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Sai chi ha scoperto il pianeta Nettuno?

Scritto da: Emanuele Cangini | Astronomia e Astrofisica

Sai chi ha scoperto il pianeta Nettuno?

Ecco la storia di John Couch Adams, celebre matematico britannico, e dei suoi preziosi contributi all’astronomia, tra cui gli studi che, analizzando le cause delle irregolarità del moto di Urano, lo portarono alla scoperta di un nuovo pianeta nelle vicinanze: Nettuno.

Non tutti lo conoscono, pur avendo contribuito alla scoperta del pianeta Nettuno. Non tutti sanno chi sia John Couch Adams (1819-1892), nonostante vari dipinti che lo ritraggono ne rappresentino un volto certo non facile a dimenticarsi: espressione la sua, perfetta sintesi tra una aplomb inglese di chiaro stampo industriale e una più malcelata sensazione di contenuto compiacimento. Efficace davvero la soluzione del volto ritratto a 45° rispetto all’osservatore, angolazione che ne enfatizza lo sguardo attento e scrutatore rendendone contemporaneamente meno ruvido l’impatto ottico-visivo. Figlio primogenito di un fittavolo, nacque nella fattoria di Lidcot, vicino Launceston (Inghilterra). Terminate le classi elementari nel villaggio natale, frequentò una scuola privata a Devonport, diretta da un cugino materno, il reverendo John Couch Grylls, dove ricevette un’educazione classica completa e apprese in autonomia astronomia e matematica. Entrò presso il Saint John’s College di Cambridge come borsista nell’ottobre del 1839 e vi si distinse negli studi biblici. Dopo essersi diplomato in lettere nel 1843, fu nominato membro dell’istituto stesso e iniziò a indagare sulle irregolarità periodiche osservate nel moto del pianeta Urano nell’ipotesi che queste dipendessero dall’influsso gravitazionale di un pianeta non ancora scoperto. 

Alla scoperta del pianeta Nettuno

Nel settembre del 1845, sottopose al direttore dell’Osservatorio di Cambridge la sua soluzione, nella quale forniva la massa e gli elementi ellittici dell’orbita dell’ipotetico pianeta. Inoltre, non essendo riuscito per ben due volte a stabilire un contatto personale con l’astronomo reale, George Biddel Airy, dal quale aveva ricevuto i precisi dati di osservazione necessari a questa ricerca, lasciò un mese a seguire un documento simile all’Osservatorio, all’attenzione di Airy. Ma prima che quest’ultimo prendesse una qualsiasi iniziativa volta a provare la validità della soluzione di Adams, eseguendo una ricerca al telescopio del corpo previsto per via teorica, l’astronomo francese U.J. Le Verrier calcolò indipendentemente la longitudine celeste di tale corpo entro 1° dal valore di Adams. Solo allora Airy incaricò il direttore dell’Osservatorio di iniziare una ricerca con il telescopio equatoriale. Però, grazie al fatto di avere a propria disposizione una mappa stellare assai migliore, J.G. Galle, dell’Osservatorio di Berlino, riuscì per primo a scorgere il 23 settembre 1846 il nuovo pianeta vicino alla posizione prevista. Chiarita la veridicità delle rispettive rivendicazioni di Adams e Le Verrier, fu riconosciuto che il merito della scoperta doveva essere attribuito a entrambi, e il nuovo corpo celeste venne chiamato Nettuno. Ad Adams fu assegnata la Copley Medal della Royal society di Londra per la sua opera, che continua a essere commemorata mediante l’assegnazione del premio biennale Adams alla migliore dissertazione di soggetto astronomico, fisico e matematico di uno studente del Saint John’s College. Pur avendo declinato, per modestia, nel 1847 l’offerta del titolo di baronetto, accettò la presidenza della Royal society nel 1851. 

 

Importanti e “rivoluzionari” calcoli matematici sui moti di Luna, Giove, Saturno e Urano

Proprio in questo preciso frangente storico-cronologico, spostò la sua attenzione sulla Luna e, nel 1853, pubblicò una memoria importante sull’accelerazione regolare del moto medio del satellite, nella quale insisteva sul fatto che, l’interpretazione di questo fenomeno di P.S. de Laplace, conteneva un errore passato inosservato nei precedenti 65 anni. Dopo un’altra prolungata controversia scientifica, la validità della critica di Adams venne pienamente riconosciuta. La Royal society gli assegnò ancora la medaglia d’oro per la fondamentale ennesima bontà della ricerca. Intanto Adams aveva trascorso l’anno accademico 1858-1859 come professore di matematica all’Università Saint Andrews in Scozia e, ritornato a Cambridge come esimio cattedratico di astronomia e geometria, nel 1861 successe al direttore dell’Osservatorio. Iniziò in quel periodo un’analisi elaborata delle perturbazioni dello sciame di meteore Leonidi da parte di Giove, Saturno e Urano e i risultati ottenuti furono pubblicati nel 1867. Sporadicamente effettuò laboriosi calcoli sulle costanti della teoria del magnetismo terrestre di K.F. Gauss, che furono editi postumi dal fratello William Grylls Adams nel secondo volume della raccolta delle sue pubblicazioni scientifiche. Nel 1867 calcolò il valore definitivo della costante di Eulero con ben 263 cifre decimali, aiutandosi con 62 numeri di Bernoulli, metà dei quali calcolati da lui nell’anno precedente. Un altro lavoro fatto per proprio diletto, al quale Adams dedicò considerevoli tempo ed energia, fu il compito di ordinare e catalogare la famosa collezione di Portsmouth dei manoscritti matematici di I. Newton all’Università di Cambridge, nel 1872. Un resoconto di Adams su queste opere fu stampato nel 1888 dalla Cambridge university press. Poco più tardi la sua salute cominciò a declinare e, dopo una lunga malattia, morì all’Osservatorio di Cambridge il 21 gennaio 1892. Fu sepolto nel vicino cimitero di Saint Giles.

Sotto il segno dei “Gemelli”

Era dei Gemelli John. Colpiscono di lui, a conferma delle caratteristiche del segno zodiacale di appartenenza, l’intuito straordinario e la spiccata perspicacia. Non a caso, sono proprio calcoli a tavolino quelli che effettua per rilevare e rivelare l’esistenza di un corpo celeste transuranico. Pare davvero che la sua penna sia stata mossa più da sagacia che non da considerazioni di rigido carattere pragmatico. Abile comunicatore, non poteva certo esimersi dall’adempiere a funzioni di divulgazione accademica e insegnamento scolastico: ammirevole perciò la sua opera di forte impatto pedagogico e dalla forte valenza educativa. Adams intendeva trasmettere ai propri studenti, ai propri discepoli, l’arte del sentire, l’arte dell’udire dagli occhi, traslando la vista dalla sua dimensione originaria di senso del diretto, a una più suggestiva di senso dell’atteso. In questo era autenticamente un Gemelli. Sapeva davvero focalizzare la dualità delle cose all’interno del contesto apparentemente univoco del fenomenico. 

 




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