaia di migliaia di stelle. Quindi, noi, un messaggio lo abbiamo inviato. Ci hanno mai risposto? Oppure: abbiamo mai ricevuto noi dei messaggi? Il 19 agosto 2001 nei pressi di Andover, nell’Hampshire, sul campo della Leckford, davanti all'antenna dell'osservatorio, apparve un cerchio nel grano che sembrava rappresentare la risposta (stilizzata sul grano) al messaggio inviato nel 1974. La risposta conteneva – rispetto all’originale - una informazione aggiuntiva sul dna, e questa informazione riguardava il Silicio. Nel 2002 veniva inoltre ritrovato un cerchio nel grano presso Sompting, al cui interno era stata rinvenuta della polvere bianca che conteneva del biossido di Silicio.

Dunque qualcuno aveva risposto all’Arecibo message?
È necessario tenere conto che la comunicazione effettuata dal telescopio di Arecibo, nella migliore delle ipotesi, avrebbe potuto ricevere risposta soltanto dopo diversi secoli. Tanto è il tempo che ci vuole prima che il segnale inviato avesse potuto fisicamente raggiungere l’ammasso M13, distante circa ventitremila anni luce. L’unico sistema candidato a poter intercettare la comunicazione verso l’ammasso M13 sarebbe potuto essere Hercules 86, stella non dissimile dal nostro Sole, la cui posizione però ha una deviazione di 17 gradi rispetto alla traiettoria del nostro messaggio. Il fascio di trasmissione di Arecibo aveva una ampiezza di circa due minuti d'arco, che equivale circa ad un quindicesimo del diametro della Luna. È un fascio estremamente stretto, pertanto non avrebbe potuto raggiungere Hercules 86. Questa stella inoltre dista 26,4 anni luce da noi, pertanto gli “ercoliani” - per farlo giungere a noi nell’agosto del 2001 - avrebbero dovuto spedirlo indietro ad una velocità cento volte superiore a quella della luce.   Su questa storia, e su quella del Silicio (che contiene anche degli aspetti deteriori, e di cronaca giudiziaria), abbiamo approfondito ogni dettaglio altrove, e possiamo assicurarvi che ET è totalmente estraneo ai fatti (si veda: Leonardo Dragoni, “Chilbolton Crop Circle & Arecibo Message”; e  “La verità sui cerchi nel grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile”, Alvorada 2011, pp. 122-125; 139-146). Gli alieni non hanno mai risposto al nostro messaggio, o – se lo hanno fatto – non era quello il caso. È però possibile che abbiano tentato di comunicare con noi? Che siano stati loro – come del resto abbiamo fatto noi – ad inviarci un messaggio? Insomma: abbiamo mai captato un segnale “alieno”? A dire il vero una comunicazione sembra esserci stata. Non tramite un cerchio nel grano (che sarebbe un modo alquanto bizzarro e infruttuoso di comunicare) ma tramite onde radio. E non nel 2001 o nel 2002, ma già nel 1977. Tra due mesi ricorrerà il 35esimo anniversario di quell’evento, potenzialmente storico. Il volontario del SETI  Jerry R. Ehman (professore di astronomia alla Franklin University), era a lavoro quella notte del 15 agosto 1977, presso il “Grande Orecchio”, cioè il radiotelescopio nell’osservatorio dell’Ohio, noto appunto col nome di  Big Ear. Alle ore 23:16, mentre analizzava alcune onde radio provenienti dallo spazio, accadde qualcosa di insolito. Di molto insolito: un segnale che sembrava provenire dal Sud-Est della costellazione del Sagittario, forse dalla  stella Tau Sagittarii, distante circa 122 anni luce da noi. 



Alcuni giorni dopo quell’evento, probabilmente il 19 agosto, Ehman ebbe finalmente contezza di quell’evento.  Infatti i segnali venivano registrati da un IBM1130, su cui era caricato un software denominato N50CH, che interagiva con il ricevitore esterno per acquisire, ogni secondo, i valori di intensità da ognuno dei 50 canali. Dieci di questi valori venivano combinati per generare un numero per ogni canale, e quest’ultimo era convertito in un singolo numero o lettera, che veniva stampato su un foglio. Così Ehman, analizzando la stampa relativa alla ricezione delle ore 23:16 del 15 agosto, si trovò di fronte  a questo foglio (vedi immagine sotto),  e la prima cosa che fece, dopo aver sobbalzato sulla sedia, fu scrivere sopra il foglio stesso ciò che stava pensando: “Wow!”. Fu così che il segnale registrato in quella notte di ferragosto, ancora oggi è noto al mondo come “segnale Wow!”

 



Sopra, la stampa della registrazione del Big Era del 25 agosto 1977. Sotto un ingrandimento del particolare.

 



In seguito Egli dichiarò:
Sono rimasto sorpreso di vedere la stringa (sequenza) di numeri e caratteri "6EQUJ5" nel canale 2 della stampa. Ho subito riconosciuto questo come il modello che ci si aspetterebbe di vedere da una sorgente radio di piccolo diametro angolare nel cielo, con una banda di frequenza stretta. […] Dopo aver completato la revisione […]  ho contattato John Kraus e Bob Dixon. Rimasero stupiti anche loro. Poi abbiamo iniziato un'analisi ..

Perché questo messaggio dallo spazio aveva creato questo stupore?
Per diverse ragioni. Innanzi tutto il segnale aveva una durata di 1 minuto e 12 secondi. La matrice che stava utilizzando Ehman non permetteva di andare oltre questo arco temporale. Per essere più precisi dovremmo dire che il Big Ear aveva un puntamento fisso, e utilizzava la rotazione della Terra (girando con essa alla medesima velocità) per investigare la volta celeste. Questo vuol dire che un qualsiasi punto nello spazio, sarebbe uscito dal suo campo ricettivo esattamente in 72 secondi. Non un secondo in più, non uno in meno. Un segnale inferiore o superiore ai 72 secondi, sarebbe quindi dovuto appartenere ad una fonte terrestre. Viceversa un segnale che fosse durato esattamente 72 secondi, artificiale o meno che fosse, sarebbe dovuto essere extra-terrestre. In quest’ultimo caso inoltre, il segnale avrebbe dovuto mostrare una crescita di intensità graduale per i primi 36 secondi (72/2, quindi fino al punto in cui il segnale radio non avesse raggiunto il centro della finestra di osservazione), decrescendo gradualmente nei restanti 36 secondi. Ebbene il “Wow!” presentava esattamente tali caratteristiche.



Robert Gray, autore del libro The Elusive Wow,  intervistato da “Ufoonline.it” ha dichiarato:
La cosa principale è il profilo del segnale, il modo in cui sale e scende per circa 72 secondi. Quando puntiamo queste grandi antenne paraboliche verso il cielo, e una sorgente radio si muove attraverso di loro, c'è una firma speciale, una sorta di impronta digitale. I risultati delle impronte digitali della sorgente radio aumentando lentamente, arrivando a un picco e poi lentamente diminuendo. Nel caso di "Wow!", il segnale segue perfettamente la curva. Sembrava esattamente come un segnale radio nel cielo apparirebbe, ed è abbastanza improbabile che qualsiasi altra cosa, come un aereo o un satellite, possa aver lasciato una firma speciale come queste”. (Ufoonline.it, 22 febbraio 2012, “Il segnale Wow!, quando il Seti accarezzò il sogno del contatto”).

Il “Wow!” era anche un segnale incredibilmente potente, in assoluto il più potente mai registrato dal “Grande orecchio” durante tutti gli anni della sua attività. Un segnale circa 30 volte più forte del normale rumore di fondo.
Aveva inoltre una frequenza stretta, cioè una larghezza di banda inferiore ai 10 kHz (tanto da essere captato da un solo canale sui 50 in uso). Insomma un segnale netto e preciso, a differenza della maggior parte dei segnali di origine naturale. Questo escludeva la possibilità che potesse trattarsi di un quasar, un pulsar, o altre fonti radiofoniche naturali, facendo invece propendere l’ago della bilancia per una probabile origine artificiale. Ancora: il segnale era stato emesso ad una frequenza compresa tra i 1.420,356 MHz (secondo J. D. Kraus) e i 1.420,456 MHz (secondo J. R. Ehman). Una frequenza cioè proibita per i trasmettitori terrestri, e invece ideale per ricoprire enormi distanze dal momento che è in grado di perforare le nubi polverose dello spazio. In ogni caso una frequenza vicinissima ai 1.420,405 MHz, che è quella della radiazione dell’idrogeno. Esatto, l’idrogeno,  il primo elemento chimico della tavola periodica degli elementi, contrassegnato con numero atomico 1, e soprattutto l’elemento più leggero e più abbondante di tutto l'universo osservabile. A questa frequenza si manifesta la riga spettrale causata dalla variazione energetica dell’idrogeno neutro interstellare: la cosiddetta “riga a 21 cm dell’idrogeno neutro”, grazie alla quale fu rivelata per la prima volta la struttura a spirale della Via Lattea, e fu determinata la curva di rotazione della galassia. Come molti hanno sostenuto in tempi non sospetti (i fisici Cocconi e Morrison, nel 1957), se volessimo inviare un messaggio universale per antonomasia, tra le altre cose dovremmo usare la frequenza dell’idrogeno. Sul sito “ufo.it” è riportata una sintesi di alcuni passaggi pubblicati nel libro “Is Anyone Out There?” di Frank Drake e Dava Sobel (Delacorte Press, New York 1992), da cui prendiamo dei passaggi:
Il suo ritmo di passaggio attraverso il lobo del radiotelescopio mostrava che si muoveva con le stelle: era perciò un segnale extraterrestre, avente un moto assai dissimile da quello di un aeroplano o di un satellite. L’indizio più consistente di intelligenza è però il modo con cui il segnale si era acceso - o spento - mentre si trovava nel lobo dell’antenna. Big Ear, tramite la sua strana forma, produce simultaneamente due lobi (e quindi due vedute del cielo, leggermente sfasate l’una dall’altra); dopodiché confronta automaticamente le due vedute per cancellare le interferenze terrestri. Tipicamente un oggetto celeste viene registrato due volte all’Ohio State, una per ciascun lobo. Questo particolare segnale appariva invece un’unica volta. Si era spento dopo essere apparso nel primo lobo. Oppure si era acceso poco prima che il secondo lobo intercettasse quell’area di cielo. In entrambi i casi il segnale era intermittente - come lo squillo di un telefono o il click-clack del codice Morse - e non un ronzio stazionario. Gli astronomi hanno spesso discusso della possibilità che i segnali extraterrestri siano transitori, come questo, piuttosto che continui”. (“Wow … allarme dallo spazio” - http://www.ufo.it/testi/seti2.htm).
Di fronte ad un quadro indiziario così dettagliato e corposo, anche il più ostinato degli scettici deve aver avuto il fondato dubbio che potesse effettivamente trattarsi di una comunicazione aliena. Ed Ehman era scettico, almeno sulle prime. La prima cosa da fare era riascoltare il segnale, cercarne una ripetizione. In quei giorni probabilmente non c’era telescopio che non puntasse verso il Sagittario. Niente. Quel segnale, da allora, non si è mai più ripetuto, neppure negli anni a seguire.  Robert Gray – di cui abbiamo detto sopra – ha ritentato nel 1987 e nel 1989, utilizzando l'Array META all'Oak Ridge Observatory. Poi nel 1996 utilizzando il Very Large Array, e nel 1999 il Mount Pleasant Radio Observatory della Tasmania. Niente da fare. Possibile che un segnale intenzionale, inviato da una eventuale civiltà aliena per comunicare con altre, venga inviato una sola volta? Sarebbe come gridare “aiuto!” una sola volta, e poi desistere e abbandonarci ad un triste destino nonostante nessuno sia giunto in nostro soccorso. Eppure, è esattamente ciò che facemmo anche noi nel 1974, ad Arecibo, allorché inviammo un solo, singolo messaggio. Comunque, mentre si cercava una ripetizione del segnale (che non sarebbe mai arrivata), ci si interrogava anche sul segnale stesso, e sul da farsi. L’intervallo di tempo intercorso tra la comunicazione e la sua registrazione e valutazione non era stato breve. E in assenza di una ripetizione la situazione presentava delle importanti problematiche. Accettata l’ipotesi che potesse realmente trattarsi di una comunicazione aliena, bisognava verificarlo. Ma, stante questa situazione, come fare? Si decise di continuare ad analizzare i dati che si possedevano, mentre bisognava escludere che potesse trattarsi di “altro”. Andando per esclusione dunque, ci si pose un insieme di interrogativi.

Forse quel segnale poteva essere dipeso da alcuni pianeti?
L’emissione “radio” di un pianeta è per lo più di tipo termico, dovuta al calore dello stesso. Le uniche emissioni radio planetarie non termiche sono state registrate grazie ad alcune particelle dei satelliti di Giove che si muovevano nel campo magnetico del loro pianeta. Il segnale captato dal “Grande Orecchio” dell’Ohio presentava però caratteristiche completamente diverse da quelle di Giove. Inoltre, e soprattutto, nella zona da cui proveniva questo segnale non c’erano pianeti.  O meglio, non c’erano – in quella data - pianeti appartenenti al sistema solare. L’ipotesi pianeti quindi, stante la nostra attuale conoscenza astronomica e scientifica,  deve decisamente essere scartata.
A meno che – e così torniamo all’ipotesi extra-terrestre - non si sia trattato di uno dei sistemi planetari della costellazione del Sagittario (ad esempio la stella HD 169830 possiede due pianeti giganti gassosi situati a 0,8 e 3,3 Unità Astronomiche, mentre HD 179949  possiede un pianeta con una massa simile a quella di Giove, estremamente vicino alla stella madre).


Cosa possiamo dire riguardo gli asteroidi?
L’ipotesi è da scartare. Non solo non c’erano asteroidi nelle vicinanze, ma questi – per le loro ridotte dimensioni - avrebbero comunque campi magnetici trascurabili, e quindi trascurabili radiazioni non-termiche.


Satelliti allora?
Neanche. Trasmettere a quella frequenza è strettamente vietato. Inoltre da uno studio delle orbite di tutti i satelliti noti è emerso che nessuno, in quel momento, si trovava nella zona interessata. Al massimo è lecito ipotizzare che i russi o gli americani (siamo negli anni della guerra fredda) possano aver avuto un satellite segreto in quello spicchio di cielo, che stava violando gli accordi internazionali, per ragioni militari. È un’ipotesi remota, ma se così fosse sarebbe complessa da dimostrare, dal momento che la questione rientra in ambito top-secret. Chiarire questa evenienza è qualcosa che esula dalle possibilità del 99,9% degli esseri umani. Se il restante 0,1% fosse miracolosamente all’ascolto, lo inviteremmo a procedere. Potremmo altrimenti sperare in una indagine militare, o una confessione di Stato, oggi che la guerra fredda è solo un ricordo. Ma temiamo che il verificarsi di questa eventualità sia altrettanto improbabile.

Perché non un semplice velivolo, o aereo?
Perché – di nuovo - nessun velivolo è autorizzato a trasmettere a quella frequenza. Poi, soprattutto, perché un aereo si muove molto velocemente rispetto alla volta celeste e alle stelle: avrebbe generato uno scostamento notevole nel modello di intensità ricevute, rispetto a quello che si può attendere da una sorgente puntiforme.

Neppure un veicolo spaziale?
No, per le medesime ragioni. Inoltre – per ulteriore scrupolo – è stato fatto un controllo di tutti i veicoli spaziali noti, e nessuno si trovava in quella zona. Anche in questo caso valgono però le considerazioni sopra esposte, relative ad eventuali violazioni segrete in ambito militare.

Ok, un trasmettitore da terra?
Nessun trasmettitore è autorizzato a trasmettere a quella frequenza. È teoricamente possibile che una trasmissione possa avvenire a determinate frequenze, e poi per leggi armoniche modificarsi o essere recepita ad altre. Banalmente (passateci l’esempio)  se si trasmettesse un doppio segnale a 710 Mhz, potrebbero ottenersi 1.400 Mhz. Ma anche l’intensità sarebbe doppia in tal caso, e il Big Ear è abbastanza sofisticato per accorgersi di ciò.  Inoltre le frequenze multiple di 1.400 Mhz hanno generalmente una banda molto più larga dei 10 kHz del segnale “Wow!” È comunque inverosimile pensare che un trasmettitore – ove anche abbia puntato direttamente sul Big Ear – non abbia generato il minimo movimento o scostamento, e abbia riprodotto in modo perfetto la forma e il moto del nostro ricevitore-antenna.
È più probabile invece che un trasmettitore terrestre stesse inviando qualcosa nello spazio, qualcosa che è stata poi riflettuta da qualche detrito spaziale proprio verso il Big Ear. Si sarebbe dovuto trattare però di un detrito metallico, statico rispetto alla volta celeste, e non caduco. Tutto ciò è estremamente improbabile.

Che ne dite di una “scintillazione interstellare”?
La scintillazione è la variazione della luminosità apparente di un oggetto luminoso distante, osservato attraverso l'atmosfera. Quando guardiamo le stelle nel cielo, noi le vediamo scintillanti. Questo accade perché ogni fotone proveniente dalla sorgente effettua un viaggio verso i nostri occhi leggermente diverso da ogni altro. Quando le onde radio, o ottiche, viaggiano nella materia interstellare (qualcosa di simile alla nostra atmosfera, ma più rarefatta) queste onde, o fotoni, generano un sorta di effetto-brillamento chiamato “scintillazione interstellare”. È possibile che tanto più sia distante la fonte, tanto più il brillamento sia forte, o tale risulti i nostri occhi. In parole povere, se questo fosse il caso del “Wow!”, sarebbe un ulteriore tassello in favore dell’ipotesi che si tratti di un segnale extraterrestre.

E di una “lente gravitazionale”?
Una  lente gravitazionale  è un fenomeno caratterizzato dalla deflessione della radiazione emessa da una sorgente luminosa a causa della presenza di una massa posta tra la sorgente e l'osservatore. La modifica che un corpo massivo provoca alla curvatura dello spazio-tempo genera un effetto simile a quello ottico di una lente, che può andare dalla deformazione apparente della sorgente, allo sdoppiamento o alla visione multipla della sua immagine. Quando un’onda elettromagnetica (come può essere un’onda radio) viaggia attraverso la materia spaziale, essa è riflessa in modo leggero.  Se una sorgente radio fosse localizzata nella stessa linea d’orizzonte (ma molto più lontana) di questa concentrazione materica, è possibile che le onde vengano recepite come un anello o onde (luce o radio) puntiformi. Questo fenomeno è noto come “lente gravitazionale”. Bene, può avere a che fare con il segnale “Wow!”?  Solitamente questi anelli, o macchie puntiformi di luce, rimangono impresse nelle immagini visive per alcuni mesi, o addirittura anni. Invece il “Wow!”, che avrebbe dovuto essere visto due volte (due fasci) in circa 5 minuti, è stato osservato solo una volta. L'effetto “lente gravitazionale” probabilmente non sarebbe cambiato in modo significativo in 5 minuti.  A meno che … il “Wow!” fosse un segnale proveniente da una civiltà intelligente, per cui gli esseri responsabili della sua trasmissione avrebbero potuto dirigerlo verso altre direzioni nel loro cielo, o avrebbe potuto spegnere la trasmissione per 5 minuti. A questo proposito è logico fare una considerazione banale, di buon senso. Se una civiltà extra-terrestre volesse inviare un messaggio nello spazio, come procederebbe? Probabilmente farebbe qualcosa di simile a quel che abbiamo fatto noi ad Arecibo nel 1974. Inviare un segnale intramontabile in ogni direzione comporterebbe un dispendio di energia inimmaginabile, oltre a generare un segnale relativamente debole e quindi incapace di penetrare a distanze profondissime. Sarebbe più logico inviare un messaggio di maggior intensità, capace di raggiungere distanze molto maggiori, ma indirizzato verso uno spicchio di cielo, e rilevabile una sola volta. Come ha detto anche Robert Gray: “per avere un segnale che è sempre lì, si deve pensare ad un'intelligenza molto avanzata, e si deve presumere che  sia altamente motivata a parlare con noi […] Se una civiltà non volesse sprecare energia potrebbe usare qualche altra strategia più conveniente: una breve trasmissione periodica, un fascio intermittente, o altri metodi”. (intervista di Ufoonline.it a Robert Gray, pubblicata 22 febbraio 2012). Potrebbe anche darsi che il “Wow!” ruoti attorno alla sua origine, come fa la luce di un faro. Se di rotazione o intermittenza si tratta, allora, dovremo solo aspettare. Per il momento sappiamo soltanto che questi intervalli non sono inferiori a 35 anni.  È forse ciò che speriamo tutti. Speriamo che Lei, dottoressa Tartle, abbia davvero ragione: prima o poi, capteremo qualcosa. --------

Ci concediamo, a chiudere, un’antipatica chiosa polemica.
Riteniamo infatti irragionevole che una consistente fetta della comunità ufologica tralasci questo genere di ricerche, a vantaggio esclusivo di qualcos’altro molto meno adeguato e produttivo, come (ad esempio) l’aspetto mediatico fatto di avvistamenti e filmati ormai quasi quotidiani, fotografie del giorno, rumors o considerazioni incentrati su presunti misteri insondabili, ecc. Altrettanto inconcepibile che l’ufologia di fatto costituisca e rappresenti troppo spesso una macchina per cercare di far soldi, o comunque una possibilità economica, anziché un investimento e/o un finanziamento della ricerca.


Il “Wow!” fu captato da un volontario, in un sito in cui la ricerca era portata avanti viepiù da volontari. Questo finché non venne rimpiazzato da decine di palazzi, allorché al posto del Big Ear (smantellato nel 1998) bisognò costruire appartamenti in serie, da vendere al miglior acquirente.
I governi, si sa, finanziano la ricerca in modo inadeguato (chi più, chi meno). I privati fanno il loro interesse, non potendosi pretendere un filantropismo di massa. Gli ufologi però (intesi come gli esperti e gli appassionati del variegato campo di interesse attorno al fenomeno UFO), spesso non sono da meno. Abbiamo conosciuto ufologi (o sedicenti tali) che non avevano la benché minima idea di cosa fosse il segnale “Wow!”. Però giuravano sull’autenticità della foto di un alieno alto quattro metri avvistato in Friuli, o su qualsiasi altra fandonia che la mente umana possa partorire ogni giorno. A noi pare invece che la prima cosa, se si vuol essere presi sul serio, sia fare le cose seriamente. Come le fece Ehman.

Si ringrazia per la gentile concessione dell’articolo Leonardo Dragoni e il sito http://www.cropfiles.it/

Fonti
Tutte quelle citate all’interno dell’articolo
Wikipedia
Michael Brooks,13 Things That Don't Make Sense: The Most Baffling Scientific Mysteries of Our Time (chapter 7).
Robert Gray, The Elusive Wow: searching for extraterrestrial intelligence.
Frank Drake & Dava Sobel, Is Anyone Out There?”, Delacorte Press, New York 1992
http://www.ufoonline.it/2012/02/22/il-segnale-wow-quando-il-seti-accarezz%C3%B2-il-sogno-del-contatto/
www.bigear.org/Wow30th/wow30th.htm
http://www.ufo.it/testi/seti2.htm
http://danielegasparri.blogspot.com/2012/01/il-segnale-wow-il-primo-segnale-di.html
http://arxiv.org/
http://www.bigear.org/wowmenu.htm
http://www.universetoday.com/93754/35-years-later-the-wow-signal-still-tantalizes/#more-93754
http://www.naapo.org/W8JK/W8JK.htm
http://www.theatlantic.com/technology/archive/2012/02/the-wow-signal-one-mans-search-for-setis-most-tantalizing-trace-of-alien-life/253093/
http://www.fas.org/irp/imint/docs/rst/Sect19/Sect19_15.html
http://www.bigear.org/CSMO/HTML/CS01/cs01p04.htm

Questo articolo e le relative immagini sono stati prodotti attingendo a varie fonti online e librarie (citate nel testo e in calce). Qualora vogliate proporre delle rettifiche, o venga riscontrata una eventuale violazione di copyright, si prega di farne segnalazione, e provvederemo ad una immediata sanatoria. È vietato riprodurre questo articolo senza esplicito e formale consenso da parte dell’autore http://www.scienzaeconoscenza.it/autori/leonardo-dragoni.php

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