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Quando la Terra era immobile e il Sole roteava

di Emanuele Cangini - 28/02/2016

Quando la Terra era immobile e il Sole roteava

Possiamo facilmente evincere da quanto poc’anzi esposto nell'articolo precedente come, nell’idea cosmologica di Tolomeo, non fosse presente il vuoto. Ogni pianeta possiede una “forza vitale” che ne promuove il movimento insieme agli oggetti ad esso legati: è il pianeta stesso a mantenere in moto la sua sfera eccentrica a raggio deferente. Un’altra opera importante, l’Analemma, della cui versione originale greca rimangono pochi frammenti, ma che venne tradotta in latino quando la stessa era ancora integra, sottoscrive come la posizione del Sole nel cielo può essere definita in qualsiasi ora del giorno e a qualsiasi latitudine geografica, come la base per la costruzione di una meridiana.

Brevemente, il metodo consiste nella proiezione ortogonale dei punti e degli archi della sfera celeste sopra tre piani fissi perpendicolari fra loro: il meridiano, l’orizzonte e il piano verticale. Gli angoli risultanti potevano essere letti dallo strumento con un procedimento simile a quello usato oggi in nomografia. Come abbiamo già visto in esordio, il Tetrabiblos, rappresenta il suo trattato sistematico e sistemico di astrologia: attraverso di esso Tolomeo sottolinea la facoltà che l’astronomia possiede di “prevedere” i movimenti futuri dei corpi celesti.

Partendo dall’innegabile potere che il calore solare ha di far crescere i raccolti e dagli effetti esercitati dal moto lunare sul flusso e il riflusso delle maree terrestri, Claudio concordò con gli antichi “colleghi” egizi che «la causa degli eventi, generali e particolari, è da ricercarsi nel moto dei pianeti, del Sole e della Luna».

Pensava ed era convinto di essere stato il primo a fondare un’astrologia scientifica su sicure fondamenta matematiche e astronomiche, liberandola dalle superstizioni popolari, dalla ritualità mistica e dalle pratiche magico-occultistiche. Forse cercava solamente, con un atto al contempo illuso e disilluso, di riscattare una disciplina da sempre fascinosa ma pur sempre vista con diffidenza, rendendola scevra da qualsivoglia critica di ordine epistemico e ontologico. Una sorta di atto catartico il suo, liberatorio, che cercò di emendare con un gesto solenne le colpe cumulative di una disciplina perseguitata.

 

  • Tolomeo e Galileo e l’astrologia come arte di comprensione dell’universo

Davvero singolare e certo non privo di stupore, il constatare quanto i due fautori più celebri di discipline antitetiche quali eliocentrismo e geocentrismo, Galileo (e Aristarco di Samo) da una parte, Tolomeo (e Aristotele) dall’altra, fossero accomunati da un interesse, una passione, più vivo e fulgido che mai: quello dell’astrologia, vista e concepita questa come metodologia di studio dell’uomo ben distante dalla “cialtrona ciarlataneria” di insulsi prestigiatori, ma vicina e affine a una vera arte di comprensione dell’universo e del creato.

Leggi la prima parte dell'articolo.