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Dieta vegetariana, l'elisir di lunga vita


T. Colin Campbell, Thomas M. Campbell - 01/01/2016

Tratto da The China Study (Macro Edizioni, 2011).

In tutto questo lungo percorso sono arrivato alla conclusione che i benefici prodotti da una dieta a base di cibi di origine vegetale sono molto più vari e stupefacenti di qualsiasi farmaco o intervento chirurgico impiegati nella pratica medica. Le cardiopatie, i tumori, il diabete, l’ictus, l’ipertensione, l’artrite, la cataratta, il morbo di Alzheimer, l’impotenza e ogni altro tipo di malattie croniche possono essere ampiamente prevenuti. Queste patologie, che in genere si presentano con l’invecchiamento e con la degenerazione dei tessuti, uccidono precocemente la maggior parte di noi.
Inoltre abbiamo ora prove cogenti a dimostrazione che la cardiopatia avanzata, i tumori di determinati tipi in uno stadio relativamente avanzato, il diabete e alcune altre malattie degenerative possono essere fatti regredire mediante la dieta. Ricordo il tempo in cui i miei superiori accettavano con riluttanza le prove che l’alimentazione potesse effettivamente prevenire per esempio la cardiopatia, e negavano invece con grande veemenza la sua capacità di far regredire queste patologie in uno stadio già avanzato. Ma queste prove non possono più essere ignorate. Coloro che si occupano di scienza e di medicina e si chiudono mentalmente a quest’idea non dimostrano solo pervicacia, ma irresponsabilità.
Uno dei benefici più entusiasmanti di una buona alimentazione è la prevenzione delle malattie che si ritengono dovute a predisposizione genetica. Oggi sappiamo che possiamo ampiamente evitare queste malattie “genetiche”, anche se dovessimo essere portatori del gene o dei geni responsabili di quella determinata patologia. Ma il finanziamento della ricerca genetica continua a toccare sempre nuovi picchi di spesa, nella convinzione che determinati geni pericolosi siano responsabili dell’insorgere di particolari malattie e nella speranza che in qualche modo riusciremo a “cancellarli”.

Macrolibrarsi.it presenta il libro: The China Study



I programmi di relazioni pubbliche delle industrie farmaceutiche dipingono ora un futuro in cui ciascuno di noi avrà una carta di riconoscimento personale con una catalogazione di tutti i nostri geni buoni e cattivi. Con questa carta dovremo tutti andare dal medico che ci prescriverà una singola pillola allo scopo di sopprimere i nostri geni cattivi. Ho il forte sospetto che non si arriverà mai a questi miracoli, o che, se si tenterà di farlo, ci saranno gravi conseguenze impreviste. Questi futuristici castelli in aria oscurano le soluzioni già ora realizzabili ed efficaci ai problemi della nostra salute, soluzioni basate sull’alimentazione.
Nel mio laboratorio abbiamo dimostrato su cavie animali che la crescita tumorale può essere attivata e disattivata mediante l’alimentazione, a dispetto di  qualsiasi forte predisposizione genetica. Abbiamo studiato questi effetti in ogni dettaglio e abbiamo pubblicato i nostri risultati sulle migliori riviste scientifiche. Come vedrete più avanti, queste scoperte sono quanto meno straordinarie, e gli stessi effetti sono stati più volte riscontrati anche in soggetti umani.
Mangiare nel modo giusto non solo previene la malattia, ma genera anche la salute e un senso di benessere fisico e mentale. Alcuni atleti di classe mondiale, come Dave Scott, campione di Ironman, assi dell’atletica come Carl Lewis e Edwin Moses, la grande tennista Martina Navratilova, il campione mondiale di lotta Chris Campbell (nessuna parentela) e la maratoneta sessantottenne Ruth Heidrich hanno scoperto che consumare cibi di origine vegetale a basso contenuto lipidico permette loro di conseguire risultati nettamente superiori. Alle cavie di laboratorio somministravamo una dieta simile al normale vitto americano, ricco di proteine animali, per poi paragonarle con altri animali nutriti con una dieta a basso contenuto di proteine animali. Provate a indovinare cosa capitava quando a entrambi i gruppi di animali veniva offerta l’opportunità di usare spontaneamente la ruota per fare del movimento. I ratti alimentati con una dieta a basso contenuto proteico facevano di gran lunga più ginnastica e con un minor affaticamento rispetto a quelli che seguivano la dieta abituale per la maggior parte di noi. Lo stesso effetto era stato notato dagli atleti di livello mondiale di cui parlavamo prima.
Tutto questo non dovrebbe rappresentare una novità per l’ambiente medico ufficiale. Un secolo fa il professor Russell Chittenden, un famoso e affermato ricercatore in campo nutrizionale della facoltà di medicina dell’Università di Yale, aveva svolto un’indagine per accertare se un’alimentazione a base di cibi di origine vegetale avesse qualche ripercussione sulle capacità fisiche degli studenti. Aveva somministrato ad alcuni studenti, a colleghi e a se stesso una dieta a base di vegetali e aveva poi misurato le prestazioni fisiche di tutti i soggetti, ottenendo gli stessi risultati che sarebbero stati evidenziati dai nostri topi quasi un secolo dopo, ed erano risultati altrettanto spettacolari.
C’è poi la questione della nostra eccessiva dipendenza dai farmaci e dalla chirurgia per controllare la salute. Nella sua forma più semplice, mangiare nel modo giusto ovvierebbe ampiamente alle enormi spese dovute all’impiego di farmaci, nonché ai relativi effetti collaterali. Meno persone dovrebbero ingaggiare nei loro ultimi anni di vita lunghe e dispendiose battaglie con la malattia cronica negli ospedali. La spesa sanitaria calerebbe e gli errori clinici diminuirebbero con il crollo verticale delle morti premature. In sostanza, il nostro sistema sanitario finalmente si troverebbe a proteggere e promuovere la nostra salute come dovrebbe competergli.

 

Tratto da The China Study (Macro Edizioni, 2011).


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