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Acqua: elisir di lunga vita

Scritto da: Fiamma Ferraro | Alimentazione e Salute

Acqua: elisir di lunga vita

Mentre si dedica in genere molta attenzione a definire quello che bisogna/non bisogna mangiare, e in quale quantità, non sempre si dedica abbastanza attenzione alla funzione del bere, che pure viene, per importanza, subito dopo il respirare e ben prima del mangiare. Lʼuomo non può infatti sopravvivere più di pochi giorni senza bere, ed è costituito per il 70-90% di acqua (la percentuale, massima alla nascita, diminuisce con lʼetà: purtroppo ci “rinsecchiamo”).
Mi sembra quindi che valga la pena di approfondire il discorso, per vedere cosa sia meglio bere, per mantenere la nostra riserva di “liquidità” in buone condizioni.

Quanto e come bere
Innanzitutto, vale anche per il bere quello che ho osservato parlando del respirare: occorre tenere presente che la costituzione dellʼuomo – e quindi i suoi istinti naturali – sono ancora quelli dei tempi delle caverne, mentre le sue condizioni di vita sono cambiate radicalmente. Quanto al respirare: i ritmi respiratori che ci verrebbero naturali e istintivi non sono quindi sempre ottimali e vanno spesso riaddestrati. Quanto al mangiare: lʼuomo preistorico, quando aveva la fortuna di trovare del cibo, aveva il giusto istinto che lo portava a rimpinzarsene, per sopravvivere ai successivi giorni in cui non ne avrebbe probabilmente avuto. Abbiamo ancora il suo stesso istinto, anche se abbiamo il frigorifero in casa e il supermercato a due passi! È quindi evidente, anche per il mangiare, che lʼistinto naturale non ci è sempre utile e va controllato.
Parliamo ora del bere. Anche qui lʼistinto naturale non sempre è affidabile.
In particolare le persone anziane, ma non solo, non sentono abbastanza lo stimolo della sete, e devono costringersi a bere a ore regolari, anche in assenza di sete (che è già di per sé un sintomo di disidratazione). Sono
necessari circa 2 l dʼacqua al giorno (un poʼ più o un poʼ meno, a seconda
del peso e di altri fattori). Un aspetto al quale non si dedica in genere abbastanza attenzione è la “tempistica del bere”.
Per utilizzare e assimilare lʼacqua nel modo migliore bisognerebbe evitare di berne grandi quantità tutte insieme. Lʼideale sarebbe bere un bel bicchiere dʼacqua ogni ora. Anche se questo è in pratica difficilmente attuabile, perlomeno quando siamo tranquilli in casa cerchiamo di ricordarcene. È bene inoltre non bere troppo durante i pasti; ciò infatti, diluendo troppo i succhi gastrici, può rendere meno efficiente la digestione.

Il problema della qualità
Provvedere alla quantità non è tuttavia sufficiente. Occorre pensare anche alla qualità di quello che si beve, e a questo riguardo sorgono non pochi problemi e interrogativi.
Sono purtroppo ben noti i problemi ambientali che fanno sì che in molte zone la qualità dellʼacqua sia tuttʼaltro che ottimale, dato il degrado e lʼesaurimento delle falde acquifere e lʼassottigliarsi delle sorgenti di buona qualità; (mi limito a questo riguardo ad accennare alla problematica di alcune sostanze di natura ormonale e di vari medicinali i cui residui, passati nelle acque, non sono eliminati a sufficienza dai sistemi di depurazione).
In quelle poche zone in cui vi è unʼacqua sorgiva di buona qualità, questʼacqua preziosa è necessariamente usata, nelle case, anche per lavare i pavimenti!
Sarebbe veramente stato il caso, molti decenni fa, di realizzare nelle case delle condutture e rubinetti differenziati: da una parte per lʼacqua da bere, e dallʼaltra per lʼacqua con cui lavare. Ora lʼacqua del rubinetto di buona qualità è ormai così rara che non vale più nemmeno la pena di pensarci. Lʼacqua del rubinetto, pur sterile e non velenosa e pur non provocando guai a breve scadenza, è ormai quasi ovunque di qualità non adatta per lʼingestione, soprattutto se si vuole mantenere lʼorganismo in condizioni ottimali. Un pensiero va dedicato anche alle tubature dellʼedificio che spesso, se vecchie, rilasciano nellʼacqua troppo rame o addirittura piombo.
Molti ripiegano sullʼacqua minerale, di cui si fa un largo consumo, ma anche questa soluzione non è ideale. Non lo è innanzitutto per lʼambiente (una famiglia di 4 persone con un consumo di 2 l dʼacqua a testa provoca infatti più di 8 contenitori-bottiglie di plastica da smaltire ogni giorno) ma non lo è a volte nemmeno per chi beve. A questo proposito avrebbe meritato una maggiore attenzione anche in Italia una notizia, pubblicata tempo fa, riguardante unʼindagine, condotta dallo scienziato canadese W. Shotyk per lʼuniversità tedesca di Heidelberg, sulla qualità di 132 marche di acque minerali, provenienti da 28 Paesi, contenute in bottiglie di plastica. Shotyk ha infatti constatato che il materiale (polietilene tereftalato, PET) contenuto nella plastica delle bottiglie di queste 132 marche, rilasciava nellʼacqua sostanze tossiche, tra le quali soprattutto lʼantimonio (metallo chimicamente simile al piombo che può provocare nausea, vertigini e depressione) in quantità preoccupante, e tanto più elevata se le bottiglie erano conservate per più di 3-6 mesi o esposte al sole.
Le acque minerali in bottiglie di vetro sono probabilmente preferibili, anche dal punto di vista dellʼimpatto ambientale, ma difficili da trasportare e più care; secondo alcune fonti inoltre (ma non ho sullʼargomento dati certi) per disinfettare le bottiglie riciclate verrebbero impiegate delle sostanze potenzialmente dannose. Sarebbero forse preferibili delle acque minerali impacchettate nel cartone (come già si fa con alcune marche di vino e con il latte) ma non ne ho ancora trovate in giro, e poi anche in questo caso resterebbero i problemi ambientali causati da tutto il traffico di camion necessario per trasportare i pacchetti dʼacqua e riciclare i contenitori vuoti.
A parte i problemi del contenitore, se si guarda al contenuto, a mio avviso è preferibile bere acque oligominerali, e cioè con un esiguo contenuto in minerali (con un residuo fisso a 180 °C inferiore a 200 mg). Il calcio e gli altri minerali disciolti nellʼacqua si trovano infatti in una forma difficilmente assimilabile: si tratta in sostanza di pietre sciolte, anche se in forma microscopica, e lʼorganismo umano ha bisogno dellʼintermediazione delle piante per assimilare minerali da terra e pietre.
Lʼacqua non ha il compito di nutrire; ne ha invece molti altri, tra cui quello di depurare, per questo posso solo consigliare di investire in un buon apparecchio
(ce ne sono ormai di molte marche a prezzi abbordabili) per la depurazione/ filtraggio casalingo dellʼacqua del rubinetto. Alla lunga la spesa sarà ricompensata dal risparmio sullʼacquisto dellʼacqua minerale.



Gli apparecchi per il trattamento/ottimizzazione dellʼacqua

La cattiva qualità dellʼacqua che abbiamo a disposizione ha portato al fiorire di unʼinfinità di “aggeggi” diretti al miglioramento di questa qualità; questi aggeggi, a quanto si afferma, dovrebbero non solo filtrare ma spesso anche “vitalizzare” con varie procedure (dalla magnetizzazione alla produzione di vortici ecc.) e rendere più assimilabile (modificandone
la struttura) o alcalina lʼacqua che beviamo. Per quanto riguarda la depurazione/filtraggio, le procedure sono chiare e provate. Si va da una depurazione lieve, che trattiene solo poche sostanze, allʼosmosi inversa, che le trattiene quasi tutte, alla distillazione, che trattiene tutto, lasciandoci solo acqua pura, H2O, il che, secondo alcuni, presenterebbe degli svantaggi; secondo altri invece, che osservano come la funzione dellʼacqua non sia quella di nutrire (il calcio e i minerali devono essere assimilati con il cibo) si tratterebbe di quella ideale, un tempo fornita, in natura, dallʼacqua piovana (che è appunto H2O pura) ormai contaminata da varie sostanze dannose e non più bevibile.
Per quanto riguarda invece le varie procedure di “vitalizzazione” e potenziamento energetico, molte delle procedure reclamizzate mi sembrano abbastanza “esoteriche” e poco fondate scientificamente. Di molte altre non ho unʼesperienza diretta. Mi limito quindi, tra le infinità di procedure disponibili sul mercato, a illustrarvene due di cui ho avuto unʼesperienza diretta e che mi sembrano tra le più attendibili.

L'acqua ricca di idrogeno di Hayashi
La prima è tutta basata sul ruolo dellʼidrogeno, e parte dal Giappone, dallo scienziato dottor Hayashi Hidemitsu.
Nei suoi studi portati avanti fin dal 1985 Hayashi (e con lui anche altri scienziati) osserva che lʼidrogeno esercita un effetto antiossidante superiore e più efficace rispetto a qualunque altra sostanza. Tutti sanno infatti che lʼacqua è composta da idrogeno (H) e ossigeno (O): due atomi di idrogeno si legano a un atomo di ossigeno, formando lʼacqua (H2O). In altri termini, se idrogeno e ossigeno non avessero questa forte attrazione lʼuno per lʼaltro lʼacqua non esisterebbe, e quindi non esisterebbe nemmeno la sfera terrestre, e nemmeno noi. Questa forte attrazione dellʼidrogeno per lʼossigeno fa sì che anche nel nostro organismo lʼidrogeno libero si leghi subito allʼossigeno libero, neutralizzando così questo ossigeno attivo (effetto antiossidante).
È noto che lʼossigeno, pur indispensabile per la vita, esercita anche un effetto negativo. In sostanza ci consente di “bruciare” i cibi ingeriti e di ricavarne energia. Questo processo è per certi versi simile a quanto avviene quando in un motore si brucia della benzina, producendo lʼenergia per far muovere la macchina, ma producendo anche necessariamente delle sostanze di scarto, che sfuggono dal tubo di scappamento. Un processo analogo si verifica anche durante la produzione di energia nellʼorganismo umano: lʼossigeno ci dà lʼenergia necessaria per la vita, “bruciando” le sostanze nutritive ma lasciandoci però anche un residuo dannoso, che può essere paragonato al fumo di scappamento in una macchina, o alla ruggine nei metalli esposti allʼaria; questa sostanza dannosa è composta da ossigeno in forma libera/attiva (non legato allʼidrogeno o ad altre sostanze); da qui la nota utilità delle sostanze antiossidanti, che contrastano appunto quest'azione dannosa dellʼossigeno libero, dei radicali liberi. È appunto questo ossigeno attivo che fa arruginire il ferro, scurire le mele e irrancidire i grassi esposti allʼaria/ossigeno.
Lʼidrogeno è invece la sostanza antiossidante per eccellenza. In sostanza, mentre lʼossigeno ha appunto funzione di ossidazione, lʼidrogeno ha la funzione opposta, e cioè di “riduzione”.
Il problema, come accennato, è che in natura e nelle varie sostanze che assumiamo, lʼidrogeno in forma libera non esiste quasi perchè si volatilizza subito. Nel nostro organismo e in quello di tutti gli organismi viventi vi è tuttavia, a quanto pare un enzima, lʼidrogenasi, che provoca una scissione dellʼidrogeno legato ad altre sostanze e lo libera. Così liberato, lʼidrogeno atomico è in grado di legarsi allʼossigeno attivo e di ridurlo. Le scorte dellʼenzima idrogenasi si riducono però con lʼetà e diminuiscono quindi le nostre difese antiossidanti.
Da qui lʼopportunità, messa in luce da Hayashi, di bere dellʼacqua arricchita con idrogeno libero. Hayashi ha pertanto escogitato un sistema diverso: si tratta in sostanza di inserire, nelle bottiglie dellʼacqua da bere, dei bastoncini con una composizione speciale, che in base a una reazione chimica rilasciano costantemente nellʼacqua un poʼdi idrogeno in forma libera.
I bastoncini elaborati da Hayashi per produrre lʼ“acqua ricca di idrogeno” hanno lʼulteriore vantaggio di costare molto poco.
Bevendo questʼacqua, come osserva Hayashi, si nota subito un primo effetto: dopo qualche settimana le feci perdono il loro odore sgradevole, di putrefazione, e assumono quello non sgradevole che vi è nelle feci dei lattanti. Gli effetti a lungo andare sulla salute sarebbero invece, a quanto afferma Hayashi e come proverebbero studi e osservazioni effettuate nellʼIstituto giapponese da lui guidato e presso la Clinica Kyowa del dottor Munemori Kawamura nel periodo 1985-2000, i seguenti:
- miglioramento generale e immediato di condizioni di disidratazione;
- miglioramenti del diabete;
- miglioramenti della circolazione del sangue;
- miglioramenti nel funzionamento del fegato e della digestione;
- normalizzazione della pressione del sangue;
- miglioramenti in caso di asma, allergia e numerose altre malattie.
Il ragionamento scientifico del dottor Hayashi mi sembra fondato e ben approfondito e il trattamento dellʼacqua da lui raccomandato, visti comunque anche il prezzo contenuto e la sicura innocuità, mi sembra da prendere in considerazione.

Lʼattivatore dellʼacqua MRET (Molecular Resonance Effect Technology- tecnologia a effetto di risonanza molecolare)
Dopo aver visto i benefici che lʼacqua bevuta quotidianamente può produrre grazie allʼeffetto antiossidante dellʼidrogeno libero, vediamo ora il beneficio che lʼacqua può produrre mediante quella che è la sua funzione specifica, e cioè lʼidratazione. Sappiamo tutti che il corpo del neonato è molto ricco dʼacqua mentre quello di una persona anziana ne contiene una quantità molto minore; è spesso anche visibilmente non turgido ma “rinsecchito”, avvizzito e disidratato.
È anche noto che purtroppo non basta bere molta acqua per evitare la disidratazione progressiva del corpo con lʼetà. Lʼacqua che in gioventù è presente in abbondanza si trova infatti dentro le cellule mentre lʼacqua che si beve, pur svolgendo funzioni essenziali, non penetra in quantità al loro interno ma viene eliminata dai reni o, peggio, resta in gran parte fuori, provocando anche dei rigonfiamenti.
Molti degli apparecchi per il trattamento dellʼacqua oggi in commercio sono reclamizzati, appunto, per lʼasserita capacità di far migliorare la penetrazione dellʼacqua allʼinterno delle cellule (tramite magnetizzazione, cambiamenti della struttura, forma dellʼacqua ecc.). Uno degli apparecchi di questo tipo che a mio avviso è tra i più scientificamente fondati è lʼattivatore MRET (Molecular Resonance Effect Technology - tecnologia a effetto di risonanza molecolare) frutto della ricerca del professor Smirnov (brevetto negli Stati Uniti n. 6022479). Questo apparecchio agisce impartendo allʼacqua un campo con una frequenza elettromagnetica molto sottile, simile a quella che si trova in natura nelle sorgenti dalle note proprietà risanatrici, che le consente di penetrare più facilmente allʼinterno delle cellule per idratarle e migliorarne la rigenerazione.
La misurazione dei parametri fisici sembra confermare le modifiche sostanziali delle proprietà fisico-molecolari dellʼacqua trattata con il MRET.
Le sperimentazioni universitarie condotte hanno in effetti dimostrato un notevole effetto antibatterico di questʼacqua, che ha fatto aumentare la resistenza delle cellule a infezioni e infiammazioni e che, ostacolando la disidratazione delle cellule stesse, sembra produrre un rallentamento nel processo di invecchiamento, insieme al miglioramento dei processi di disintossicazione e del metabolismo.



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