Il numero 30 clicca sulla copertina per conoscere i principali argomenti trattati
Cogliamo l'occasione per fare un'errata. A pag.9 si dice che un atomo di uranio ha 20 elettroni. Orrore! Sono di fatto 92. Si tratta di un refuso ribelle che per quanto corretto ha raggiunto imperterrito la stampa finale
sotto, in bella vista ,gli omaggi se ti abboni o rinnovi entro il 15 dicembre clicca sull'immagine sotto per i dettagli
Lo speciale che propone il n° 30 potremmo chiamarlo anche: Passaggi: da un piano all'altro dell'esistenza
Scienza e Conoscenza affronta il tema della morte quale evento naturale a vari livelli, mantenendo viva l'immagine che esiste nella Tradizione, una scienza del morire e di accompagnamento del morente. E di quanto si palesi sempre più necessaria, a fronte di fenomeni mediatici come quello della Englaro e dell'incalzare dei trapianti, una scienza del morire che non può disgiungersi da quella del vivere. Si leggano sull'argomento gli articoli inerenti quie qui
Questa scienza si chiama anche tanatologia e in termini di antica saggezza >>>Bardo, o il passare da un intervallo di vita a un altro, da un piano di esistenza all'altro.
Detto così può apparire pura speculazione eppure ricercatori come Dan Winter, a partire dalla struttura frattale della vita, arrivano a parlare di “morte di successo”, del modo in cui il DNA si prefigura in questo passaggio obbligato.
A proposito di DNA, scoperte recenti dimostrano che la ricerca-visione di Dan Winter trova congruo riscontro, leggi l'articolo qui.
Massimo Corbucci si pone delle domande sul modo in cui arriviamo a considerare paranormale quello che è semplicemente non ancora determinabile e inoltre offre una sua analisi della vita e della morte come concetti di fisica nucleare e sub-nucleare indissolubilmente congiunti.
Il fisico Vittorio Marchi ci fa notare che è una questione di comodo mantenere intorno alla morte quel tot di soprannaturale utile a non far collidere più di tanto la scienza e la fede. Esistono, di fatto, degli studi scientifici sperimentali, per lo più russi, che mostrano che all'atto della morte esiste un involucro energetico, riflesso e copia invisibile (all'occhio umano) del corpo fisico, pienamente animato. Questo non svanisce nel nulla, ma va a fondersi nell'immenso Oceano Galattico, fonte primaria di ogni energia vitale, densa e non densa.
Ecco che vita e morte si palesano anche sotto gli occhi di macchinari scientificamente sofisticati come un continuum incessante e ciclico che si evolve su piani diversamente plastici.
Lo psicologo Marco Ferrini, che da anni si occupa, tra l'altro, di assistenza a malati terminali, pone al lettore le seguenti domande: «Come aiutare la persona ancora imprigionata in quello scafandro ormai logoro? Come stimolarla a prepararsi interiormente al suo abbandono? Come orientare il percorso evolutivo che principierà dopo l'attestazione della sua morte clinica?».
Annalisa Faliva, autrice di una riscrittura in chiave contemporanea del >>>Bardo, il risveglio dal sogno, ci offre una realistica equivalenza, alla luce della quantistica, tra le immagini surrealistiche e oniriche del Bleep e i passaggi illustrati dal Bardo.
Cosa lega in modo più o meno palese ognuno di questi interventi? Il legante è il fattore “invisibile”, ostico alla scienza d'ufficio, e la libertà di vivere fino in fondo il processo del morire, rispettando anche il desiderio di morire e di morire in pace, che appare impossibile a una società che anela all'eterna giovinezza della materia. Tra la morte clinica e la morte ampiamente intesa c'è di mezzo la coscienza, non quella morale. La coscienza senza attributi.
Diceva il saggio Nisargadatta Maharji poco prima di morire: “Mi accusano di essere nato e poi mi accuseranno di essere morto… Di fatto non sono mai nato e quindi, come potrei morire?”
Agurandoci che ciò che leggete possa aiutarvi a prendere la morte meno sul serio, vediamo anche che ne dice Colorado Café! Clicca sul video
E per continuare a sorridere che ne dici di provare il reality trunserfing? Leggi qui un inedito sull'argomento!
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