ADATTARSI: rassegnazione o LIBERTA'?

Accade di trovarsi in discussioni che confrontano la necessità della militanza sociale, del darsi da fare per i diritti umani con la più contemplativa posizione di chi coltiva l'osservazione della mente. E viceversa. Questo intervento di un biologo moleco
Matthieu Ricard - 28/09/2009

ADATTARSI: rassegnazione o LIBERTA'?

 

 

 

 

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Durante un recente dialogo con degli accademici del Nord America, ho menzionato
il fatto che educare la mente attraverso la meditazione aiuta le persone a vivere le situazioni difficili
in modo diverso e a sviluppare le risorse interiori per affrontare gli alti e bassi della vita.

Alcuni di loro hanno arguito che promuovere un tale adattamento era una cosa molto pericolosa da fare,
sarebbe come dire agli schiavi che lavorano duramente nelle cucine e ad altri popoli oppressi
che tutto ciò che dovrebbero fare è meditare e imparare a star contenti, piuttosto che chiedere
giustizia e la libertà dall'oppressione.

Sarebbe come incoraggiare chiunque sia oggetto di abuso
da parte di altri a coltivare la passiva rassegnazione.

Ovviamente c'è stato un significativo malinteso tra noi.

Acquisire la capacità interiore di confrontarsi con entrambe le circostanze, favorevoli e sfavorevoli
della vita, con forza, fiducia e un certo grado di serenità è una grande risorsa.

In nessun caso ciò equivale all'impotente rassegnazione o a condonare l'ingiustizia.
Piuttosto, si evita di diventare uno schiavo due volte: uno schiavo degli altri e uno schiavo della propria mente.

Naturalmente, dobbiamo lavorare instancabilmente verso il superamento dell'iniquità,
dell'oppressione e della trascuratezza, e sforzarsi di raggiungere la libertà esterna per se stessi e gli altri.

Allo stesso tempo, è anche fondamentale acquisire la libertà interiore dagli stati mentali che ci affliggono.
La forza interiore, a differenza della debolezza, è il modo migliore per sviluppare una determinazione inflessibile
 a cambiare anche le circostanze esterne, ogni volta che è possibile.

Qualcuno-a che è costantemente in balia della sua stessa mente rischia di essere facilmente sopraffatto
da difficoltà interiori ed esteriori. A prescindere da quali siano le circostanze esterne,
è la mente che traduce tali circostanze, in felicità o miseria.

Evitare di essere devastati da eventi indesiderati non è sinonimo di rassegnazione.
Ben inteso, quest'atteggiamento non incoraggia nessuno a coltivare la passività:
ci risparmia semplicemente una doppia dose di sofferenza.


Matthieu Ricard
Biologo molecolare, trent'anni fa Matthieu Ricard si è avvicinato al buddismo e ora vive in un monastero in Nepal.
Attualmente è il più celebre ambasciatore del buddismo in Francia, il traduttore dal tibetano in francese e inglese del Dalai Lama,
il curatore della riedizione dei testi sacri tibetani medievali, un autore di saggi best-seller e, ora, anche un romanziere.
Fonte:http://www.matthieuricard.org/en/index.php/blog/
Traduzione per scienzaeconoscenza.it di Elsa Masetti



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