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Bohm profeta dell'olismo


Giuseppe Vatinno - 01/01/2016

David Bohm nasce negli Stati Uniti nel 1917 ed è un bambino introverso, che spesso si isola dai coetanei, che ama più la lettura che il gioco; un ragazzino studioso e molto serio che, divenuto grande, si laurea in Fisica.
Giovanissimo entra nella fisica che conta: dal 1947 al 1951 insegna presso la prestigiosa Università di Princeton facendo ricerche sui plasmi (uno stato della materia ionizzato).
Nel contempo è il periodo d’oro, applicativo, della fisica quantistica e relativistica; un periodo segnato da grandi scoperte scientifiche (e dalla prime applicazioni pratiche) che però mettono in forse una “certa visione” del mondo meccanicistica che aveva trovato fondamento nel XIX secolo nel preciso meccanismo newtoniano.


Bohm ha simpatie per il comunismo e questo lo porterà ad abbandonare gli USA per il Brasile, Israele e infine il Regno Unito.
Negli anni ’50 dello scorso secolo la fisica ci dice che il mondo atomico è dominato dal criterio probabilistico, secondo l’interpretazione di Bohr: nulla si può sapere con certezza newtoniana, ma solo dire intorno alle probabilità del risultato di una misura. L’osservatore con la stessa azione dell’osservare perturba inevitabilmente il sistema quantico.
Dall’altra parte, Einstein non crede alla meccanica quantistica (in seguito m.q.) che pure ha contribuito a inventare interpretando l’ “effetto fotoelettrico” (scoperta per cui vinse il nobel nel 1905).
Einstein crede che la realtà fisica esista “di per sé” indipendentemente dall’osservatore e per questo produce un famoso esperimento mentale noto come esperimento di Einstein-Podolsky-Rosen che suppone l’esistenza di una misteriosa azione a distanza (propagazione immediata e indipendente dalla distanza di un effetto fisico) qualora la m.q. fosse una teoria fisica “completa”. Prima la dimostrazione matematica del fisico John Bell (1928 – 1990) nel 1964 e poi l’esperimento di Alain Aspect del 1982 hanno dimostrato che la m.q. è veramente una teoria non locale e che le variabili nascoste, nella forma locale, non esistono.
Quindi Einstein dice che poiché l'azione a distanza non può esistere, la m.q. è “incompleta”, cioè ancora ci sfuggono delle “variabili nascoste” che darebbero conto dei bizzarri esiti quantistici.
Bohm osserva ed interviene nel 1952 con due articoli sulla famosa rivista "Physical Review" prima di tutto riformulando il paradosso in maniera più “pulita” e comprensibile, cioè utilizzando un esempio molto più semplice che implica direttamente spin (cioè una misura della rotazione interna) e particelle e poi avanza una nuova interpretazione della m.q. che si chiamerà appunto bohmaniana, basata sulla teoria delle “onde pilota” del fisico Louis De Broglie, che implica l’esistenza della misteriosa azione a distanza ed anche la presenza di variabili nascoste (però, tecnicamente, “non locali”)coincidenti con il concetto di “potenziale quantico”. 

 

Bohm
La fisica dell'infinito

I Limiti del Pensiero
Discussioni


Il punto chiave della teoria è che se due particelle hanno interagito anche per pochissimo una sola volta risulteranno poi unite (si parla di entanglement) per sempre, nel senso che si comporteranno come una entità unica descritta dalla stessa funzione d’onda matematica.
Ecco quindi che se le due particelle sono separate anche da miliardi di chilometri, cambiando lo stato quantico di una con una misura, immediatamente, indipendentemente dal tempo e dallo spazio, anche l’altra particella si adeguerà di conseguenza per garantire la conservazione di certe quantità fisiche previste.
Ma poiché di fatto tutte le particelle dell’universo sono state insieme durante l’atto del Big Bang allora risulta che possono essere tutte in questo stato di correlazione, cioè entangled, per l’eternità (a parte alcuni fenomeni tecnici di decoerenza, cioè di allentamento dello stato di entanglement).


È quindi chiaro che la teoria di Bohm ben si presta come base per spiegare scientificamente fenomeni cosiddetti “paranormali” che riguardano ad esempio la sincronicità junghiana (che ha i requisiti di una azione a distanza).
Bohm apre quindi la strada ad una sorta di “olismo scientifico” perché veramente tutto pare unito in mutuo contatto  tramite un “campo informativo”, indipendentemente dallo spazio e dal tempo.
Secondo Bohm nell’universo esiste un “ordine esplicito” che è quello che vediamo tutti i giorni nella scienza e un “ordine implicito” che è quello che invece sta nascosto.
La sua teoria è stata poi ripresa e ampliata dal neurofisiologo Karl Probram, all’Università di Stanford; in questa teoria la mente decifra e ricostruisce ologrammi della Realtà in un “olomovimento”.
Bohm si avvicinò molto all’insegnamento del mistico indiano già teosofo, Jiddu Krishnamurti di cui divenne amico e seguace.


La Teoria di Bohm è una valida alternativa a quella di Bohr ed è considerata con sempre maggiore interesse dai fisici.


Giuseppe Vatinno
Giuseppe Vatinno nato a Roma, laureato in Fisica, scrittore e giornalista.È stato Deputato della Repubblica nella XVI Legislatura. Leggi la biografia
Giuseppe Vatinno nato a Roma, laureato in Fisica, scrittore e giornalista.È stato Deputato della Repubblica nella XVI Legislatura. Leggi la biografia

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