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Un grande geologo italiano: chi era Giovanni Battista Brocchi?

Scritto da: Emanuele Cangini | Scienza e Fisica Quantistica

Un grande geologo italiano: chi era Giovanni Battista Brocchi?

 

Nel 1772, a Bassano del Grappa (Vicenza), nasceva Giovanni Battista Brocchi, geologo rinomato e di fama conclamata, senza dubbio tra i maggiori esperti in geologia del XVIII secolo: numerose furono le sue produzioni di notevole interesse scientifico fra le quali spicca un modello di monografia paleontologica. Compì i primi studi scolastici nel paese di origine, per poi proseguirli al Dipartimento universitario di Padova, presso le facoltà di Giurisprudenza e Teologia. Il suo interesse però, quello vero, verteva sulle scienze della natura e, in maniera particolare, sulla geologia, verso la quale direzionò i propri sforzi e i propri impegni in modo pressoché costante. Fece sua la vita ecclesiastica e fu professore di storia naturale al liceo di Brescia dal 1801 al 1808. Sulla scia delle correnti ideologiche portate dalle armate francesi in Italia, prese parte attiva alla vita culturale e civica essendo nominato nel 1808 ispettore delle miniere del Regno d’Italia, incarico che ricoprì fino al 1813, in corrispondenza dello scioglimento dell’ente in seguito a vicende politiche. Viaggiò per tutta l’Italia, giungendo persino in Sicilia tra il 1815 e il 1821.

Anche l’Egitto fu sua meta, come destinazione diretta su invito formale del viceré, con l’obiettivo di cercare miniere utili allo Stato per poi dirigerne gli aspetti cantieristici; fu il primo geologo a visitare sistematicamente la vasta regione. Su suggerimento di varie accademie, alle quali aveva comunicato in ordine al suo viaggio e alle sue nuove incombenze, si propose di raccogliere osservazioni non solo di geologia, ma anche di carattere zoologico e botanico. Visitò anche la Siria, sempre all’interno di questo progetto di perlustrazione a fini minerari.

Nel 1826, sempre su mandato ufficiale, giunse in Senaar, regione mediorientale, zona in cui rimase vittima di vari disagi e del clima, morendo a Kartum per motivazioni tutt’ora ignote e sulle quali non venne mai fatta luce definitivamente (si vociferava di assassinio, ma la cosa rimane avvolta nel mistero).

Dalla mineralogia alla paleontologia, alla zoologia, alla botanica

La sua attività scientifica, come accennato in esordio, era e rimane di notevole rilevanza: vasta e di grande interesse, lo portò a descrivere le miniere e la struttura geologica prima del bresciano nel Trattato mineralogico e chimico sulle miniere di ferro del dipartimento del Mella, nel 1806, e in seguito della valle di Fassa nella Memoria mineralogica sulla valle di Fassa nel Tirolo (1811). Emerge, in questi primi lavori, la sua ispirazione alle precedenti convinzioni nettuniste imperanti, per le quali si era soliti associare all’acqua il luogo di formazione di tutte le rocce. Dopo la visita alle regioni vulcaniche di Lazio, del Vesuvio e dell’Etna, aderì alle interpretazioni plutoniste, ovvero alla concezione di origine ignea (dal fuoco) delle rocce, oggi chiamate “eruttive”.

Nel campo delle formazioni vulcaniche non possono non essere ricordati due suoi lavori straordinari: il Catalogo ragionato di una raccolta di rocce, disposta per ordine geografico (Milano, 1817) e Sullo stato fisico del suolo di Roma (Roma, 1820). Nel secondo descrisse in dettaglio le formazioni piroclastiche (materiale eruttivo dai vulcani) e laviche su cui è costruita la città capitale.



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Le osservazioni geologiche sugli Appennini e zone adiacenti

L’opera sua principale però, rimane Conchiologia fossile subapennina (in 2 volumi, Milano, 1814), modello esatto di monografia paleontologica, nel quale descrive e classifica, con minuzia di particolare, i fossili terziari dei margini interno ed esterno dell’Appennino padano e toscano, avendone costituita una vastissima raccolta (conservata oggi al Museo civico di Storia naturale di Milano). Essa [l’opera] pone i fossili in rapporto con le formazioni che li contengono, il territorio dunque, e tratta in relazione all’estinzione delle specie respingendo al mittente le idee catastrofiste e apocalittiche per spiegare la successione delle faune nelle ere geologiche. Nella premessa al primo volume, delinea anche una pregevole storia della geologia, dal titolo: Discorso sui progressi dello studio della conchiologia fossile in Italia.

Le preziosissime annotazioni e osservazioni diligentemente raccolte e catalogate durante il soggiorno egiziano, vennero pubblicate postume nell’opera Viaggi in Egitto, a cura di A. Roberti; ma questo solamente dopo un lungo susseguirsi di alterne questioni di proprietà, che avevano visto il Governo egiziano rivendicarne i diritti di possesso allo scopo di riservarsi i vantaggi conseguenti alle scoperte minerarie.

 

 



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